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Rinnovabili/ L'Italia fanalino di coda. "Il futuro è puntare sulla geotermia"

Lo scarso sviluppo nel nostro Paese delle energie alternative non è un problema di costi. Ne è convinto Francesco Zarlenga, project manager Enea, che ad Affaritaliani.it spiega come lo scoglio dei prezzi si supera con le politiche energetiche. Il fututo delle rinnovabili? La risorsa geotermica a bassa entalpia. "Le prospettive sono estremamente incoraggianti: guardate la Svizzera". Ecco di che cosa si tratta e come funziona.

Affaritaliani.it
Francesca Romana Gigli
2009-07-13

Dott. Zarlenga, nel nostro Paese si parla oramai spessissimo di energie alternative e di fonti rinnovabili, ma spesso vengono omessi dei passaggi che, non dico siano risolutivi, ma che potrebbero quantomeno lanciare l’input per gettare delle solide basi per il cambiamento… Quali sono?
"Occorre  operare distinzioni a seconda della tipologia di energia alternativa, dati ENEA (Rapporto Energia e Ambiente,  2005) indicano che nel 2004 la produzione energetica da fonti alternative è stata pari a 55.692 MW, così suddivisi. E’ chiaro tuttavia che il meccanismo atto a gettare le basi di cambiamento è quello legislativo".


Perché siamo ancora così indietro in Italia?
"Come si vede alcuni settori sono storicamente ben sviluppati come l’idroelettrico, anche se non più potenziabile per mancanza di siti idonei, ed altri molto meno come il fotovoltaico che è un po’ il fanalino di coda. E’ chiaro che questa situazione rispecchia le politiche settoriali, il problema dei costi e delle scelte programmatiche seguite fino ad oggi dal sistema paese e dal maggiore produttore energetico nazionale, l’Enel".


E’ solo un problema di costi?
"Parzialmente è un problema di costi, in realtà il problema dei costi si supera con le politiche energetiche, è chiaro che se il problema viene delegato al singolo privato e in assenza di politiche, il problema di fondo è solo il costo. Un buon esempio di politiche settoriali è la legge n. 1746 (Finanziaria 2007), che all’ Art. 22 elencava le “Agevolazioni tributarie per la riqualificazione energetica degli edifici” e che  prevedeva detrazioni d’ imposta per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti. All’ Art. 23 erano anche elencate “Misure di sostegno per la promozione di nuova edilizia ad alta efficienza energetica” che prevedevano un contributo pari a al 55% degli extra costi per conseguire un valore limite di fabbisogno di energia, per gli interventi di realizzazione di nuovi edifici e nuovi complessi di edifici".

Ad esempio perché in Italia non viene sfruttata la risorsa geotermica a bassa entalpia?
"L’Italia è stato il primo paese al mondo a sfruttare l’energia geotermica ad alta entalpia per la produzione di energia elettrica a Lardarello, dove le centrali geotermiche producono circa 5 miliardi di kWh di energia elettrica, pari al fabbisogno energetico di circa 2 milioni di famiglie italiane. Nonostante questo indubbio record italiano tuttavia poco si è fatto per l’utilizzo dei fluidi a bassa e media entalpia. Nel mondo nel 2000, per quanto riguarda gli usi non elettrici dell’energia geotermica (o usi diretti del calore geotermico) la potenza installata era pari a 15.145 MWt e l’energia utilizzata era pari a 190.699 TJ/anno. Attualmente si conoscono usi non elettrici dell’energia geotermica in 58 paesi, mentre nel 1995 il loro numero era limitato a 28 e a 24 nel 1985. L’uso non elettrico più diffuso nel mondo (come potenza installata) è rappresentato dalle pompe di calore (34,80%), seguito da balneologia (26,20%), riscaldamento di ambienti (21,62%), serre (8,22%), acquacoltura (3,93%) e impieghi industriali diversi (3,13%).
Tuttavia, nonostante lo scarso impiego areale della risorsa, non mancano in Italia esempi che sono indicati su scala mondiale come ottimi esempi di utilizzo, come il caso del teleriscaldamento di Ferrara".

