Geotermia, dalle aziende dell’area tradizionale e amiatina un appello al Consiglio regionale

Geotermia, dalle aziende dell’area tradizionale e amiatina un appello al Consiglio regionale

Le aziende firmatarie

Facendosi portavoci di oltre mille lavoratori attivi sul territorio chiedono un NO all’ipotesi di moratoria, un SÌ alla centrale geotermica PC6 che non aumenterà le emissioni, e maggiore tutela per le imprese dell’indotto

GeotermiaNews
Redazione
2018-10-05

Un nutrito gruppo di imprese attive in Toscana nell’area geotermica tradizionale e in quella amiatina ha inviato una lettera – diffusa anche tramite quotidiani di tiratura regionale, come il Corriere Fiorentino – al Consiglio Regionale Toscano per esprimere la propria posizione in merito all’ipotesi di una moratoria mirata a sospendere temporaneamente i procedimenti in corso per la realizzazione di centrali geotermiche.

Nel contenuto della lettera, le aziende dell’indotto geotermico, che già avevano espresso la loro contrarietà «in occasione della delibera regionale per la definizione delle Aree Non Idonee alla coltivazione geotermica», rinnovano adesso la loro contrarietà alla proposta di moratoria, precisando che «se venisse applicata darebbe il colpo mortale e definitivo all'assetto industriale dei nostri territori, con la conseguente chiusura di molte imprese in essi presenti ed una perdita netta ed immediata di centinaia di posti di lavoro».

Quanti sono dunque i posti di lavoro attivi nel settore?

«Le aziende che operano nel comparto geotermico – affermano le firmatarie della missiva – occupano ad oggi oltre 1.200 addetti, che il settore nella sola Toscana garantisce oltre duemilacento occupati tra interni ed esterni e che negli ultimi cinque anni sono stati investiti in esso oltre 150 milioni di euro all'anno con ricadute pressoché totali nell'ambito della industria nazionale. Se guardiamo poi la situazione in un raggio più ampio possiamo affermare che la geotermia garantisce a livello nazionale una occupazione di oltre tremilacinquecento occupati tra diretti e indiretti».

Per la Toscana in particolare, la geotermia rappresenta «una risorsa economica fondamentale, con impianti produttivi collocati in tre province (Pisa, Siena, Grosseto) e che interessano ben 17 comuni. Con 34 centrali ed una produzione di 5,9 miliardi di chilowattora va a soddisfare oltre il 30% del fabbisogno elettrico della nostra Regione».

Ma la geotermia non alimenta solo la produzione di elettricità: «Siamo i primi – scrivono gli imprenditori che lavorano direttamente nell’area – a pretendere uno sviluppo rispettoso dell'ambiente e dei cittadini che lo vivono, che concili le peculiarità paesaggistiche, culturali e naturalistiche dei territori con le variegate esigenze e necessità economiche e sociali ed in tal senso possiamo anche affermare che ormai da diversi anni esiste nelle nostre realtà un'ottima integrazione tra produzione geotermica e turismo (basti vedere l'aumento della capacità ricettive delle strutture agrituristiche o le produzioni tipiche locali agroalimentari integrate alla geotermia come caseifici, birrifici ecc.). È inoltre altrettanto evidente, soprattutto se si tiene conto dei risultati delle analisi fin qui operate dalla stessa Regione con le ricerche finanziate attraverso il CoSviG, che ad oggi non è stato riscontrato, sia in Amiata sia nelle zone geotermiche tradizionali, alcun concreto pericolo sanitario e ambientale».

A seguito di queste osservazioni, le imprese firmatarie sottopongono alla valutazione del Consiglio regionale tre richieste: in primis che «si vada alla firma a breve tempo dell'accordo in corso tra Regione ed Enel Green Power per sbloccare gli investimenti programmati previsti per il triennio 2018-2021», ammontanti a «un miliardo di euro»; che si proceda comunque, avendo avuto dall'azienda «la garanzia del non aumento delle emissioni (come si evince dalla procedura di VIA, sottolineano le aziende, ndr) all'autorizzazione del progetto di PC6, che riteniamo condizione essenziale per la permanenza dell'attività industriale diretta ed indotta di Enel in geotermia nel prossimo futuro»; infine «una maggiore tutela per le imprese locali che negli anni si sono altamente specializzate sia nella manutenzione che nella costruzione di impianti geotermici».

 

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