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Luci e ombre dal rapporto Energia e Ambiente dell’Enea

Crescono le rinnovabili ma non abbastanza da contrastare la dipendenza dalle fonti fossili

GeotermiaNews
Redazione
2010-12-03

Un quadro ancora influenzato dalla crisi economica in atto quello presentato nel rapporto Enea, Energia e Ambiente, con un calo dei consumi di energia elettrica e delle emissioni di Co2, ma con un positivo incremento delle energie rinnovabili, anche se è ancora ingente la dipendenza dalle fonti fossili e dalla loro importazione.

Nel 2009 la domanda di energia primaria è calata significativamente -in termini percentuali del – 5,8% - attestandosi sui 180,2 Mtep; una contrazione si è avuta anche nei consumi finali di energia che si sono ridotti del 5,2% rispetto al 2008 attestandosi sui 133,2 Mtep. Nel dettaglio i consumi sono diminuiti nei trasporti dell’1,8%, e nell’industria del 20% (dovuti alla crisi che ha travolto il comparto) mentre nel settore civile, in relazione alla variabilità climatica, sono aumentati del 3,5% (gas +5% ed energia elettrica a +3%, rinnovabili a +9%).
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La contrazione della produzione industriale nel 2009 ha comportato anche un calo della produzione nazionale di energia elettrica pari all’8,5%, con una diminuzione del 3,6% nel settore termoelettrico, basato per il 44% circa sul gas naturale.

La riduzione - rispetto all’anno precedente - dei consumi finali di energia ha determinato anche una diminuzione sensibile della fattura energetica, che dal picco del 2008 di circa 57 miliardi di euro è scesa a poco più di 41 miliardi di euro nel 2009.

Sempre a causa della crisi si è importata una minore quantità di energia elettrica dall'estero ma il nostro livello di dipendenza energetica dall’estero è rimasto sostanzialmente invariato, attestandosi intorno all’85%, rispetto a circa il 70% della media dei 27 Paesi UE.

Sempre rispetto alla media Ue rimane ancora molto forte la domanda italiana di energia legata alle fonti fossili: 41% da petrolio; 36% gas; 7% combustibili solidi.

Lo sfavorevole momento di congiuntura ha portato anche un dato positivo, ovvero una riduzione del 15% delle emissioni di gas serra rispetto al 2005. Una tendenza ritenuta positiva e in grado di avvicinare l’Italia all’impegno del Protocollo di Kyoto-che impone di ridurre nel quinquennio 2008-2012 le emissioni medie di gas serra del 6.5% rispetto al 1990- ma che non si consoliderà nel tempo se non vi saranno intervanti strutturali nel sistema energetico.


 

I dati in crescita riguardano invece le fonti rinnovabili sia per la produzione di energia elettrica che termica, anche se questo settore avrebbe ancora notevoli margini di incremento.

Nel 2009 – si legge nel rapporto – il consumo interno lordo da fonti rinnovabili in Italia è in aumento del 16% toccando quota 20.674 ktep spinto dall’eolico, fotovoltaico, rifiuti e biomasse. In termini di produzione elettrica da fonti non fossili tre quarti del totale, ossia 68 TWh, proviene ancora dall’idroelettrico (49,1 TWh), seguito dal settore geotermico, in leggero calo, con 5,3 TWh di produzione e dall’eolico salito a circa 6,5 TWh. La crescita complessiva della produzione elettrica da FER ha raggiunto quota 20% del consumo interno lordo di elettricità. La produzione di calore invece è stimata nel 2009 in circa 45.000 TJ da impianti industriali (legna e assimilati, compreso calore da cogenerazione) e in circa 81.000 TJ dal settore civile (legna da ardere e teleriscaldamento a biomasse), mentre appare più limitato l’apporto proveniente dagli utilizzi diretti della geotermia (quasi 9.000 TJ) e solare termico (2.300 TJ) che tuttavia negli ultimi anni ha saputo mostrare un interessante profilo di crescita.


Nelle pagine del rapporto non sono solo contenuti i dati dell’attuale panorama nazionale e internazionale ma sono evidenziati anche due scenari e i relativi percorsi tecnologici che consentirebbero all’Italia di orientarsi verso quella che Enea chiama la Global Green Growth.

Le due tipologie di scenario che l’Enea prende in esame individuano una (quella di riferimento) l’evoluzione tendenziale del sistema con la normativa attuale; l’altra (quella d‘intervento) i trend che potrebbe mostrare il sistema con l’introduzione di misure più stringenti in materia di energia e ambiente.

Negli scenari di riferimento, si prevede che i consumi finali di energia riprendano a crescere con il superamento della crisi economica; mentre negli scenari di intervento i consumi energetici potrebbero ridursi ulteriormente per effetto dell’accelerazione tecnologica nei settori dell’efficienza energetica, delle rinnovabili, del nucleare e della cattura e stoccaggio del carbonio (CCS). Complessivamente nel lungo termine (al 2050), i consumi di energia negli scenari di intervento risulterebbero di oltre il 20% inferiori a quelli degli scenari di riferimento.

«Un sistema energetico più efficiente e sostenibile per un futuro a basse emissioni di anidride carbonica è possibile, anzi il processo di trasformazione tecnologica è già in atto» ha dichiarato Giovanni Lelli, Commissario dell’Enea, in apertura della presentazione del Rapporto Energia e Ambiente

 

Le tecnologie rinnovabili- sostiene Enea- hanno dato prova di saper catalizzare l’attenzione mondiale a dispetto della crisi e nonostante l’abbassamento dei prezzi petroliferi. Considerando il periodo che va dal 2005 al 2009 gli investimenti nella R&S in tecnologie a basso contenuto di carbonio sono aumentati del 230% soprattutto per merito dei paesi del G20. L’Italia però- spiega l’Enea- manifesta difficoltà nella tenuta competitiva della propria base industriale nei nuovi settori delle tecnologie low-carbon. E se anche negli ultimi anni, gli investimenti italiani in questi settori hanno mostrato un apprezzabile tasso di crescita, risultano ancora scarsamente concentrati sull’innovazione tecnologica.

A differenza di quanto è avvenuto in Germania, nel nostro paese le politiche d’incentivazione alle rinnovabili non hanno inciso nello sviluppo di una soddisfacente filiera industriale nazionale; questo ha determinato una tendenza, anche in questo caso superiore alla media Ue, all’importazione delle componenti di supporto alle energie rinnovabili, principalmente nel settore fotovoltaico, che non ha favorito il nascere di una filiera di settore.

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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