Geotermia Sì, oltre 500 persone a Santa Fiora per difendere questa fonte rinnovabile

Geotermia Sì, oltre 500 persone a Santa Fiora per difendere questa fonte rinnovabile

Alcuni dei sindaci intervenuti alla manifestazione. Al microfono, il Sindaco di Santa Fiora, Federico Balocchi: "Senza la geotermia, la situazione per i nostri territori sarebbe molto più difficile"

Il sindaco di Santa Fiora, Federico Balocchi: «Noi amiamo il nostro territorio, ci vogliamo lavorare e ci vogliamo vivere: ecco perché oggi ci siamo ritrovati qui»

GeotermiaNews
Redazione
2018-12-28

Oltre 500 persone hanno risposto all’appello dei cittadini di Geotermia Sì, che il 22 dicembre hanno organizzato nel Comune geotermico di Santa Fiora, sull’Amiata, una manifestazione in difesa della geotermia come motore di sviluppo sostenibile, che il decreto FER1 elaborato dal MISE – cancellando gli incentivi finora diretti a questa fonte rinnovabile – minaccia di fermare.

«Questa non è una piazza che chiede assistenza – ha chiarito il sindaco di Santa Fiora, Federico Balocchi – ma che vuole lavorare. La geotermia di oggi non è quella di 50 ma neanche di 10 anni fa, è migliore sotto ogni profilo grazie al lavoro delle nostre amministrazioni e di quelle che hanno preceduto, e dovrà migliorare ancora. Noi amiamo il nostro territorio, ci vogliamo lavorare e ci vogliamo vivere: ecco perché oggi ci siamo ritrovati qui».

In una piazza Garibaldi gremita ha preso forma una manifestazione trasversale che ha visto alternarsi sul palco imprenditori, sindacati e sindaci, sia dell’area geotermica tradizionale sia di quella amiatina.

«Manifestazioni simili mi riportano a 40 anni fa, alla fine delle miniere, quando tutti accorrevano al capezzale dell’Amiata – ha esordito Alfonso Cavezzini, già sindaco, in rappresentanza delle imprese amiatine – L’Amiata è orgogliosa di avere l’energia rinnovabile nelle proprie viscere. Adesso improvvisamente mi sento dire che la geotermia non è più una fonte rinnovabile. Il Governo del cambiamento passa per tutti no, che strano. Noi siamo invece qui per dire sì alla geotermia, che è una risorsa della nostra zona». 

Un messaggio che è stato ribadito con forza da ben undici sindaci presenti – senza dimenticare quelli di Radicondoli e Castellazzara, che non hanno potuto essere presenti fisicamente pur garantendo la loro adesione morale all’iniziativa.

«Una manifestazione importante perché come già il primo dicembre a Larderello – ha sottolineato Monia Neri per conto dei sindacati – unisce due zone, distanti e diverse ma che hanno in comune questa grande risorsa, che è una ricchezza e non un flagello. Ma la fine degli incentivi non renderebbe più sostenibile fare investimenti in geotermia, in quanto il rischio d’impresa nelle attività minerarie e in particolar modo nella geotermia è elevatissimo. Da 350 milioni di euro in investimenti annui spesi da Enel (a fronte di 94,8 milioni di euro di incentivi erogati nel 2018, ndr) passeremmo a 80 milioni. Il che significherebbe mettere a rischio circa 2mila posti di lavoro», di cui «600 subito nell’indotto – ha aggiunto la rappresentante delle imprese dell’area tradizionale, Valentina Casalini – La geotermia è una risorsa rinnovabile, inesauribile è irrinunciabile per i nostri territori, che interessa 17 Comuni e 34 centrali, che vanno a coprire oltre il 30% della domanda elettrica Toscana. Senza incentivi si perderebbero anche le occasioni di investimenti in ricerca, grazie ai quali finora sono stati fatti grandi miglioramenti tecnologici anche dal punto di vista ambientale: per questo chiediamo che al più presto la geotermia tradizionale sia reintrodotta tra le rinnovabili da incentivare».

«Oggi in piazza ci sono solo alcuni sindaci – ha concluso il primo cittadino di Santa Fiora, Federico Balocchi – perché ormai da anni una continua campagna di denigrazione della geotermia ha portato paura. Mentre com’è stato detto i benefici ci sono per tutti. Dalla riconversione mineraria dell’Amiata è nato un sistema economico diverso basato sulla geotermia, e sinceramente io non ho capito perché dovremmo vergognarcene. Abbiamo una risorsa sotto i nostri piedi, un “petrolio” che però non inquina. E, senza questa risorsa, la situazione sarebbe molto più difficile».

 

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