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Fondi per le rinnovabili in città

Il ministero dell'ambiente finanzia progetti di sviluppo energetico Dieci milioni di euro destinati alle imprese che intendo attuare progetti di sviluppo delle fonti di energia rinnovabile nei centri urbani. I fondi sono messi a disposizione degli imprenditori dal ministero dell'ambiente, che ha proposto un bando a progetto per consentire il sostegno a tutte le proposte meritevoli di considerazione fino ad esaurimento delle risorse. Da Roma fanno sapere che è ancora disponibile il 70 per cento della somma messa a disposizione e che sono allo studio altri bandi che seguono il medesimo filone.

Il Denaro
Il Denaro
2009-07-18

La finalità del bando è rivolta alla promozione di programmi che favoriscono l'introduzione di energie rinnovabili all'interno dei centri urbani e che garantiscono risparmio ai consumatori ed abbattimento degli agenti inquinanti. Il finanziamento da dieci milioni di euro rivolto ad imprese del settore energetico rientra in un programma complessivo allestito dal ministero dell'ambiente con la finalità di favorire uno sviluppo sostenibile delle fonti energetiche soprattutto laddove è più avvertita l'esigenza di rendere l'approvvigionamento compatibile con la tutela dell'ambiente circostante e della salute pubblica.

SOGGETTI BENEFICIARI

Possono accedere al finanziamento imprese associate tra loro, anche in forma temporanea. All'interno del gruppo, ma con una quota non superiore al 50 per cento, deve essere inserito anche un ente pubblico di ricerca. In via facoltativa possono presentare richiesta di finanziamento associazioni di categoria, agenzie energetiche locali, Esco, enti o istituti preposti alla comunicazione, informazione e formazione in materia ambientale. Resta sempre fermo, anche in questo caso, il requisito dell'associazione con imprese che operano nel settore delle energie rinnovabili.

COSTI AMMISSIBILI

Rigida la selezione delle spese ammesse a finanziamento. La copertura economica riguarda innanzitutto l'aspetto contrattualistico riferito a ricercatori o esperti in materia per la definizione del progetto e per l'analisi dello stato dell'arte. Sono finanziabili anche inoltre forniture di software, hardware e strumentazioni di misura solo se strettamente necessari all'ottenimento dei risultati inseriti nel cronoprogramma del progetto. Rientrano nel meccanismo di sostegno finanziario le consulenze scientifiche e tecniche per la valutazione di impatto ambientale potenziale ed effettivo e di incremento della qualità energetica dell'area urbana nella quale il progetto deve essere realizzato. Infine il finanziamento copre anche le spese per la realizzazione di casi studio e prototipi e per la campagna di diffusione comunicativa e mediatica del progetto medesimo.

MECCANISMO CONTRIBUTIVO

Il bando segue le indicazioni della legge 30 dicembre 2004 numero 311, in base alla quale è stabilito che il contributo può coprire al massimo il 50 per cento dei costi ammissibili, percentuale che scende al 40 per cento nel caso in cui l'associazione coinvolga una grande impresa ed un centro di ricerca.

LE DOMANDE

E' importante seguire la procedura in tutti gli aspetti previsti dal bando. Le istanze vanno inviate tramite raccomandata alla direzione per la salvaguardia ambientale, nona divisione, energie rinnovabili. Bisogna specificare, sul plico, che si tratta della presentazione di progetti per il bando "Fonti rinnovabili in ambiente urbano: ricerca e innovazione". Il tutto va inviato al ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare in via Cristoforo Colombo 44 a Roma. Alle domande deve essere allegata la definizione del progetto di ricerca con l'indicazione di obiettivi e finalità del progetto, rilievo ed originalità della ricerca, impatto potenziale, modalità di gestione del progetto, articolazione dettagliata delle fasi della ricerca, durata del progetto e cronoprogramma dettagliato, descrizione dettagliata delle modalità di implementazione industriale e commerciale dei risultati della ricerca. Preventivo dettaglio dei costi del progetto e percentuale di contributo richiesta al ministero dell'ambiente, definizione dei meccanismi di reperimento della restante quota.

LA VALUTAZIONE

Dodici esperti nominati dal direttore generale del dipartimento per la salvaguardia dell'ambiente valutano i progatti presentati e la loro rispondenza ai criteri fissati dal bando, stilano la graduatoria ed avviano il meccanismo di assegnazione dei contributi. Si procede ovviamente secondo l'ordine di inserimento della graduatoria. Se le risorse residue non bastano per finanziare i progetti che sono nelle zone basse della graduatoria si procede ugualmente all'assegnazione del contributo anche se in misura ridotta e commisurata alle disponibilità. L'assegnatario può comunque decidere, nel termine di trenta giorni dalla assegnazione del finanziamento, di rinunciare all'istanza oppure di riformulare il progetto presentato per modularlo alle mutate disponibilità finanziarie da parte del ministero.

EROGAZIONE DELL'IMPORTO

L'effettivo trasferimento dei fondi avviene previa determina della direzione generale della salvaguardia ambientale in seguito alla presentazione degli stati di avanzamento, della documentazione contabile e delle fatture che attestino l'effettivo impiego delle risorse richieste in sede di istanza. Il saldo viene invece assegnato in seguito alla presentazione della relazione sullo stato finale delle opere previste dal progetto ammesso a finanziamento.

MODIFICA DEL PROGETTO

I soggetti ammessi a finanziamento possono chiedere comunque di apportare delle modifiche al progetto presentato. Questa operazione è ammissibile qualora il costo complessivo non determini una richiesta di ulteriore finanziamento e siano rispettati i parametri originari della documentazione presentata in sede di istanza. La richieste vanno inviate alla commissione valutatrice per una verifica che deve obbligatoriamente concludersi entro il termine di sessanta giorni dal ricevimento della nuova istanza.

REVOCA E CONTROLLO

La mancata presentazione dello stato di avanzamento e la non corrispondenza delle operazioni al progetto presentato determinano la revoca del finanziamento concesso e impongono all'assegnatario la restituzione delle somme percepite. La direzione della salvaguardia ambientale esercita le funzioni di controllo sulla esecuzione del progetto e si avvale di proprio personale senza ulteriori aggravi sulla finanza pubblica. Il procedimento è studiato per evitare qualsiasi spreco di denaro pubblico ed imporre a coloro i quali ottengono il finanziamento una esecuzione del progetto rispondente ai parametri fissati in sede di istanza.

La scheda del bando

Progetti finanziabili: Incremento dell'efficienza energetica e utilizzo fonti energia rinnovabile, riduzione delle emissioni inquinanti nelle aree urbane, produzione, stoccaggio e distribuzione di idrogeno da fonti di energia rinnovabili, interventi su sistemi di locomozione e infrastrutture Risorse disponibili: 10 milioni di euro
Scadenza bando: esaurimento dei fondi Costo per singolo progetto: non inferiore a 300mila euro non superiore a 3 mln di euro Durata del progetto: non inferiore a 12 mesi, non superiore a 24 mesi

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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