Come funzionano le pompe di calore?
"Attualmente, gli impianti di riscaldamento e di raffrescamento che sfruttano la geotermia, rappresentano la scelta più razionale ed economica nel campo dell’utilizzo dell’energia. Questo tipo di realizzazione impiantistica consente di massimizzare il rapporto fra energia utilizzata e risorse impiegate. Quando si parla di geotermia, molto spesso si pensa soltanto al vapore da utilizzare in centrali termoelettriche, o alle acque termali, ma in realtà il sottosuolo è un immenso serbatoio termico dal quale estrarre calore d’inverno, ed al quale cedere calore d’estate e la pompa di calore è lo strumento che consente di utilizzare il calore geotermico. La pompa di calore è una macchina per il riscaldamento di edifici e per la preparazione di acqua calda ed è una valida alternativa alla caldaia a olio o a gas".

Hanno un duplice utilizzo?
"Sì, le pompe di calore hanno un duplice utilizzo,  infatti nel caso in cui si abbia sia l’interesse a riscaldare (ad esempio durante l’inverno) che a raffrescare (ad esempio, durante l’estate), la pompa si dice "reversibile".

E’ praticamente un processo invertito rispetto a quello che avviene spontaneamente in natura?
"Esatto, tale processo è inverso rispetto a quello che avviene spontaneamente in natura ed è dovuto al fatto che viene fornita energia elettrica alla macchina che "pompa calore". Il principio di funzionamento che sta alla base della pompa di calore è un ciclo termodinamico chiamato ciclo frigorifero, o ciclo motore inverso, ed è analogo a quello che sta alla base di un comune frigorifero".

Quali sarebbero le forme di utilizzo delle risorse geotermiche?
"Un esempio storico italiano è l’utilizzo della risorsa a scopo termale, ma viene utilizzato anche in agricoltura e nell’ industria".

Dove troviamo in Italia le “fonti di calore”?
"Ecco una mappa dettagliata"

Qual è il ruolo del geotermico nella comunità europea?
"Molto limitata"

Quali le prospettive future?
"Le prospettive future sono  estremamente incoraggianti, per far comprendere al meglio le possibili dimensioni del fenomeno basta riportare l’esempio svizzero, che non è notoriamente un paese ricco di questa risorsa. Le gallerie che attraversano i massicci rocciosi drenano le acque sotterranee che incontrano. Queste acque sono evacuate verso l'esterno delle gallerie mediante dei canali e vengono generalmente riversate nei corsi d'acqua. In funzione dello spessore delle rocce che ricoprono il tunnel, la temperatura delle acque intercettate è compresa fra i 20 e  i  40° C. Se in quantità significative, questa potenziale risorsa geotermica può essere utilizzata per coprire il fabbisogno energetico dei consumatori vicini agli sbocchi delle gallerie. Con più di 700 tunnel ferroviari e stradali, la Svizzera possiede una delle maggiori densità riguardo a questo genere di opere. Da un censimento tra 600 opere e una pre-selezione di 130 gallerie in Svizzera, è stato realizzato uno studio del potenziale geotermico in 15 gallerie, principalmente in regioni alpine. Questo studio si è concentrato sulla portata d'acqua e la temperatura all'uscita, l'esistenza e la prossimità di potenziali consumatori di calore. Le portate estratte da queste gallerie vanno dai 360 ai 18.000 litri al minuto, mentre le temperature sono comprese tra i 12 e 24° C. Con questi due parametri è stato calcolato il potenziale geotermico, vale a dire la potenza energetica che ogni galleria potrebbe fornire. Il potenziale geotermico totale delle 15 gallerie analizzate ammonta a 30.000 kW, che rappresenta l'equivalente del fabbisogno per il riscaldamento di circa 4.000 economie domestiche. Attualmente, l'energia geotermica di sei gallerie è utilizzata per i fabbisogni di riscaldamento di alcuni locali".

Quali le difficoltà?
"Le difficoltà sono legate soprattutto alla formula da adottare per incentivare l’utilizzo della risorsa, che non sempre è dovuta a scarsa volontà ma solo a scarsa conoscenza, pertanto lo strumento legislativo, al quale devono associarsi forme di incentivazione/disincentivazione, soprattutto per il nuovo edificato, rappresenta lo strumento più utile per superare le difficoltà attualmente esistenti".

