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L´insostenibile assenza di un piano energetico nazionale

L’Italia è un paese povero di materie prime e ancor di più di risorse energetiche, almeno nel senso classico del termine: fonti fossili ed energia nucleare. Se volesse potrebbe invece ritenersi un paese assai ricco di fonti rinnovabili: sole e vento, geotermia e biomasse, ma non sembra voler sfruttare questi giacimenti naturali.

Greenreport.it
Lucia Venturi
2009-07-20

La corsa è invece a cercare di mantenere più o meno stabile l’attuale mix di approvvigionamenti energetici, rilanciando l’opzione nucleare da una parte e posizionandosi a livello internazionale per aumentare le quote di gas a disposizione e per confermare il ruolo di paese raffinatore nel bacino del Mediterraneo.
Tutto questo non tanto in risposta ad una strategia di politica energetica nazionale quanto in ossequio ad una politica di espansione delle principali major energetiche che operano nel nostro paese.
Il recente richiamo fatto dal presidente dell’ l´Autorità per l´energia e il gas sulla mancata liberalizzazione delle reti per il gas, di cui rimane fermo monopolista l’Eni, e la risposta data dal governo a tale proposito, si può infatti leggere in questa direzione.
Una posizione che dalle pagine del Corriere della Sera, Massimo Mucchetti, definisce bipartisan, dal momento che sia l’attuale governo, sia il precedente che hanno legiferato in materia, non hanno poi in realtà dato seguito alle norme prorogandone i termini.
«Il principio della terzietà delle reti di trasporto dell´ elettricità e del gas – scrive Mucchetti-risale al decreto Letta del maggio 2000 e la cessione di Snam Rete Gas, secondo a legge Marzano dell´agosto 2004, avrebbe dovuto realizzarsi entro giugno 2007. L´idea liberalizzatrice è dunque bipartigiana. Ma bipartigiani sono anche i rinvii: il governo Berlusconi rimanda l´operazione a fine 2008 e il governo Prodi ne fissa il termine entro 24 mesi dall´entrata in vigore del decreto di attuazione che, a tutt´oggi, non è stato emanato né mai lo sarà, in ossequio alle richieste dell´Eni, renitente a cedere le infrastrutture, tubi e stoccaggi, che proteggono la sua posizione dominante nel settore del gas».
Una posizione resa ancora più stabile dagli accordi con Russia, Algeria, Libia e rafforzata dal fatto che in pochi mesi sono stati firmati diversi decreti per il rilascio della Via a rigassificatori che permetteranno l’arrivo di gas liquefatto e quindi di ulteriore disponibilità di questo combustibile, che come si apprende dal recente rapporto statistico di Terna serve a produrre già attualmente più del 65% di energia elettrica.
Una strategia per la fase di transizione verso un futuro a minore impatto di carbonio? No, naturalmente, perché non c’è un numero programmato di rigassificatori da realizzare ma si lascia al mercato stabilire quanti ne riusciranno a mettere in cantiere e perché a questa “strategia” si associa appunto la conversione a carbone di centrali a olio combustibile e una ipotizzata costruzione di almeno 12 centrali nucleari di qui al 2050. Non certo per rispondere alle richieste di fabbisogno futuro, che in assenza di un piano energetico nazionale non sono note, ma solo ipotizzate, bensì per permettere appunto alle principali aziende che detengono il monopolio energetico di porsi a livello di competitori nel mercato elettrico: fatto ne è che nel 2008 si è registrato un saldo positivo dell’energia esportata verso altri paesi pari ad un +28,3%.
Una strategia che forse farà guadagnare alle aziende del nostro paese accordi commerciali e competitività e che dal momento che per quanto riguarda Eni, il ministero del Tesoro è ancora uno dei principali azionisti, potrà avere ritorni anche per le casse dello Stato, ma che in termini di sostenibilità, lungimiranza e di impegni per un futuro a basso impatto di carbonio lascia del tutto a desiderare.

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
By Dr Wolf
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