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La Maremma si nutre di geotermia

Per il fotovoltaico la provincia di Grosseto si piazza al quarto posto in Toscana. Energia alternativa prodotta in gran quantità grazie al calore della Terra

Corriere di Maremma
Elena Del Santi
2009-07-02

La Maremma ha scommesso da tempo sulla partita delle rinnovabili. Lo stato delle fonti energetiche verdi sul territorio, a distanza di anni di campagne promozionali all’insegna dello sviluppo sostenibile, è stato fotografato da Solaria, l’azienda nata dalla collaborazione tra Legambiente, Banca della Maremma, Confartigianato e Cna. Dal rapporto, presentato ieri all’ex Enaoli di Rispescia, emerge, prima di tutto, che nella provincia di Grosseto il fabbisogno di energia elettrica, industrie comprese, è di circa 950 gigawatt ora all’anno. Ben al di sopra è la produzione di energia sul territorio, pari a 1.280 gigawatt ora. A incidere però è la presenza dei grandi impianti, in particolare quelli geotermici. Come fatto notare dal direttore di Solaria, se non vengono considerati nel conto, la produzione energetica in Maremma scende enormemente a coprire solo il 20 per cento del fabbisogno. Insomma, la geotermia è la risorsa più sfruttata. Seguono, sempre a livello provinciale, l’uso delle biomasse (124 Gwh/anno), l’eolico (40,1 Gwh/anno), il biogas (16), il fotovoltaico (6,3), l’idroelettrico (12,4) e, in ultima posizione, il termico (2). Per quanto riguarda il fotovoltaico, la provincia di Grosseto si posiziona al quarto posto in Toscana. Sul podio, partendo dall’alto, Firenze, Arezzo e Lucca. Scorporando i dati, a livello comunale, per la presenza di grandi impianti fotovoltaici, al primo posto c’è Massa Marittima (30% della produzione provinciale), seguito da Roccastrada (29,65%). Si tratta dei due luoghi dove sono presenti impianti di notevoli dimensioni. C'è poi il Comune capoluogo (13,90%), e un buon risultato raggiunge pure Civitella Paganico. La provincia di Grosseto sale al secondo posto, sempre in regione, per la produzione energetica da solare termico. E' in sostanza tra le province più virtuose, alle spalle di Lucca. “Sicuramente la Maremma ha fatto un grande balzo in avanti sull’applicazione delle fonti di energia rinnovabili, specie per quanto riguarda il fotovoltaico, dove gli incentivi sono molti - ha commentato Francesco Pugliese, direttore di Solaria - Questo però non significa che abbiamo raggiunto il massimo. Per quanto riguarda i piccoli impianti c'è ancora tanto da fare, specie per i clienti su cui si puntava di più, come le strutture ricettive e le aziende agrituristiche in particolare”. Nel quadro, sono state tracciate anche le criticità, i motivi per cui il settore ancora non si è sviluppato al massimo. Pugliese ha chiesto, prima di tutto, di fare leva su “iter più snelli” per fare avere le autorizzazioni ai privati, facendo notare come si siano verificate situazioni tipo “dieci giorni per l’installazione dell’impianto e un anno e mezzo per ottenere i permessi”. Inoltre ai Comuni ha consigliato di fare una diagnosi “energetica” sui loro edifici e alla Provincia di individuare nuove aree idonee ai grandi impianti.

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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