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Uno 007 elettronico sotto terra Cosa c’è in profondità? Lo rivela dal cielo la macchina di un ex vigile di Rosignano

Il sistema si basa sulla emissione delle onde Vlf a bassissima frequenza e può individuare anche relitti subacquei

Il Tirreno, Cronaca Toscana
RINO BUCCI
2009-11-10

Si chiama Poseidon, come il dio greco del mare e dei terremoti ed è un occhio elettronico in grado di rilevare cosa nasconde la terra, fino a 2 chilometri di profondità. Il sensore, poco più piccolo di una scatola di fiammiferi, non è stato progettato da un team di cervelloni della Silicon Valley.

È stato invece progettato da un perito elettronico di Rosignano, Sergio Marchettini, e da suo figlio Marco.

E insieme al figlio, esperto di informatica, hanno dato vita alla Tecnosystem. Il sistema si basa sull’emissione delle onde Vlf a bassissima frequenza. Il Poseidon è un progetto che Marchettini ha in testa da quasi 20 anni, quando era vigile urbano al Comune di Rosignano e sognava di realizzare un radar che riuscisse a recuperare i reperti archeologici seppelliti sotto il terreno. Per quest’idea ha speso quasi 150mila euro e molte delle sue notti. Il sogno è diventato realtà nel 2005 quando è riuscito a mettere a punto l’occhio del Poseidon: il sensore. Oggi Marchettini collabora con il professor Alessandro Sbrana del dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Pisa e viaggia con il figlio in tutta Italia per scoprire che cosa abita sotto terra.

L’elicottero. La nuova frontiera del Poseidon è il cielo. Da qualche mese viene montato su di un elicottero telecomandato da Marco Meini, un pilota professionista. «In questo modo sorvoliamo i terreni che ci interessano - spiega Marchettini - e riusciamo a scansionare una superficie di 100 ettari in un solo volo».

Applicazioni. Il Poseidon può essere usato per molti scopi, sia civili che privati. «La maggior parte dei lavori - spiega Marchettini - riguardano la ricerca idrica e archeologica. Ci chiamano per rilevare le falde che servono per la costruzione dei pozzi. Ma lo strumento è utile anche a individuare reperti archeologici, residui bellici, discariche abusive o corpi sotto la neve. Inoltre, lo strumento può essere usato anche per vedere sott’acqua, e individuare i relitti».

La centrale geotermica. Il Poseidon sta sorvolando i cieli toscani alla ricerca di giacimenti geotermici a media entalpia, indicati per fare centrali elettriche a impatto zero. Il progetto è stato avviato dalla Regione in collaborazione con le Università di Pisa e Firenze.

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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