Geotermia, innovazione e sostenibilità: coinvolgere il territorio come motore di sviluppo

Il Festival Internazionale della Robotica organizzato a Pisa ha offerto l’occasione per riflettere su un sistema energetico in transizione, da accompagnare in questo percorso con le rinnovabili come obiettivo definitivo

GeotermiaNews
Redazione
2018-10-05

Dopo una storia industriale iniziata in Toscana – per la prima volta al mondo – esattamente due secoli fa, oggi la frontiera tecnologica della geotermia fa largo uso della robotica ed è terreno fertile per l’innovazione, tratto che del resto l’accomuna a larga parte della green economy: è dunque naturale che il Festival Internazionale della Robotica organizzato a Pisa abbia dedicato un convegno al tema Prospettive e ricadute della green economy, come spiegato dal direttore organizzativo del Festival Franco Mosca, intervenuto direttamente nel corso dell’evento organizzato non a caso nell’auditorium Enel di via Pisano, intitolato al compianto Ruggero Bertani.

Ed è altrettanto naturale che il confronto abbia dedicato uno spazio importante all’approfondimento dei temi geotermici, visto che dal calore della terra arriva oggi oltre il 73% di tutta l’elettricità da fonte rinnovabile prodotta in Toscana.

La geotermia rappresenta dunque per questo territorio una leva capace di coniugare la tradizione con le frontiere più avanzate dell’evoluzione tecnologica; la sfida sta nel guidare questa potenzialità d’innovazione, indirizzandola per incrementare il benessere delle comunità locali.

«La geotermia caratterizza in modo molto forte il cuore della Toscana, attraverso radici profonde e riconoscibili – sottolinea Marco Frey della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, durante la tavola rotonda conclusiva Innovazione e sostenibilità in geotermia –, e questo in un mondo sempre più globalizzato rappresenta un elemento importante, che ci viene riconosciuto all’estero». Il tema è dunque come favorire lo sviluppo di questa fonte rinnovabile, una risorsa autoctona e fortemente identitaria, per rivitalizzare la struttura socio-economica dei territori che la custodiscono. «CoSviG (il Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche, ndr) lavora da tempo su questo fronte – riconosce Frey –, e in un’ottica di filiera integrata è importante non solo produrre elettricità da geotermia, ma anche valorizzare al meglio le risorse a bassa e media entalpia per usi termici».

Ed è proprio guardando alla necessità di mettere a sistema il tessuto imprenditoriale, il know-how e le competenze presenti in abbondanza sul territorio che lavora il DTE2V, ovvero il Distretto Tecnologico Regionale energia ed economia verde promosso dalla Regione Toscana e gestito dal CoSviG: «Il DTE2V sta operando da diversi anni, cercando di capire – spiega la coordinatrice del soggetto gestore, la dirigente CoSviG Loredana Torsello – quali sono le potenzialità del sistema produttivo regionale rispetto alle opportunità di business: viviamo in un sistema energetico in transizione, da accompagnare in questo percorso con le rinnovabili come obiettivo definitivo. Per farlo occorre pensare in termini di sistemi tra loro integrati, che vanno dalla penetrazione del vettore elettrico all’importanza dell’efficienza energetica».

Ma le potenzialità offerte dall’innovazione in ambito geotermico sono tanto ampie da risultare di respiro continentale. «L’Europa è leader nell’innovazione in grado di andare oltre la tradizionale coltivazione dei sistemi geotermici idrotermali – ricorda Adele Manzella, primo ricercatore dell’IGG-CNR e presidente dell’Unione Geotermica Italiana – spaziando dalla ricerca nel campo degli EGS (Enhanced Geothermal Systems, ndr) alla geotermia profonda, dai miglioramenti in termini di efficienza alla co-produzione di energia elettrica e calore».

Per dare la dimensione della posta in gioco, l’autorevole orizzonte recentemente messo a fuoco nella Vision for deep geothermal presentata proprio a Pisa presenta la geotermia come una fonte rinnovabile in grado di soddisfare al 2050 il 50% della richiesta di energia elettrica in Europa, oltre a gran parte di quella dell’energia termica.

Come raggiungere obiettivi tanto ambiziosi?

«La società non è molto a conoscenza delle tecnologie geotermiche e di come funzionano; dunque – mette a fuoco Manzella – c’è bisogno di comunicare meglio la geotermia, e definire strumenti normativi adeguati per lo sviluppo sostenibile del settore».

Per creare una positiva cultura del cambiamento risultano infatti indispensabili gli strumenti di policy e il coinvolgimento diretto dei cittadini.

«È necessario trovare meccanismi di engagement – evidenzia al proposito Frey – Noi abbiamo fatto qualche approfondimento su alcune situazioni che hanno coinvolto storicamente e direttamente l’Enel, e la parte dell’Amiata è ovviamente quella più critica da questo punto di vista e che ci può dare più indicazione. Un metodo che funziona di solito e che per i test che abbiamo fatto potrebbe funzionare è quello di presentare alla popolazione diversi scenari alternativi. Ovvero: nel momento in cui rispetto allo sviluppo impiantistico o addirittura uno sviluppo più integrato con altre componenti a corollario ci sia la possibilità di ricostruire degli scenari può essere molto interessante coinvolgere la popolazione nella scelta di questi scenari, mettendo nero su bianco quali sono le diverse variabili che entrano in gioco. Ad esempio, ci sono delle componenti economiche per cui determinate soluzioni sono più impegnative dal punto di vista degli investimenti? Lo si dice, e avranno un loro peso nella valutazione degli scenari. Ci sono componenti di carattere sociale che invece sono rilevanti per l’approvazione del progetto? Anche queste vengono messe sul tavolo. Alla fine il ricercatore può aiutare a dare una valutazione pesata rispetto alle diverse variabili in gioco, così come sono emerse in termini di rilevanza per il contesto locale, e quindi poi aiutare il processo di decision making. Questo tipo di dinamica – conclude il docente della Scuola Superiore Sant’Anna – ha tre vantaggi: quello di dare alla popolazione la possibilità di incidere nei processi; quello di fare delle scelte che, essendo condivise, possono andare più velocemente dal punto di visto autorizzativo e realizzativo; quello di aiutare il policy maker, che normalmente in queste circostanze “fugge” dalla decisione. Nel momento in cui gli si pone sul piatto una decisione dove al limite gli restano due alternative, tutto diventa più facile».

 

Seguici su Newsletter o con i feed RSS: