Geotermia: per la Toscana «è una risorsa, da regolamentare. Più ambiente e lavoro»

I consiglieri regionali Pd Mazzeo, Nardini e Pieroni a Pomarance. Cgil, Cisl e Uil chiedono compatti la fine dell’incertezza politica: «Giorno dopo giorno aumentano i casi di cassa integrazione e di aziende costrette a chiudere i battenti»

greenreport.it
Luca Aterini
2018-10-05

Nel teatro cittadino di Pomarance è andato ieri in scena un confronto con la cittadinanza su temi d’importanza capitale – dal punto di vista ambientale, sociale ed economico – per l’Alta Val di Cecina e più in generale per tutti i territori toscani dove si coltiva geotermia. L’iniziativa, promossa dal gruppo del Partito democratico in Regione, ha visto la partecipazione dei consiglieri regionali Antonio Mazzeo, Alessandra Nardini e Andrea Pieroni (mentre l’atteso assessore all’Ambiente della Toscana, Federica Fratoni, era assente per impegni istituzionali), e ha costituito il primo dei tre incontri in programma in provincia di Pisa per presentare il documento di maggioranza per il rilancio dell’azione del governo regionale.

L’Alta Val di Cecina rappresenta il luogo dove la geotermia è stata impiegata a fini industriali per la prima volta al mondo, esattamente 200 anni fa, e da qui non si poteva che ripartire con un focus dedicato a questa fonte rinnovabile. L’ipotesi di una moratoria sulla geotermia avanzata a luglio da alcuni consiglieri regionali Pd, e successivamente sospesa, oggi «il Partito democratico ha una posizione unitaria e chiara sulla geotermia: è una risorsa per la Toscana, da regolamentare, seguendo due principi fondamentali che sono più ambiente e più lavoro – spiegano Mazzeo, Nardini e Pieroni – Siamo partiti da qui per elaborare la nuova legge regionale; quella di cui abbiamo discusso oggi è una prima bozza sulla quale adesso il Consiglio regionale dovrà lavorare per migliorarla e perfezionarla, facendo tesoro delle osservazioni e dei suggerimenti che arriveranno. L’obiettivo è di approvarla nel più breve tempo possibile, per formalizzare anche il nuovo protocollo tra Regione, Enel Green Power ed enti locali. Questa legge – proseguono i tre consiglieri regionali – è ormai molto più che urgente, ma adesso ci siamo. Mentre si sta concludendo il percorso per l’individuazione delle aree non idonee, lavoriamo ad un testo che garantisca equilibrio e rispetto per l’ambiente, anche attraverso l’utilizzo delle più moderne tecnologie a disposizione e ricadute socio economiche che permettano di aumentare l’occupazione sia diretta che indiretta legata all’indotto geotermico e garantiscano prima di tutto l’impiego delle imprese locali; e, non ultimo, chiarisca il punto fondamentale che le risorse delle geotermia vengano impiegate sempre di più per lo sviluppo complessivo del territorio».

Un modello che, visto anche dal punto di vista del mondo del lavoro, ad oggi rimane fortemente in bilico sull’incertezza. Per questo dopo l’incontro svoltosi ieri al teatro di Pomarance anche i sindacati sono tornati sul tema con una posizione unitaria – firmata da Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uiltec-Uil (disponibile integralmente in allegato, ndr) –, chiedendo tempi e regole certe sulla geotermia toscana.

Il contributo portato compatto dai sindacati degli elettrici è di ampio respiro, e parte osservando che le loro preoccupazioni affondano le radici nella liberalizzazione delle concessioni geotermiche avvenuta nel 2010: «Una condizione – scrivono i sindacati – che ha scatenato l’arrivo, nei territori geotermici toscani, di decine di nuovi operatori (molti dei quali ben poco hanno a che fare con la ricerca e produzione geotermica, senza  esperienza in questa materia molto complessa e con scarsa credibilità) la cui unica filosofia temiamo sia quella dello sfruttamento e del profitto senza portare alcun valore aggiunto per l’economia della Toscana, senza offrire garanzie e senza porre la minima attenzione alle aree di interesse paesaggistico e naturalistico, al contrario di Enel Green Power che in tutti questi anni, prima con l’attuazione del protocollo d’intesa del dicembre 2007 siglato da Enel, Regione Toscana e comuni geotermici e poi con i successivi aggiornamenti, ha garantito investimenti, occupazione diretta ed indotta ed una sempre maggiore attenzione al territorio, alla sicurezza e all’ambiente».

Di fronte a tale situazione, il Governo della Regione ha deciso di definire le Aree non idonee (Ani) per l’installazione di impianti geotermici, ma su questo si sta «producendo un clima di incertezza e paralisi in tutti i territori geotermici, con effetti negativi immediati sia in ambito economico che occupazionale. A tutto questo – continuano i sindacati –, nelle ultime settimane si è aggiunta anche la scellerata proposta di una moratoria». Inoltre «non è ancora stato firmato il nuovo protocollo d’intesa tra Regione, Egp ed Enti locali, necessario a dare certezze dal punto di vista degli investimenti, ricadute occupazionali, economiche ed ambientali per i prossimi anni». Incertezze profonde dalle ricadute immediate, tanto che nei territori geotermici «giorno dopo giorno aumentano i casi di cassa integrazione e di aziende costrette a chiudere i battenti».

Da qui le richieste dei sindacati alla Regione: spiccano il coinvolgimento attivo di sindacati, amministrazioni locali e imprese «con l’obiettivo dello sblocco degli investimenti e l’approvazione del protocollo di intesa che promuova il lavoro, l’ambiente e lo sviluppo sostenibile nell’interesse più generale di tutti i cittadini»; la stesura del nuovo protocollo fra Regione, Enel ed Enti locali; l’ok alla realizzazione della nuova centrale PC6 nell’area amiatina.

«Siamo fermamente convinti che sia possibile riuscire a far coesistere, nelle aree geotermiche, sia gli investimenti (con tutti gli effetti positivi che ne conseguono) sia un’adeguata tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente», concludono i sindacati. E su queste basi sembra percorribile una convergenza d’intese con il governo regionale, nell’interesse del territorio. Del resto è proprio l’esperienza stessa dell’Alta Val di Cecina a dimostrare che «rispetto per l'ambiente e sviluppo possono e devono coesistere. Alla politica e alle istituzioni, che abbiamo l'onere e l'onore di rappresentare in questo momento spetta il dovere di sostenere questo modello», come ha affermato ieri la consigliera Nardini chiudendo il suo intervento a Pomarance.

 

 

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