Geotermia, ecco il quadro aggiornato sulle emissioni di mercurio e acido solfidrico in Toscana

ARPAT ha riservato al tema uno spazio dedicato nell’Annuario dei dati ambientali: «Non si sono verificate anomalie rispetto ai valori limite di emissione»

GeotermiaNews
Redazione
2018-10-12

Il nuovo Annuario dei dati ambientali della Toscana, presentato in Palazzo Strozzi Sacrati alla presenza – tra gli altri – del prefetto di Firenze (Laura Lega), dell’assessore all’Ambiente della Regione (Federica Fratoni) oltre che del direttore generale e del presidente ISPRA (rispettivamente Alessandro Bratti e Stefano Laporta), è frutto di un lavoro che ha visto il contributo trasversale di molte parti dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT), e offre un contributo determinante per capire lo stato di salute del territorio.

Tra i sistemi produttivi monitorati da ARPAT sono presenti anche i 36 impianti geotermoelettrici presenti sul territorio regionale, cui nell’Annuario vengono dedicati due approfondimenti: il primo relativo alle emissioni acido solfidrico (H2S), e un secondo per quelle di mercurio (Hg).

Per quanto riguarda l’acido solfidrico, ARPAT spiega che nel corso del 2017 sono stati controllati «17 impianti su un totale di 36 gruppi produttivi», e «non si sono verificate anomalie rispetto ai valori limite di emissione».

Come ricorda l’Agenzia, l’H2S costituisce la sostanza dal caratteristico odore di “uova marce”.

Tale percezione olfattiva si verifica quando la concentrazione in aria di questa sostanza supera i 7μg/m3 , valore comunque molto al di sotto del limite di attenzione sanitaria stabilito dalla Linea guida dell’Oms (150 μg/m3 come media nelle 24 ore): ovvero avvertire il cattivo odore non significa che esista un rischio sanitario. La soglia di percezione olfattiva di 7μg/m3 è un valore convenzionale al cui livello solo il 50% della popolazione esposta percepisce un disturbo olfattivo.

Ad oggi tutte le centrali sono dotate di un sistema di abbattimento di mercurio e di acido solfidrico presenti nei gas incondensabili, denominato AMIS (il cui acronimo significa, appunto Abbattimento Mercurio Idrogeno Solforato, ndr), in grado di abbattere fino al 99% dell’acido solfidrico che si ripartisce nel gas in uscita dal condensatore.

La parte restante di acido solfidrico si ripartisce, anziché nel gas, nelle condense, e una quota di essa viene emessa allo stato aeriforme dalle torri refrigeranti causando, talvolta, il superamento della soglia di percezione olfattiva.

E per quanto riguarda il mercurio?

L’indicatore riportato nell’Annuario rappresenta gli esiti dei controlli effettuati da ARPAT nel 2017 sul mercurio totale – gassoso+disciolto – emesso dalle centrali geotermoelettriche toscane.

Anche in questo caso sono stati controllati «17 impianti su un totale di 36 gruppi produttivi», e pure in questo caso «non si sono verificate anomalie rispetto ai valori limite di emissione».

Si tratta dunque di dati ambientali rassicuranti, nonostante periodicamente sul territorio alcuni comitati lancino allarmi sugli impatti della coltivazione geotermica.

Al proposito, e guardando all’Annuario nel suo complesso, è utile sottolineare il commento offerto dal direttore generale ISPRA Alessandro Bratti, secondo il quale il nostro Paese, più di altri, ha necessità di recuperare il rapporto di fiducia fra le istituzioni e i cittadini e per questo ha indicato nello sviluppo di forme di citizen science la prospettiva su cui lavorare come Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell'Ambiente (SNPA).

Un approccio condiviso anche da Fausto Ferruzza, presidente regionale di Legambiente, che – intervenendo durante la presentazione dell’Annuario – da una parte ha ribadito che il documento fornisce a tutti dati scientifici “di pietra” non controvertibili, in quanto formati su basi scientifiche e certificate, un patrimonio condiviso a disposizione di tutta la comunità; dall’altra ha sottolineato la necessità di contribuire tutti a riavvicinare la forbice che si è creata fra istituzioni e cittadini.

 

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