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Geotermia, Chiacchella (Cosvig): superare i problemi di compatibilità grazie a un "marchio" per il distretto dell'energia pulita

Geotermia, Chiacchella (Cosvig): superare i problemi di compatibilità grazie a un "marchio" per il distretto dell'energia pulita

Sergio Chiacchella, Direttore Generale CoSviG

Legare lo sfruttamento della risorsa geotermica toscana alla promozione del territorio locale, sulla falsariga del progetto "Comunità del cibo" già in attuazione insieme a Slowfood, e che viene definito sul sito del Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche (Cosvig) come finalizzato a «dare vita in questo comprensorio alla prima comunità mondiale del cibo ad energia pulita e rinnovabile, individuando soluzioni appropriate per la produzione agro-alimentare con sistemi innovativi per il risparmio energetico e dell'ambiente, puntando alla realizzazione di un Presidio Slow Food all'interno delle produzioni caratterizzate dalla tecnologia di processo (presidio del pulito)».

Greenreport
Riccardo Mostardini
2009-09-03

Questa la parte più significativa delle considerazioni di Sergio Chiacchella, direttore Generale di CoSviG. L'ottica è quindi quella del superamento dei problemi di compatibilità col territorio tramite la comune confluenza (del comparto energetico locale e delle altre attività produttive, in particolare quelle del settore agro-alimentare) verso un "brand" condiviso di distretto per l'energia pulita.

Chiacchella, come sta la geotermia in Toscana, anche alla luce dell'intervista a Fausto Batini

«Attualmente la geotermia toscana produce quasi esclusivamente energia elettrica, con le concessioni che sono in capo ad Enel. Negli ultimi anni si è sviluppato il tema degli utilizzi diretti, cioè quelli termici, e ciò ha consentito di portare avanti il programma per il teleriscaldamento: in alcuni paesi, quelli dove la risorsa era più agevole da reperire, è già presente (Pomarance - sia il centro che le frazioni, Castelnuovo val di Cecina, Monterotondo, Santa Fiora), mentre andrà messo in opera a Radicondoli, Chiusdino, Montieri, Monteverdi e Piancastagnaio, riguardo ai quali siamo in fase di progettazione esecutiva.

Le località sopra si servono del sistema "tradizionale". Ultimamente, inoltre, hanno chiesto di aderire anche Massa marittima e Volterra, ma sono situate piuttosto lontano dalle aree dove è praticabile l'utilizzo del flusso disponibile. Quindi stiamo studiando come agire: o si realizzerà un vaporodotto, oppure  proveremo a fare perforazioni nel punto di utilizzo perchè la zona in questione è comunque situata all'interno del campo geotermico, anche se ai suoi limiti.

Oltre ai citati sistemi per il teleriscaldamento urbano, di pari passo è stata svolta un'azione insieme ai produttori locali: dove era necessario il calore sono stati sostituiti i carburanti derivanti da fossili (gasolio e metano) con l'uso diretto della geotermia, migliorando così l'utilizzazione della risorsa disponibile e diminuendo la CO2 emessa in atmosfera. 

Attualmente siamo a 14.731 Tep (tonnellate di petrolio equivalente) e 19.640.272 metri cubi di CH4 risparmiati/anno, e 45.648 tonnellate di CO2 non emessa/anno rispetto all'utilizzo di impianti tradizionali: questo per il solo apparato produttivo, cioè gli usi diretti aziendali. Per le reti di teleriscaldamento domestico siamo invece a 7.434 Tep/anno e 9.912.189 metri cubi di CH4 risparmiati/anno, e 23.045 Tep/anno di CO2 risparmiate».

In riferimento alla bassa entalpia, quali le prospettive? In particolare, e davanti alla fase di forte crescita di questa tecnologia, è da attendersi un futuro in cui ogni casa abbia il suo impianto, o si va comunque verso un modello di produzione centralizzato anche per questa tecnologia?
«Nella nostra zona (dove la risorsa geotermica è di qualità "pregiata") ancora non c'è stata una diffusione della bassa entalpia come altrove. E' comunque una tecnologia che rappresenta il futuro, e mi riferisco anche alla media entalpia (da 90° a 120-140°). Mentre per la bassa entalpia si può pensare a impianti indipendenti per appartamenti isolati o per piccoli condomini, per le zone dove è applicabile la media entalpia si può pensare a reti più complesse».

Nel dibattito sulla risorsa geotermica, si sente spesso parlare della necessità di "fare sistema", adeguando l'uso della risorsa agli scenari del mondo globalizzato, ad esempio per la questione delle reti energetiche o per il mutuo aggiornamento logistico e tecnologico tra le varie realtà operative.
«Si, credo che la strada delle reti sia sicuramente quella che consentirà di utilizzare la risorsa geotermica con tecnologie più moderne e con modalità più compatibili con l'ambiente. Ricordo infatti che la geotermia è una risorsa sostenibile e compatibile con i territori dove è in opera, ma questa compatibilità dipende dalle risorse investite e condivise, dalle conoscenze condivise e dai risultati - pure - condivisi».

A questo proposito, vogliamo fare il punto anche sulle questioni legate alla compatibilità con i territori di cui sopra?

«Non enfatizzerei il problema: oggi esistono tecnologie che, anche su scala industriale, minimizzano gli impatti ambientali. Ma comunque, per migliorare la compatibilità col territorio, è strategico evidenziare i collegamenti con le altre attività produttive. Quindi, serve far capire ai produttori locali non solo che la tecnologia è usata con il minor impatto possibile, ma anche le potenzialità offerte dalla possibilità di evidenziare che il formaggio o il pane che viene venduto è prodotto tramite energie pulite.

La prospettiva è aggiungere, sull'etichetta del prodotto, il fatto che esso proviene da un ciclo energetico pulito, e questa potrebbe essere il modo in cui la geotermia potrebbe davvero "sposarsi" col territorio, con i suoi prodotti e con il turismo.

In questa direzione va l'iniziativa "Comunità del cibo", già in attuazione insieme a Slowfood: un progetto e un modello la cui replicabilità ci viene richiesta continuamente da aree in cui la produzione è legata all'agroindustria: è la dimostrazione che la cosa funziona, sia dal punto di vista economico, sia promozionale».

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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