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Quattro punti per l´economia ecologica della Toscana

Greenreport.it
Anna Rita Bramerini, Assessore Tutela Ambiente ed Energia Regione Toscana
2012-05-22

Un piano regionale per lo sviluppo sostenibile, infrastrutturazione telematica, governo dei flussi di energia e di materia. Ovvero, una nuova politica economica
di Anna Rita Bramerini

L’ideologia nuovista del post-industriale che ha caratterizzato il dibattito anche a sinistra negli ultimi 20 anni è rimasta ideologia e il dibattito sul consumo di territorio ne è un risultato diretto. Se vogliamo garantire il vivere bene in Toscana anche alle generazioni future non c’è altra strada che dare “senso e verso” alla ricerca indirizzandola alla sostenibilità e ciò è possibile solo con un manifatturiero strutturato e con istituzioni territoriali consolidate come le nostre.
Senza avere la pretesa dell’esaustività, voglio indicare almeno quattro punti sui quali, a mio parere, è possibile “svoltare”.
Il primo punto, da tempo maturo, attiene all’organizzazione di una macchina amministrativa strutturata al perseguimento dello sviluppo economico, da un lato e alla salvaguardia ambientale, dall’altro. L’esistenza dell’assessorato all’ambiente né è la prova tangibile.
Ma anche tutta la strumentazione pianificatoria risponde a questa logica oramai “datata”. Un Piano Regionale di Sviluppo, pure improntato alla sostenibilità, che sta sopra e un Piano Regionale di Azione Ambientale che sta sotto. Intendiamoci, già il fatto che uno non sta da una parte e uno dall’altra è stato ed è tutt’ora indice di innovazione assoluta nel panorama delle politiche programmatorie regionali. Ma questo non è più sufficiente. Si potrà praticare davvero una programmazione per lo sviluppo sostenibile quando emanciperemo le strutture amministrative dalla salvaguardia ambientale e le integreremo mettendole al servizio di un Piano Regionale per lo Sviluppo Sostenibile.
Il secondo punto attiene al rapporto fra economia della conoscenza e necessità/capacità di fare sistema in Toscana.
Nel bene e nel male l’economia della conoscenza è economia della velocità della conoscenza. E questa è un tutt’uno con la rete e la sua funzionalità e disponibilità.
La Toscana registra circa 420 mila imprese con una media di circa 3 addetti. Il 55% delle imprese manifatturiere è sotto 10 addetti. E di queste solo il 12 % adopera internet per l’e-learning e per relazionarsi in rete (e solo il 40% delle famiglie). L’Europa scommette su fibra ottica, banda larga e wireless. In Inghilterra il 60% della popolazione ha a disposizione queste infrastrutture. In Italia neanche il 20%. Fra le infrastrutture di cui ha più bisogno la Toscana è questa quella prioritaria per un colpo di reni in funzione di un suo deciso e definitivo orientamento verso la sostenibilità.
Il mercato non porterà mai queste infrastrutture in zone non remunerative. E se vogliamo investire davvero sulla sostenibilità del futuro della Toscana, banche, imprese, università e istituzioni sono i soggetti da mettere in rete in modo progressivo e continuativo per emanciparci da un localismo troppo spesso praticato come separatezza per affermare, invece, un localismo come componente di sistema. In questo sforzo occorre finalmente integrare anche la grande impresa, pubblica e privata. In questa direzione stiamo lavorando, sostenendo con risorse significative gli investimenti per l’infrastrutturazione telematica.
Il terzo punto attiene ad uno dei due motori del metabolismo economico: i flussi di energia.
I risultati del Pier già si vedono in modo sensibile, tuttavia non possiamo nasconderci che in Toscana il rapporto fra produzione e consumi è ancora sbilanciato su questi ultimi. Dunque il risparmio, l’efficienza e le rinnovabili devono essere il vero assillo non solo della Regione e delle istituzioni, ma anche dei cittadini e delle imprese. Partirà una campagna di comunicazione/informazione a questo proposito perché non possiamo permetterci asimmetrie comportamentali né possiamo su questo dividerci fra chi fa domande e chi deve rispondere. Su questo terreno, i flussi di energia, abbiamo (in tutti i sensi) i numeri e dunque possiamo agire con ancora maggior convinzione corale sapendo che non ci sarà transizione alcuna verso le rinnovabili, avendo escluso nucleare e carbone, senza un utilizzo del gas.
Il quarto e ultimo punto riguarda l’altro corno del metabolismo economico: i flussi di materia. Mentre per l’energia, come detto, siamo ben oltre la tematizzazione, sui flussi di materia non siamo, purtroppo, neanche a questo. Tanto che si scambiano questi ( i flussi di materia) con la loro “coda” ovvero, i rifiuti. E ciò inchioda la società Toscana in discussioni interminabili circoscritte ad una fase ultraminoritaria del problema imponendo una evidente e pericolosa asimmetria nell’allocazione delle risorse destinate sia alla prevenzione, che alla gestione, che ai controlli.
I numeri dell’Istat ci danno per la scala Paese queste proporzioni: circa 2 miliardi di tonnellate/anno di flussi di materia attraversano il metabolismo economico; di cui sono stimati ( o meglio sottostimati) 140 milioni di tonnellate/anno di rifiuti totali; di cui sono contabilizzati poco più di 30 milioni di rifiuti urbani. E’ noto che in Toscana la stima per i rifiuti totali è di circa 10 milioni di tonnellate/anno di cui circa 2,5 milioni sono i rifiuti urbani. Ma non sappiamo qual è il flusso di materia complessivo che attraversa la nostra regione e dunque non abbiamo termini di paragone per avviare programmi di riduzione seri che incidano davvero, oltre la testimonianza, sulla “coda della coda”.
Contabilizzare i flussi di materia in Toscana, con la stessa metodologia di Eurostat e di Istat, diventa dunque un imperativo per mettere mano con cognizione di causa al governo delle grandissime cifre (dai grandi impatti) dei flussi fisici per non esaurire tutti gli sforzi sulle piccole cifre (dai minori impatti). A questo stiamo lavorando con Irpet e con le agenzie ambientali. La prossima pianificazione non potrà che riguardare tutte e quattro le fasi alimentate dai flussi di materia: estrazione, trasformazione, distribuzione, consumi. Ovvero, la politica economica della Regione.

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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