La Cgil toscana si schiera compatta a favore della geotermia

Brotini, Porzio, Berni, Bartoli: «Come Cgil riteniamo siano maturi i tempi affinché la Regione intervenga da subito»

greenreport.it
2018-09-14

In Toscana, dove l’energia prodotta dalle “coltivazioni“ geotermiche copre attualmente oltre il 30% del fabbisogno elettrico regionale, la geotermia «rappresenta una risorsa naturale rinnovabile di energia pressoché inesauribile capace di apportare un contributo fondamentale, sia in termini quantitativi, sia di impatto, per lo sviluppo di politiche energetiche “low carbon” e per contribuire al contrasto dei cambiamenti climatici».

Parte da qui la posizione espressa in maniera compatta dalla Cgil Toscana, a firma del segretario Maurizio Brotini, del dipartimento Ambiente e territorio (Simone Porzio), nonché dei segretari generali della Filctem CGIL Toscana (Fabio Berni) e della Fillea Toscana (Giulia Bartoli); un intervento congiunto che rafforza e conferma quello elaborato sul finire d’agosto da Monia Neri, coordinatrice Filctem-Cgil Larderello.

Una posizione, quella espressa dalla Cgil Toscana, a favore della geotermia come energia rinnovabile e strumento di sviluppo, nel rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini, ritenendo al contempo «maturi i tempi affinché la Regione intervenga da subito pretendendo dai concessionari presenti e futuri che il ricorso alla geotermia sia valorizzato, non solo sotto il profilo più generale del risparmio e dell’autonomia energetica, ma soprattutto, sull’aumento e reimpiego dei canoni concessori, per incentivare gli insediamenti produttivi ad investire maggiori risorse sul territorio toscano anche attraverso una riduzione dei costi energetici, assicurando in questo modo maggiori investimenti per sviluppo, nuova occupazione e riduzione delle diseguaglianze territoriali».

Un trend che è già stato imboccato con decisione a partire dall’Accordo generale sulla geotermia siglato nel 2007 – che assegna ogni anno oltre 30 milioni di euro alle aree geotermiche toscane –, e sul quale, già da gennaio, la Regione Toscana è al lavoro per migliorare.

Al contempo, la Cgil ritiene importante che lo sviluppo della coltivazione geotermica «sia realizzato intervenendo sulle molteplici ricadute positive a favore delle comunità e dei territori attraverso una attenta valutazione, caso per caso, della migliore tipologia di coltivazione tra bassa, media ed alta entalpia, con impianti a ciclo binario oltre a quelli tradizionali, attraverso l’impiego di una parte importante della ricchezza prodotta in agevolazioni tariffarie e migliori servizi, quali, ad esempio, teleriscaldamento ad uso domestico e agricolo, banda larga, maggiori risorse per i Comuni finalizzate ad interventi a sostegno dello sviluppo delle vocazioni dei territori, quali ad esempio quello agricolo, forestale e turistico e quindi anche allo sviluppo dell’occupazione, non solo collegata alla gestione delle centrali». Anche in questo caso si tratta di temi già in fieri – anche se certamente suscettibili di progressivi miglioramenti –, come mostrano la realizzazione di una centrale binaria in ipotesi a Castelnuovo Val di Cecina; i 60mila turisti geotermici ufficializzati nel corso del 2017; la costante crescita della Comunità del cibo a energie rinnovabili; la presenza del primo impianto al mondo (a Castelnuovo Val di Cecina, Cornia 2) in grado di integrare geotermia e biomasse forestali a filiera corta.

Per attuare tutto questo la Cgil ritiene «indispensabile garantire la più ampia trasparenza e rigore scientifico al controllo dell’impatto degli insediamenti geotermici sulla salute e l’ambiente, soprattutto attraverso il massimo coinvolgimento e condivisione delle comunità, con adeguate modalità di diffusione e comunicazione, con dati e rilevazioni scientifiche “super partes” (da molti anni Arpat diffonde report puntuali di monitoraggio sugli impatti ambientali della coltivazione geotermica, ndr) e attraverso soluzioni tecniche e infrastrutturali che assicurino il minor impatto degli insediamenti anche sul piano paesaggistico». Con un’idea in più: «Sarebbe auspicabile istituire un osservatorio di monitoraggio e ricerca a salvaguardia della salute e dell’ambiente, composto oltre che dai soggetti istituzionali anche dalle parti sociali, dalle associazioni ambientaliste e dai comitati di cittadini maggiormente rappresentativi».

Infine rimane naturalmente centrale nella prospettiva del sindacato – come del resto hanno anche recentemente avuto modo di sottolineare sindaci geotermici –, il legame tra geotermia e lavoro: «La geotermia – concludono dalla Cgil – deve costituire una importante opportunità di sviluppo e incremento socio-economico dell’occupazione riguardando molteplici attività e professionalità indispensabili per la costruzione, manutenzione e gestioni degli impianti fino alla ricerca scientifica e all’innovazione, garantendo l’affidabilità e la solidità delle aziende che richiedono le concessioni e l’uniformità di adeguate condizioni lavorative e di sicurezza, a prescindere dagli inquadramenti contrattuali e dai diversi datori di lavoro, ricomprendendo l’intera filiera lavorativa a partire dalla sperimentazione di forme di coordinamento dei rappresentanti per la sicurezza per tutti i lavoratori coinvolti a vario titolo nell’insediamento produttivo».

 

 

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