La Regione Toscana lotta per gli incentivi alla geotermia, subito la convocazione a Roma

La Regione Toscana lotta per gli incentivi alla geotermia, subito la convocazione a Roma

Un momento della conferenza stampa

Rossi: «Non c’è tempo da perdere, con un tratto di penna è stato deciso di mettere su un binario morto 17 Comuni. Se non ci convocano concorderemo col territorio un calendario di iniziative verso Governo e Parlamento»

GeotermiaNews
Redazione
2018-11-09

Posti in piedi oggi al circolo associativo di via Fucini, a Larderello, nel comune di Pomarance, dove la Regione Toscana ha organizzato una conferenza stampa per rispondere pubblicamente e con forza all’appello lanciato dai sindaci dei 17 Comuni geotermici: contro lo stop agli incentivi per la produzione di elettricità da geotermia prospettato dal Governo, la mobilitazione della Toscana è unitaria, come testimonia la presenza dei sindaci e dei consiglieri regionali, del governatore Enrico Rossi e dell’assessore all’Ambiente Federica Fratoni.

Lo schema di decreto FER1 elaborato dal ministero dello Sviluppo Economico ha già acquisito il parere del ministero dell’Ambiente, e proprio ieri sera ha fatto un passo in più giungendo in Conferenza Stato-Regioni: «È un elemento di grande preoccupazione – esordisce il sindaco di Pomarance, Loris Martignoni – Attualmente la geotermia produce circa 6 TWh di energia elettrica, in altre parole in Toscana una lampadina su tre si accende oggi grazie al calore rinnovabile della terra. Ma proprio perché gli impianti geotermoelettrici sono presenti soltanto nella nostra Regione la geotermia può contare su un’economia di scala inferiore rispetto ad altre rinnovabili, e ha bisogno di incentivi per attirare nuovi investimenti. Cerchiamo di lavorare per far capire che questo è un settore fondamentale: in tutta Italia conta 3mila posti di lavoro, sul territorio circa 800 occupati diretti e 1.200-1.500 nell’indotto. Ma se il decreto venisse approvato senza gli incentivi alla geotermia la conseguenza sarebbe quella che i nostri territori vedrebbero calare gli investimenti annuali da parte di Enel da 250-300 a 70-80 milioni di euro, creando gravi problemi in termini di occupazione diretta ma anche per l’indotto. Non ci stiamo a morire così: faremo tutto il possibile perché si capisca cosa vuol dire la tecnologia geotermica, che per noi è un vanto».

«Siamo di fronte a un attacco da parte del Governo del cambiamento (in peggio) a un intero territorio – attacca dunque il presidente Rossi – Con un piccolo tratto di penna è stato deciso di mettere su un binario morto 17 Comuni, di puntare sulla deindustrializzazione per raccogliere o mantenere un pugno di voti. Una “manina” ha cancellato gli incentivi alla geotermia, perché questo è l’unico governo al mondo per il quale geotermia non è una fonte energetica rinnovabile: sono venuto qui per chiedere di mobilitarvi, non abbiamo tempo da perdere. Vogliamo che prima di arrivare in Consiglio dei Ministri questo documento sia cambiato, altrimenti il futuro di questo territorio declina anche dal punto vista ambientale».

Come mostrano anche gli ultimi risultati illustrati dai ricercatori ARS, ARPAT e CNR, i monitoraggi ambientali e sanitari condotti con puntualità nel corso di molti anni ormai non hanno infatti mai mostrato profili di particolare preoccupazione per quanto riguarda l’impatto delle tecnologie geotermiche, che sono nate proprio in Toscana esattamente 200 anni fa. «Noi siamo per conciliare lavoro e ambiente – argomenta Rossi –, mobilitiamoci: da vent’anni lavoriamo in questa direzione, e ci sono volute le ultime due legislature per mettere a punto sia una nuova legge regionale sulla geotermia (che è pronta per l’approvazione in Consiglio Regionale) sia un protocollo d’intesa con Enel (che avremmo dovuto firmare prima di Natale)».

Molti gli interventi migliorativi per il territorio, snocciolati dal governatore: insieme, la nuova legge e il protocollo d’intesa consentirebbero di abbattere al 98% (dal 90-95% attuale) le emissioni provenienti dalle centrali geotermiche; di intervenire attutendo gli impatti paesaggistici, anche delle vecchie centrali; di puntare a realizzare un ITS sul territorio per la formazione post-diploma dei giovani; di catturare la CO2 in uscita dagli impianti – che nel caso della geotermia proviene non da processi di combustione ma è originata naturalmente – e impiegarla in altri cicli industriali, mentre ad oggi l’Italia importa CO2 a questi fini dall’estero. E di fronte a questa realtà la Regione Toscana ha deciso da tempo di non rilasciare più alcuna concessione per estrarre CO2 dal sottosuolo, proprio per favorire l’impiego di quella in uscita dagli impianti geotermici.

«Dopo un’iniziale discussione – sottolinea Rossi – su questo Enel è parsa disponibile, come ad aumentare gli stanziamenti economici garantiti ai 17 Comuni geotermici: la nostra proposta di legge prevede che il CoSviG (il Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche, ndr) si rafforzi con la partecipazione della Regione, e la Toscana prevede che tutti i finanziamenti Enel rimangano sul territorio. Si tratta di 30 milioni di euro all’anno che potrebbero diventare 40, risorse da investire – anche permettendo a CoSviG di fare mutui – per le esigenze locali, come sul fronte della viabilità. Ma di fronte alla cancellazione degli incentivi da parte del governo si prende invece la strada della tendenziale chiusura, non solo non si faranno investimenti per il futuro ma neanche per migliorare gli attuali impianti geotermici, che rimarranno così come sono».

È di fronte a questa realtà dei fatti che il presidente Rossi ribadisce la richiesta al governo di «modificare subito il decreto, che tutti ci si mobiliti affinché “una manina” riporti gli incentivi alla geotermia. Questo territorio è legato alla geotermia e senza geotermia perde ogni possibilità di sviluppo, anche di diverso tipo, come quello turistico. È chiaro che se metti la geotermia su un binario morto non puoi poi imporre ad Enel di fare interventi sulla captazione della CO2, o di ridurre del 98% le emissioni».

Raccogliendo le sollecitazioni dei sindaci la Regione Toscana chiede dunque di essere «subito convocata» dal governo per affrontare congiuntamente il tema, ma se la convocazione non arrivasse, «la prossima settimana concorderemo col territorio un calendario di iniziative verso Governo e Parlamento. Andiamo insieme a Roma», chiosa Rossi, trovando il sostegno dei sindaci.

Quello della geotermia è un tema fondamentale non solo per l’Alta Val di Cecina – conclude Luciana Bartaletti, sindaca di Chiusdino (SI) –, ma per tutta la Toscana. Eppure si sentono soprattutto le voci dei comitati contrari, le voci del No. Io credo che serva una voce forte da parte di chi crede nella geotermia, di chi ci lavora e di chi ne vuole una rinascita. Il mio Comune ha San Galgano, e ha conciliato benissimo il turismo con la geotermia: insieme rappresentano sviluppo. Chiusdino in questo momento ha fermato lo spopolamento, per la prima volta siamo tornati ad avere 60 bambini alle elementari. E in tutto questo la geotermia rappresenta un elemento sviluppo, come San Galgano: dobbiamo farci sentire, combattere le bugie sulla geotermia, far sentire la nostra voce».

 

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