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La Cina punta forte sulle nuove rinnovabili

La Cina punta forte sulle nuove rinnovabili

hang Guobao, capo dell’Dipartimento per l’energia

Nei prossimi dieci anni la Cina aumenterà di oltre un terzo la quota delle fonti low-carbon (nucleare incluso), arrivando al 15% al 2020, mentre taglierà del 40-45% l'intensità energetica. Sono le anticipazioni del prossimo piano decennale che parla di un paese deciso a proseguire sulla strada della green economy.

QualEnergia.it
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2010-03-08
Nei prossimi dieci anni la Cina aumenterà di oltre un terzo la quota delle fonti low-carbon nel proprio mix e quasi dimezzerà la propria intensità energetica. Si parla di un ulteriore balzo in avanti del gigante asiatico verso la green economy nelle anticipazioni del prossimo piano decennale uscite in maniera semi-ufficiale la settimana scorsa sul China Daily.

Il governo - rivela al giornale di proprietà statale Zhang Guobao, capo dell’Dipartimento per l’energia  - ha pronto un piano che sarà presentato ufficialmente a breve. Esso prevede miliardi di dollari di investimenti per arrivare a soddisfare nel 2020 il 15% del fabbisogno energetico totale con le fonti low-carbon (nucleare compreso) e a ridurre l’intensità energetica (il rapporto tra energia usata e prodotto interno lordo) del 40-45% rispetto ai livelli del 2005 (obiettivo annunciato anche a Copenhagen).

Che la Cina si sia incamminata con determinazione sulla strada delle rinnovabili d’altra parte è chiaro da tempo (Qualenergia.it - La Cina continua la sua corsa verde). La green economy ha avuto un ruolo centrale nel pacchetto anticrisi cinese stanziato a inizio 2009, con 67 miliardi a favore dell’economia a bassocontenuto di carbonio. Moltissimo si è fatto per le reti: 45 miliardi messi sul tavolo solo nel 2009 per ammodernare ed estendere le infrastrutture elettriche.

E a sostegno dell’energia pulita sono arrivati anche speciche leggi ed incentivi: obbligo per i produttori di elettricità di ricavarne una percentuale dalle rinnovabili, tariffe incentivanti, finanziamenti ai privati per installare piccoli impianti domestici, prestiti agevolati da parte delle banche di proprietà statale. L’ultimo provvedimento è l’obbligo stabilito a fine 2009 per i gestori della rete di acquistare tutta l’elettricità prodotta da impianti a rinnovabili. Nel caso non riuscissero ad accoglierla e ritardassero l’allacciamento dovranno pagare il doppio l’energia prodotta dall’impianto rimasto scollegato dalla rete. 

Queste politiche i risultati li hanno già dati: secondo l’ultimo rapporto UNEP (Qualenergia.it – Investimenti, il sorpasso delle rinnovabili), nel 2008, nonostante la crisi nel paese, gli investimenti nella green economy sono aumentati del 17%. Sempre in quell’anno – secondo l’associazione statale di categoria del settore – gli occupati nelle fonti rinnovabili in Cina erano 1,2 milioni e starebbero crescendo al ritmo di 100mila all’anno. Il paese attualmente è già il più grande mercato mondiale dell’eolico e il più grande produttore di moduli fotovoltaici e i target di installazioni domestiche di queste due tecnologie sono stati rivisti diverse volte al rialzo (Qualenergia.it  -  La Cina delle rinnovabili vola - In Cina tra due anni boom di impianti fotovoltaici)

Il nuovo obiettivo del 15% al 2020 dunque è fattibile e il cammino non pare essere nemmeno in salita. Nel 2009 il paese (secondo dati governativi) ha usato energia da rinnovabili per il 9,9% del suo fabbisogno totale, oltre 1,5 punti percentuali in più rispetto al 2008. In particolare circa il 4% del mix viene dalle rinnovabili “nuove” e cioè solare, eolico, biomasse e geotermia. Ed è proprio questi comparti che Pechino vuol raddoppiare nei prossimi dieci anni. Il 15% al 2020 è un obiettivo particolarmente significativo perché stiamo parlando di un paese immenso e il cui fabbisogno energetico sta crescendo come pochi altri.

Nel 2009, nonostante la crisi che ha fatto segnare un rallentamento nella crescita economica (“solo” un più 8,7%), la crescita dei consumi energetici ha ricominciato a galoppare. Nell’anno alle spalle la Cina ha consumato l’equivalente di 3,1 miliardi di tonnellate di carbone: un aumento del 6,3% rispetto all’anno precedente, mentre nel 2008 il fabbisogno era cresciuto “solo” del 4% e nel 2005 di ben il 9,5%. Per quanto riguarda il consumo di elettricità, i dati Iea parlano di un aumento del 15% annuo.

Proprio questo crescente appetito di energia, che il Governo vuole rallentare rispetto alla crescita economia, potrà essere un vantaggio per lo sviluppo delle rinnovabili: visto che deve aggiungere ex-novo impianti ed infrastrutture, la Cina (che pure conta ancora sul carbone per più della metà della nuova capacità installata) ha scelto di puntare alto sulle fonti pulite .

Editoriale
CoSviG a LIFE2020 traccia un bilancio della geotermia toscana

Nella manifestazione pisana per un confronto sui temi dell’acqua, dell’energia e del paesaggio Cosvig ha tracciato l’esperienza della geotermia toscana.

