La birra geotermica? È 20 volte più sostenibile di quella prodotta con le fonti fossili

La birra geotermica? È 20 volte più sostenibile di quella prodotta con le fonti fossili

La ricercatrice Cinta Peerdeman nel corso della presentazione del proprio studio

Non solo vino, in Toscana si fa spazio la produzione brassicola di qualità

Greenreport.it
L.A.
2018-04-16

Si è alzato ieri il sipario sulla 52esima edizione di Vinitaly, il più grande salone al mondo del settore, dove la Toscana riveste un ruolo di primo piano grazie alla sue numerose produzioni vitivinicole di qualità, apprezzate in ogni dove. Ma la Toscana non è solo vino: in un contesto che – a livello nazionale – ha visto i micro birrifici artigianali del 535% negli ultimi dieci anni, la nostra Regione è riuscita a ritagliarsi uno spazio significativo anche nella produzione di birra. Arrivando a ospitare produzioni diventate nel frattempo casi-studio a livello internazionale, grazie alla sostenibilità dei propri processi produttivi.

È il caso di Vapori di Birra, il primo birrificio artigianale in Italia che – a Sasso Pisano – impiega il vapore geotermico come fonte di energia per il processo industriale brassicolo, tanto da vincere nel 2017 il premio “Rinnovabili e cibo di qualità”, conferitogli da Legambiente. Membro della Comunità del cibo a energie rinnovabili, nata nel 2009 da un’intesa tra Cosvig (il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche) e Slow Food, Vapori di Birra rappresenta una realtà in robusta crescita: come già spiegato sulle nostre pagine, nel 2016 sono state 20mila i litri di birra prodotti divenuti circa 40mila l’anno successivo. Numeri che, coniugati alla peculiarità e sostenibilità del processo produttivo, sono stati protagonisti dello studio An Environmental and Economical Case Study of Local Beer Production in Tuscany – A Scenario Approach (Approccio allo scenario di un caso studio economico e ambientale di produzione locale di birra in Toscana, ndr), che ha impegnato per molti mesi in situ la giovane ricercatrice olandese Cinta Peerdeman, della Hanze University of Applied Sciences di Groningen...(continua)

 

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