Lo sviluppo sostenibile della geotermia toscana visto da Arcidosso

Lo sviluppo sostenibile della geotermia toscana visto da Arcidosso

Jacopo Marini, sindaco di Arcidosso

Per il sindaco Marini è una questione da trattarsi a livello regionale. «Solo dopo accertamenti e monitoraggi con esiti lusinghieri sarà possibile affrontare la questione e stilare un nuovo protocollo, come avvenne con grande lungimiranza nel 2007»

GeotermiaNews
Redazione
2019-01-04

Dopo le due grandi manifestazioni di Larderello e Santa Fiora organizzate da GeotermiaSì a cui hanno partecipato numerosi sindaci del territorio, Jacopo Marini – primo cittadino del Comune geotermico di Arcidosso – interviene per fare il punto della situazione: «La geotermia è la risorsa energetica principe della Toscana», già oggi in grado di soddisfare oltre il 30% della domanda elettrica regionale, e le cui possibilità di sviluppo debbono essere protagoniste di un’analisi complessiva, su una base territoriale di ampiezza regionale, e non per singola area.

Una questione sfaccettata e complicata in cui si intrecciano con le considerazioni economiche, anche quelle sociali, sanitarie, scientifiche, etiche. E al primo posto sta la salute.

Secondo Marini, infatti, «fin quando non avremo maggiori elementi per affermare che la geotermia non incide negativamente sulla salute – e questo sarà possibile solo a valle dello studio ARS, costato 800 mila euro e che al momento, lo ripeto, ha dato risultati tranquillizzanti – non potrà essere deciso nulla: ARS ci dovrà finalmente dire se c’è relazione tra attività geotermica e salute».

Nel mentre i risultati più aggiornati in disposizione dell’Agenzia Regionale di Sanità sono stati mostrati ad ottobre 2018 durante un incontro pubblico proprio ad Arcidosso, durante il quale è emerso – come sintetizza una nota del Comune – che «per i dati comunali il dato più interessante riguarda l’andamento storico degli eccessi di mortalità generale dei comuni amiatini.

Dopo i picchi del 13-14% registrati nel periodo 2000-2006, che erano presenti nel report del Cnr del 2010, negli ultimi anni disponibili, cioè dal 2009 al 2015, l’eccesso si è notevolmente ridotto al 3,3%».

Tutto questo mentre la produzione di energia geotermica ha continuato a crescere.

Un altro elemento che per Marini dovrebbe risultare discriminante per dibattere il futuro della geotermia in Toscana sta nel progetto «elaborato dall’Università di Bologna, la Scuola Normale Superiore di Pisa, LAMMA e ARPAT. Un progetto proposto dal comune di Arcidosso a cui poi hanno aderito tutti gli altri comuni geotermici della Toscana», nato per «stabilire quali conseguenze ci sarebbero sulla qualità dell’aria se venissero aperte nuove centrali grazie alle possibilità previsionali consentite dall’uso di modelli matematici».

Ad oggi per quanto riguarda le centrali attive sul territorio è possibile affermare che tutti i dati raccolti dalle autorità pubbliche di controllo in merito agli impatti emissivi sono rassicuranti, come testimonia ad esempio l’ultimo Annuario ambientale redatto da ARPAT, ma anche la centralina di monitoraggio autonomamente installata dal Comune di Piancastagnaio con il supporto del mise, il Ministero dello Sviluppo E conomico.

«Se i dati saranno confortanti – aggiunge Marini – non ho alcun tipo di pregiudizio sulla costruzione di altri centrali anche ad alta entalpia. Non ad Arcidosso, comunque, che ha chiuso la partita alta entalpia con Bagnore 4. La geotermia si può fare male e bene. Noi in Amiata, se continueremo a farla, vogliamo farla benissimo. Intanto limitando sempre di più gli impatti degli inquinanti, non solo sulle centrali di nuova realizzazione, ma anche su quelle esistenti costringendo le società di energia a fare investimenti su nuove e sempre migliori tecnologie. Bagnore 4 rappresenta un’eccellenza in tal senso. Ma possiamo fare anche meglio, con l’ulteriore riduzione dei fermi impianti, ad esempio. Chi vuole investire nella geotermia, deve sapere che dovrà attestarsi su standard di eccellenza per minimizzare gli impatti».

Intanto, in regione, è in fase di discussione una proposta di legge presentata dalla Giunta Regionale in cui, a proposito di geotermia, si prevede per le società concessionarie, l’obbligo delle migliori tecnologie. Ma non solo. La geotermia dovrà significare sviluppo per il territorio e dovrà essere in grado di creare posti di lavoro reali attraverso la promozione di attività economiche collegate alla filiera del calore.

«La questione geotermia – conclude il sindaco di Arcidosso – va trattata a livello regionale. Non possono essere i singoli comuni di volta in volta a trattare con le società di energia. Impegnare la Regione a ragionare sullo sviluppo dei territori geotermici, garantisce maggiore capacità di negoziazione e maggiore ritorno sia in termini ambientali sia in termini economici. Il ruolo di coordinamento sovracomunale deve essere dunque della Regione e al tavolo dovrà esserci anche CoSviG sintesi delle istanze di tutti i comuni geotermici. Fermo restando che solo dopo accertamenti e monitoraggi con esiti lusinghieri, sarà possibile affrontare la questione e stilare un nuovo protocollo come avvenne con grande lungimiranza nel 2007».

 

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