Italia: un sistema energetico tra i migliori d’Europa, ma con prestazioni in discesa

Secondo ISPRA, il sistema energetico italiano risulta tra i migliori in Unione Europea, ma, secondo il World Energy Council, il costo energetico è ancora troppo alto.

Rinnovabili&Territorio
Redazione
2018-10-16

Luci ed ombre sul sistema energetico italiano.

La luce è la recente indagine di ISPRA su “ "Emissioni nazionali di gas serra: indicatori di efficienza e decarbonizzazione nei principali Paesi Europei", che rileva come quello italiano sia uno dei sistemi energetici più efficienti e a minor impatto ambientale in termini di emissioni di gas serra.

Il rapporto, leggiamo sul portale ISPRA, “...esamina le dinamiche temporali di diversi indicatori energetici ed economici del Paese in relazione alle emissioni di gas a effetto serra e propone il confronto con quelli dei principali Paesi europei”.

Un’indagine complessa che mostra un risultato estremamente positivo.

Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, infatti, “...gli indicatori nazionali mostrano: un’elevata efficienza energetica ed economica; un’intensità energetica tra le più basse nella UE e, sebbene l’intensità di carbonio europea sia mediamente inferiore a quella nazionale tuttavia l’intensità di carbonio del mix fossile nazionale è tra le più basse in Europa per la maggiore quota di gas naturale rispetto alla media dei Paesi europei”.

Nonostante il ruolo ancora centrale delle fonti fossili, lo studio rileva come l’impatto ambientale ad esse collegato sia tra i più bassi a livello europeo ((3,41 tonnellate di CO2 equivalente per ogni tonnellata equivalente di petrolio contro 3,56 t CO2 eq/tep degli altri Paesi Ue).

Un quadro, tutto sommato, affatto negativo, anche considerato che l’Italia, nel 2016, è riuscita a ricoprire una quota del 17% utilizzando energie rinnovabili, contro una media europea che si attesta a un valore di poco sopra il 13%.

Occorre tuttavia notare come sulla sensibile riduzione dei gas serra abbia sicuramente influito, leggiamo ancora, “...la rilevante contrazione del PIL e l’aumento della quota di consumi di energia da fonti rinnovabili dal 2007”, mettendo in risalto “un'elevata efficienza energetica ed economica: l'intensità energetica (espressa in termini di consumo interno lordo di energia per unità di Pil), è tra le più basse nei principali paesi europei (98,50 tep contro 118,62 tep dei Paesi dell'Unione Europea nel 2016)”.

Eppure, vi sono anche ombre: un quadro parallelo più cupo.

Secondo il recente World Trilemma Energy Index 2018, il report sulle prestazioni dei vari Paesi in materia energetica, curato dal Consiglio Mondiale dell'Energia (World Energy Council), recentemente presentato a Milano in occasione della World Energy Week, infatti, l’Italia, pur mantenendo la tripla A (sicurezza, equità e sostenibilità energetica) scende dal 16esimo al 20esimo posto nella classifica delle prestazioni energetiche degli Stati, a causa di un troppo elevato costo energetico.

A guidare la classifica, Danimarca, Svizzera e Svezia.

Eppure, sempre secondo il rapporto, il nostro Paese “continua il suo percorso di rafforzamento della sostenibilità ambientale, riduce le emissioni di gas a effetto serra e migliora l'efficienza e la sicurezza energetica”, riuscendo a coprire con le rinnovabili “il 17,7% del consumo finale lordo di energia”, riuscendo nel contempo, da un lato a diminuire la dipendenza estera “tanto che le importazioni di energia (76,5%) sono scese di 6 punti percentuali rispetto al 2010"” e dall’altro, come abbiamo visto, riuscendo a far diminuire l’intensità energetica del PIL del 4,9% rispetto al 2013.

Un quadro complessivo che rende evidente come, pur procedendo nella direzione giusta, occorra fare di più, anche e sopratutto in termini di sviluppo delle energie rinnovabili.

 

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