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La rivoluzione verde delle imprese italiane

I nomi dell'economia verde italiana non sono pochi, spesso si tratta di aziende con una lunga storia alle spalle, ma in tutt'altro settore. Quando nel 1966 Mario Campinoti fondò l'Europea, a Casole d'Elsa, in provincia di Siena, non avrebbe mai pensato che un giorno sarebbe diventata leader in Europa nel settore delle energie rinnovabili.

Il Sole 24 Ore
Eleonora Della Ratta
2012-05-21

Negli anni Sessanta era la produzione di materiale edile il core business dell'azienda che, negli anni, ha ampliato la gamma dei propri prodotti e ha creato il gruppo Pramac Spa, con stabilimenti in tutto il mondo, quotato in Borsa dal 2007. Attivo nella produzione e commercializzazione a livello mondiale di gruppi elettrogeni per la generazione di energia elettrica, macchinari per la movimentazione logistica interna, il gruppo oggi punta sulle rinnovabili per garantirsi uno sviluppo concorrenziale. «Il prossimo 23 luglio sarà inaugurato lo stabilimento svizzero di Riazzino – spiega Paolo Campinoti, ad di Pramac - e daremo il via alla produzione e distribuzione sul mercato dei nostri moduli fotovoltaici di ultima generazione, a "film sottile", denominati Pramac Luce Micromorph».
Una nuova tecnologia che permette di avere un prodotto a costi inferiori e un rendimento maggiore: «I moduli producono il 15% in più di energia su base annua rispetto ai pannelli tradizionali, hanno un design raffinato e sono integrabili dal punto di vista architettonico oltre ad essere eco-compatibili – spiega Campinoti -, solo con questa nuova produzione stimiamo di raggiungere entro la fine dell'anno un fatturato di circa 18 milioni di euro».
L'energia verde è stata una via per restare competitivi nonostante la competitività dei Paesi del Far East per Solsonica, la società di Cittaducale (Rieti) appartenente al gruppo Eems: «Dal 1970 produciamo semiconduttori, ma la forte concorrenza della Cina ci ha spinti a diversificare – spiega Giuseppe Scopigno, responsabile comunicazione Solsonica -, nel 2005 la Eems ha così aperto due filiali in Cina e una a Singapore per continuare la produzione di semiconduttori, mentre nel 2007 abbiamo costituito Solsonica nella sede italiana, che conta 200 dipendenti, per capitalizzare la nostra esperienza legata alla lavorazione del silicio e sfruttare le opportunità rappresentate dallo sviluppo del fotovoltaico». La scelta è ricaduta sul fotovoltaico: «È un mercato con buone prospettive, dove potevamo sfruttare il nostro know-how tecnologico – spiega Scopigno –, inoltre in Italia mancava una filiera produttiva per sostenere la crescita del mercato fotovoltaico e siamo stati tra i primi a produrre le celle e i pannelli».
L'80% della produzione è destinata al mercato nazionale, ma dallo scorso anno è iniziata l'esportazione di moduli fotovoltaici anche in Germania e Spagna: il primo anno di attività si è chiusto con un fatturato di 20 milioni di euro, il 12% dei 154 milioni totali: «Si tratta di un'attività collaterale che sta prendendo sempre più valore: nel primo trimestre di quest'anno abbiamo già fatturato sei milioni, il 25% del totale». Dal Trentino alla Sicilia si trovano storie di qualche visionario che ha visto nell'energia solare il futuro o di chi ha delocalizzato attività poco competitive e si è concentrato su un futuro verde. Il gruppo Moncada Energy Group di Agrigento è stato uno dei primi: «Abbiamo sfruttato le nostre competenze ingegneristiche per creare impianti eolici, poi abbiamo continuato con i pannelli solari e abbiamo appena finito la realizzazione di tre impianti a biomasse – racconta Salvatore Moncada, ad del gruppo – all'inizio sembravamo solo dei sognatori, ma puntare sulle rinnovabili ha permesso una crescita notevole e adesso costituisce la metà del nostro fatturato». La sede siciliana conta 220 addetti e un fatturato di 70 milioni di euro: «Per il 2010 prevediamo di arrivare a 500 dipendenti e 200 milioni di fatturato, di cui 120 milioni provenienti dal settore energia».
Nuovi posti di lavoro, con ripercussioni positive sull'indotto, investimenti all'estero per acquistare terreni, come quelli in California dove nei prossimi mesi verrà creato un nuovo impianto solare: «Nell'idea di Barack Obama la green economy comporta nuovi posti di lavoro su tutta la filiera, ma in Italia non è così – lamenta Moncada - non è una strada in discesa, purtroppo, anzi le difficoltà burocratiche aumentano ogni giorno e manca una sana competitività, mentre è molto più facile lavorare all'estero».

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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