Editoriale
CoSviG e Ugi al tavolo del Ministero dello Sviluppo economico per discutere del sistema incentivi per la produzione geotermoelettrica

Il Ministero dello Sviluppo economico ha convocato ieri a Roma CoSviG e Ugi in risposta alle richieste di incontro per discutere della proposta di decreto sugli incentivi alle rinnovabili elettriche (escluso il fotovoltaico).

La filiera geotermica si è mobilitata in queste settimane per cercare di evitare che una revisione del sistema d’incentivazione del settore potesse mettere a rischio il quadro favorevole che si è delineato, in poco più di due anni, dall’approvazione delle norme di riassetto dell’intero comparto.

Dopo la riunione delle aziende che operano e che hanno fatto richiesta di permessi di ricerca di risorse geotermiche in Toscana, organizzata da CoSviG e da cui era partita una lettera di richiesta di incontro con Regione e Ministero, tutta la filiera si è riunita a Roma mercoledì 31 gennaio su iniziativa dell’Unione Geotermica Italiana (UGI) per discutere come continuare ad agire.

Da quell’incontro è emersa una posizione comune riassunta in una nota di UGI che è stata portata all’incontro cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiamato CoSviG e UGI giovedì 2 febbraio.

“Riteniamo – si legge nella nota - che non possa essere vanificata la grande aspettativa di sviluppo nel settore geotermico che si basa sull’enorme disponibilità di risorse che tutto il mondo ci invidia e sulla valorizzazione di una filiera italiana da sempre all’avanguardia”.

“In poco più di due anni - sono state presentate in Italia, da circa una trentina di imprese italiane e straniere, più di 110 richieste per nuovi permessi di ricerca di risorse geotermiche per la produzione di energia elettrica. Una vera e propria esplosione di richieste che non ha precedenti nella storia italiana dello sfruttamento della geotermia a fini termoelettrici“.

Se queste iniziative avessero tutte esito positivo il conseguente potenziale produttivo “potrebbe andare molto al di là di quanto previsto nel Piano di Azione italiano per le fonti rinnovabili (PAN), già nell’arco di 10 anni“.

Il PAN stabilisce, infatti, che la risorsa geotermica nel settore elettrico debba aumentare la propria capacità di circa 170 MW, dal 2010 al 2020, per arrivare a una produzione annua di circa 1100 GWh. Obiettivi di sviluppo in termini di capacità installati possibili e anche superabili, anche senza le nuove istanze di permesso di ricerca ma, spiega la nota, “il conseguimento del potenziale legato alle nuove iniziative sarà però possibile solo in presenza di un quadro chiaro e definito di regole, sia dal punto di vista dei sistemi di incentivazione che dei regimi autorizzativi“.

Se poi si considera il contributo che potrà venire con i nuovi permessi di ricerca richiesti per cui è ipotizzabile che “potranno essere autorizzati per una superficie presunta prossima a 10.000 km2“, la stima che si legge nella nota è “che i fluidi geotermici reperibili possano essere sufficienti per l’installazione di alcune centinaia di MW di nuova potenza, incrementando ulteriormente le stime del PAN“.

Un potenziale delle risorse davvero eccezionale che ha stimolato un grande interesse del mercato che porta “prudenzialmente a stimare che nel settore geotermoelettrico potrebbero essere attivati investimenti per circa un miliardo di euro nell’arco del prossimo decennio“.

C’è poi da considerare che questo potrebbe produrre anche un grosso sviluppo economico del settore tecnologico, dato che “le richieste per i nuovi Permessi di ricerca fanno riferimento, in molti casi, alla possibilità di produzione geotermoelettrica da risorse di media temperatura, resa oggi economicamente conveniente dallo sviluppo tecnologico per mezzo di tecnologie a ciclo binario, in cui l’industria Italiana è ben presente“.

C’è però un pericolo che incombe.

“Questo scenario virtuoso sia per l’economia che per l’ambiente – spiegano i rappresentanti dell’interesse diffuso nell’ambito della filiera geotermica -rischia di sfumare se non verranno definite e condotte adeguate politiche di promozione della risorsa geotermica che consentano alle istituzioni (centrali, regionali e locali) di affrontare insieme alle imprese, le principali criticità“.

