Toscana, depositata una proposta di legge regionale per una nuova moratoria di sei mesi sulla geotermia

Toscana, depositata una proposta di legge regionale per una nuova moratoria di sei mesi sulla geotermia

Scaramelli, Marras e Bezzini (PD): "La cosiddetta moratoria servirà a concludere la variante al Piano Energetico Regionale con l’inserimento delle aree non idonee e a lavorare alla nuova legge sulla geotermia"

Perplessità da sindacato, sindaci geotermici e consiglieri regionali

GeotermiaNews
Redazione
2018-08-03

È stata depositata in Consiglio Regionale la proposta di legge Coordinamento tra le attività di sfruttamento della geotermia e l’individuazione nel Piano energetico regionale delle aree non idonee, dando concretezza all’ipotesi di una nuova sospensione temporanea – dopo quella formalizzata nel 2015 contestualmente all’approvazione del Piano Ambientale ed Energetico (PAER) della Toscana – dei procedimenti in corso per la realizzazione di centrali geotermiche sul territorio.

«La cosiddetta moratoria servirà a concludere la variante al Piano Energetico Regionale con l’inserimento delle aree non idonee e a lavorare alla nuova legge sulla geotermia», spiegano i consiglieri firmatari Leonardo Marras (capogruppo PD), Simone Bezzini e Stefano Scaramelli, illustrando i contenuti della proposta di legge, presentando l’atto come conforme alla «sintesi raggiunta dalla maggioranza in Regione, ovvero: siamo a favore dello sfruttamento della risorsa geotermica, ma a condizione che sia uno strumento realmente utile per lo sviluppo del territorio. Ecco allora la necessità, condivisa, di elaborare una nuova legge che regoli l’attività delle centrali già esistenti e di quelle che potranno essere realizzate in futuro e, soprattutto, che disciplini le modalità di gestione e le ricadute sui territori perseguendo due, fondamentali, obiettivi: più lavoro e più ambiente. Cioè, come abbiamo detto più volte – continuano i consiglieri – serve un impegno maggiore nel rapporto con le comunità che ospitano le centrali e serve attenzione totale all’ambiente».

Da parte sua Marras rassicura, argomentando che «se la geotermia è una risorsa per il territorio, e lo è senza dubbio, deve restituire al territorio di più di ciò che fa attualmente, in termini di miglioramento dei suoi impatti sull’ambiente e in termini di lavoro».

Ma proprio dai territori dell’area geotermica tradizionale arrivano perplessità sulla proposta di legge, che vedono il sindaco di Monteverdi M.mo, Carlo Giannoni ricordare che «da oltre 200 anni la geotermia dà da mangiare e benessere "in salute"», presagendo conseguenze negative dal possibile via libera in Consiglio regionale alla moratoria.

Anche Alberto Ferrini, primo cittadino di Castelnuovo Val di Cecina, ritiene che – se approvata – la moratoria «rappresenterebbe un ulteriore danno a questo territorio, alla nostra economia, alle imprese operanti nell'indotto di Enel»; per questo ha scritto ai colleghi sindaci dell'area tradizionale «per condividere al più presto una strategia da estendere, almeno lo spero – ha dichiarato Ferrini – anche ai Comuni amiatini».

Nel testo della missiva si osserva che «la proposta di una moratoria sulla geotermia avanzata dal principale gruppo politico di maggioranza in seno al Consiglio Regionale della Toscana pone l’urgenza di una forte e tempestiva azione, per i motivi che sono a tutti noi ben noti. Penso che sia utile vederci al più presto, intanto come Sindaci dell’area geotermica tradizionale, al fine di concordare le strategie da assumere anche coinvolgendo altri Comuni geotermici che spero possano condividere le nostre preoccupazioni. Ritengo altresì utile che, proprio per impulso delle istituzioni locali, si determini una mobilitazione del territorio capace di coinvolgere le imprese, le organizzazioni sindacali e la popolazione tutta».

Una posizione che trova riflessi in quella espressa dai consiglieri regionali del PD eletti in provincia di Pisa, Antonio Mazzeo, Alessandra Nardini ed Andrea Pieroni, i quali, in una nota congiunta spiegano di ritenere le moratorie un segnale negativo, e dunque «non condivisibile» quella contenuta nel provvedimento proposto: «Crediamo che la geotermia debba continuare ad essere leva strategica dello sviluppo in quella porzione di Toscana a cavallo tra le province di Pisa, Siena e Grosseto – sottolineano i tre consiglieri – una leva decisiva per l’occupazione, con i 2mila addetti tra diretti e indiretti, per lo sviluppo socio-economico, tecnologico ed ambientale. Se le aziende italiane in questo settore sono leader nel mondo è perché da quasi 200 anni la geotermia è nata e si è sviluppata partendo dalla Valdicecina. Garantire la sostenibilità ambientale, il rispetto del territorio e delle sue peculiarità paesaggistiche è giusto e doveroso ma tutto ciò non si fa bloccando, anche se temporaneamente, lo sviluppo ed i progetti in itinere, bensì investendo ancor di più in ricerca, innovazione e nuove tecnologie, come proprio la Regione sta facendo attraverso la sua partecipazione in CoSviG e con il rilancio del Centro di Ricerca di Sesta, nei pressi di Radicondoli. La tutela dei territori – concludono i tre consiglieri regionali – è una priorità alla quale vogliamo dare massima attenzione, come dimostra il percorso concertato con i Comuni per l’individuazione delle aree non idonee alle attività geotermiche. Confidiamo quindi che al più presto si possa riprendere il lavoro già iniziato da oltre un anno anche con il presidente della Regione Enrico Rossi per affrontare la questione geotermica in tutti i suoi aspetti, in maniera organica e propositiva. Lo ribadiamo, per attrarre nuovi investimenti bisogna dare certezze, non creare preoccupazioni».

Dello stesso avviso anche il sindacato, con Monia Neri della FILCTEM Larderello che giudica la proposta di legge «una mossa profondamente sbagliata per più ragioni».

Anche in questo caso si ricorda che «le analisi fin qui fatte non hanno ad oggi dimostrato, sia in Amiata sia nelle zone geotermiche tradizionali, alcun pericolo sanitario e ambientale», e che al contrario «una situazione di moratoria, anche breve, metterebbe in serio pericolo l'assetto industriale dell'indotto Enel delle nostre zone (ne rappresenta circa l'80% della realtà economica), con la perdita di decine di posti di lavoro, considerato anche il fatto che ci sono aziende che in questo momento si mantengono in attività solo attraverso gli appalti Enel».

 

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