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Prove di smart grid

Nasce l'idea di una rete a generazione diffusa per l'area alpina, che integra, fonti rinnovabili e Ict

Il Sole 24 Ore
Cristina Forghieri
2009-09-10

Il raggiungimento degli obiet­tivi europei per le fonti rinnovabili (20% dei consumi al 2020) sarà possibile solo se si arriverà a integrare nelle reti elet­triche l'insieme delle piccole unità della generazione distribuita. Que­sto presuppone però progettare nuovi sistemi di gestione delle stes­se reti: sfida che è stata accolta dai partner di Alpenergy, che hanno avviato un progetto comune per le reti elettriche della zona alpina. Isei paesi che hanno aderito (Ger­mania, Svizzera, Francia, Italia, Slo­venia e Austria) si sono per ora con­centrati sullo sviluppo di un modello di rete intelligente da applicare a livello locale, in grado di accoglie­re in modo ottimale sulla rete di di­stribuzione (quella a media/bassa tensione) gli apporti che vengono dal fotovoltaico, dal mini idroelet­trico, dagli impianti rinnovabili alimentati a biogas e biomasse e, in futuro, dal mini eolico.

In concreto, dopo tanto parlare di smart grid, che restano ancora sulla carta, e qualche confusione da parte dell'opinione pubblica con la telegestione dei contatori intelligenti. l partner si stanno impegnan­do per sviluppare un "virtual power system" che, integrando reti elettriche e reti di comunicazione (quindi con il decisivo apporto dell'Ict), sia in grado di combinare il carico e la produzione di energia nelle diverse realtà coinvolte. Una soluzione che tende a rendere auto­nome le singole porzioni di rete e che deve essere tagliata su misura territorio per territorio, in funzione dei consumi energetici locali e della quantità/tipologia di generazio­ne diffusa esistente.

Per l'Italia, il partner di riferimen­to è la Fondazione Politecnico di Milano, the si avvale delle competen­ze dei Dipartimenti di ingegneria gestionale ed e energia dell'ateneo milanese. Quest’ultimo, in particolare, collabora con i colleghi del Po­litecnico francese di Grenoble e con quelli dell'Istituto Alari dell'Università di Lugano. Tra i ri­cercatori impegnati nel progetto, Marco Merlo e Maurizio Delfanti spiegano come con la crescita dei numeri della generazione diffusa si imponga la necessità di individuare strumenti per superare il modello tradizionale di rete di distribuzione, impostato su un'unica direzio­ne: dall'alto; e cioè dalla rete di trasmissione, verso il basso. Impostazione oggi messa in crisi dall'appor­to dal basso della piccola generazione diffusa. «La quale - proseguono - creano non pochi problemi ai gestori della rete, che devono rispettare i li­velli di qualità del servizio, molto elevati specie nel nostro paese, e as­sicurare che l'energia trasmessa coincida con quella richiesta. Ma questa variabile, con gli apporti del­la generazione diffusa, non può più essere pianificata con esattezza e ciò può provocare problemi di so­vraccarico, con guasti e rischi di mi­ni black-out. Il "virtual power sy­stem" dovrebbe servire a garantire il bilanciamento distribuzione/con­sumo non solo a fine anno, ma, sin­cronizzando su orizzonti temporali sempre più stretti la produzione con il consumo e ottimizzando il contributo delle fonti rinnovabili ri­spetto a quelle fossili».

In altre parole, si tratta di costrui­re un sistema informativo che utilizza la normale rete di internet, o in alcuni casi canali di comunicazione ad hoc, e che raccoglie in tem­po praticamente reale l'andamen­to sia della produzione che del con­sumo. Le punte di carico sono riconosciute dal software di gestione, che interviene per il bilanciamento e fornisce indicazioni per l'autoregolazione dei consumi, promuovendo in questo modo un uso più razionale dell'energia da parte dell'utenza: altro tassello indispensabile per raggiungere gli obiettivi europei al 2020. L'applicazione ha un ambito locale presuppone a monte il censimento di tutti gli impianti di micro generazione presen­ti sul territorio e la mappa dei singo­li punti di consumo.

Per l'Italia la prima fase di speri­mentazione del nuovo sistema è prevista entro il prossimo anno nella provincia di Mantova, caratteriz­zata da una buona presenza di foto­voltaico e da impianti a biogas, alimentati con gli scarti provenienti dall'agricoltura e dagli allevamenti zootecnici della zona. Dopo Mantova, sono previsti altri due impianti sperimentali: a Belluno e in Val d'Aosta, che sono entrati recente­mente nel progetto Alpenergy. .

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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