Queste criticità spiegano CoSviG e UGI sono costituite dalla definizione dei regimi d’incentivazione, della valutazione e riduzione del rischio minerario, della semplificazione e gestione delle procedure autorizzative, dell’accettabilità sociale degli impianti.

“La mancanza di strumenti specifici di sostegno alla riduzione del rischio minerario (che sarebbero indispensabili anche in Italia, ed esistenti invece in realtà come la Germania), porta a considerare il livello d’incentivazione atteso anche come strumento per sostenere gli oneri assicurativi legati al rischio minerario“.

La raccomandazione è poi rispetto alle scelte sui regimi d’incentivazione per la produzione geotermoelettrica che “devono tenere conto anche dei benefici per la gestione della rete elettrica legati a un regime di produzione costante e non intermittente, nonché del basso impatto ambientale e territoriale della geotermia rispetto ad altre fonti rinnovabili, soprattutto se si considera la re-immissione nel serbatoio dei fluidi incondensabili”.

Scelte che “qualora non accuratamente ponderate, potrebbero vanificare i lusinghieri risultati già raggiunti dal processo di rilancio del settore, tramite la sua completa liberalizzazione e con le moltissime iniziative degli operatori nel campo della ricerca della risorsa”.

“La riduzione degli incentivi – inoltre- porterebbe una contrazione degli investimenti anche nel rinnovo degli impianti esistenti con conseguenze occupazionali sull'indotto già esistente, con forti negatività sociali, nelle zone geotermiche tradizionali”.

Entrando nel merito del sistema degli incentivi CoSviG e Ugi sostengono che “è totalmente condivisibile l’impostazione della nuova normativa per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, tra i cui criteri generali vi è l’affermazione che: “l’incentivo ha lo scopo di assicurare una equa remunerazione dei costi di investimento ed esercizio” (art. 24 del Dlgs n. 28/2011) “.

Viene però sottolineato che le bozze del decreto ministeriale previsto da quella norma indicano “livelli d’incentivazione della produzione di energia da fonte geotermica molto inferiori rispetto a quelli attualmente assicurati dai Certificati Verdi e dalla Tariffa Omnicomprensiva, ma anche inadeguati rispetto alla necessità di assicurare una equa remunerazione dei costi di investimento ed esercizio alle tecnologie disponibili in questo settore”.

Se negli anni passati, si legge nella nota, “i settori fotovoltaico ed eolico si sono fortemente avvantaggiati e consolidati grazie agli incentivi esistenti, il settore geotermico si avvantaggia ora del mutato quadro di interesse e rinnovo normativo” e “nella fase di rilancio necessita del massimo supporto per lo sviluppo di tutta la filiera, la quale tecnologicamente è già presente ma non sviluppata in Italia”.

Le misure minime d’intervento, necessarie per un regime d’incentivazione adeguato al settore geotermoelettrico, sarebbero quindi le seguenti:

- gli incrementi d’incentivazione per gli impianti con totale re-iniezione del fluido ed emissioni nulle (non riconducibili ad impianti sperimentali ex art. 3 bis del Dlgs n. 22/2010) dovrebbero essere previsti sia per i nuovi impianti che per quelli esistenti;

- per le specificità legate alle tecnologie oggi disponibili, il valore della potenza di soglia previsto per il regime delle aste al ribasso, dovrebbe essere innalzato a 10 MW;

- gli incrementi d’incentivazione per il primo scaglione di capacità installata su nuove concessioni dovrebbero essere riferiti ai primi 20 MW realizzati;

- i valori per “i costi specifici di riferimento per gli interventi di rifacimento parziale e totale”, riportati da tutte le bozze di DM disponibili, presenti nella Tabella I dell’Allegato 2, sono considerati sottostimati;

- il livello minimo d’incentivazione necessario al sostegno del settore non può essere inferiore a quello assicurato dagli strumenti preesistenti, cui dovrebbe essere aggiunto un riconoscimento dovuto agli oneri per il rischio minerario e ai benefici per la gestione della rete elettrica e per l’impatto dell’indotto sull’economia italiana.

- l’opportuna introduzione di una tariffa specifica omnicomprensiva per gli impianti sperimentali fino a 5 MW (riconducibili ad impianti sperimentali ex art. 3 bis del Dlgs n. 22/2010).

Redazione - 2012-02-03

 
By Dr Wolf
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