Nella giornata dedicata all’Energia della manifestazione che si è svolta a Pisa dal 14 giugno al 16 giugno dal titolo: “LIFE 2020” Piattaforma di comunicazione ambientale, Cosvig, il Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche, presente con il suo direttore Sergio Chiacchella ha tracciato l’esperienza sulla geotermia toscana. Un’esperienza che Cosvig sta esportando anche al di fuori dei confini nazionali attraverso percorsi di cooperazione internazionale che proprio negli stessi giorni lo vedono impegnato in scambi e progetti con una delegazione di tecnici e rappresentanti istituzionali di otto paesi europei in visita ai territori del Distretto delle energie rinnovabili toscano, nell’ambito del progetto Geocom.

Sergio Chiacchella partendo da una panoramica sulla storia e sulla presenza delle aree geotermiche su scala globale ne ha rilevato i risultati economici ed ambientali derivati dall'attuale utilizzazione, principalmente incentrata sulla geotermia ad alta entalpia. Un patrimonio storico della Toscana, il principale a livello nazionale, in cui si è sviluppata l’attuale capacità tecnologica dello sfruttamento del potenziale geotermico nella produzione di energia elettrica.

Il direttore di Cosvig ha poi sottolineato l'importanza dello sviluppo futuro della media e bassa entalpia. Un settore ancora poco sfruttato per dare risposta alle esigenze di riscaldamento e raffrescamento degli edifici, ma che potrebbe invece essere strategico per l’ottenimento degli obiettivi europei al 2020 dell’utilizzo di fonti rinnovabili, fissato al 17% per il nostro paese, per soddisfare il fabbisogno di calore, in particolare nel settore degli edifici, e funzionale anche al miglioramento dell’efficienza energetica.

In Toscana, grazie alle reti di teleriscaldamento che sfruttano il vapore geotermico sono ad oggi riscaldati 1.422.400 metri cubi che corrispondono a 4.474 utenze tra famiglie e aziende che ne possono beneficiare, nei comuni di Pomarance, Castelnuovo Val di Cecina, Monterotondo Marittimo e Santa Fiora.

E ciò equivale a 8.643 tonnellate di petrolio risparmiate all'anno, corrispondenti- a grandi linee- a

oltre 11 milioni di metri cubi di metano e a 26.793 tonnellate di CO2 non emesse ogni anno, pari alla quota di abbattimento di CO2 di circa 13.000 ettari di bosco.

Ed è in questo territorio esteso anche ai comuni di Montieri, Montecatini Val di Cecina,

Chiusdino, Radicondoli, Casole d'Elsa, Monteverdi M.mo che è sorto nel 2006, per effetto di un decreto regionale, il Distretto delle energie rinnovabili. Un territorio in cui- ha detto Chiacchella- <<si sta sperimentando un processo di sviluppo sostenibile attraverso la produzione e l'uso dell'energia da fonte rinnovabile, legando questi processi all'innovazione tecnologica e alla ricerca, da un lato, e alla tradizione alle risorse storiche e culturali e alle capacità produttive tipiche, dall'altro.>>

E’ nel Distretto che sono stati realizzati i due centri di eccellenza per le fonti energetiche rinnovabili, il Citt e il Cegl; è qui che è nata la prima Comunità del Cibo ad energia rinnovabile, in collaborazione con SlowFood e la Fondazione per la biodiversità, che rappresenta l’unica esperienza al mondo in cui si associa la qualità e la tradizione dei prodotti tipici all’uso di energia pulita nelle varie fasi della sua produzione.

E sempre qui, in particolare nel comune di Montecatini Val di Cecina è sorta la prima Wind farm, ed è in progetto, la seconda nel comune di Monterotondo Marittimo.

A tale proposito il direttore di Cosvig ha proposto di affiancare la metodologia illustrata nella sua introduzione da Riccardo Lorenzi, alla documentazione che il consorzio dovrà predisporre per l'ampliamento del parco eolico di Montecatini Val di Cecina in modo da farne un caso studio.

Riccardo Lorenzi ha infatti proposto una semplificazione degli elaborati per la Valutazione d’impatto ambientale per i progetti di produzione di energia eolica, così da renderli di più facile lettura ed evitare che si possano creare – come spesso accade- posizioni fortemente conservative da parte delle sovrintendenze.

Tornando alle esperienze maturate nel Distretto delle energie rinnovabili Sergio Chiacchella ha sottolineato come queste sono al centro dei progetti di cooperazione internazionale che Cosvig, assieme ai centri di eccellenza, sta portando avanti per favorire il trasferimento del know how, per fornire consulenza tecnologica, normativa e finanziaria per lo sviluppo delle risorse geotermiche in altri paesi d’Europa, come il progetto attivato con la Serbia. O come, infine, il progetto Geocom, Geothermal Communities, un esempio di cooperazione internazionale in cui si sta creando una rete delle conoscenze per permettere la replicabilità delle buone pratiche. Obiettivo di Geocom è quello di <<mostrare l’applicazione delle migliori tecnologie ad oggi disponibili nello sfruttamento dell’energia geotermica, combinate con misure di taratura ed efficienza in tre contesti pilota, in Slovacchia, Ungheria e Italia, e sarà la base per l’implementazione in altre comunità, già presenti nel progetto, di altri paesi europei>> ha spiegato Chiacchella e ha aggiunto che <<i sindaci partecipanti al progetto Geocom entreranno a far parte del Club geotermico e saranno chiamati a continuare ad operare anche dopo il periodo di fondazione delle Geothermal Communities stabilito dalla Comunità europea, come una rete permanente di sindaci interessati ad uno sfruttamento sostenibile della risorsa geotermica>>.

Un sistema di azioni pilota, combinate con la ricerca e gli sforzi di diffusione e disseminazione , che si attende possa consentire un consistente incremento degli investimenti nei sistemi geotermici, così da spingere nella direzione di uno sviluppo maggiormente consapevole e sostenibile sia per il pianeta che per le comunità locali.

GeotermiaNews - 2010-06-18

 
By Dr Wolf
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