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Così nasce un'industria (ecologica)

«Nel 1993 eravamo un'impresa edile specializzata in lavori pubblici: dopo dieci anni ci siamo resi conto che non avevamo un futuro e ci siamo guardati intorno, cercando un'idea innovativa».

Il Sole 24 Ore
Laura La Posta ed Eleonora Della Ratta
2009-07-21

Così Salvatore Moncada, amministratore delegato del Moncada energy group racconta come l'azienda siciliana è passata dall'ingegneria civile alla produzione di energia rinnovabile. «Abbiamo sfruttato le nostre competenze ingegneristiche per creare impianti eolici, poi è stata la volta dei pannelli solari e ora abbiamo realizzato tre impianti a biomasse – racconta –: le rinnovabili costituiscono la metà del nostro fatturato. E siamo salvi. Non solo: entro un anno prevediamo di passare da 220 a 500 dipendenti e da 70 a 200 milioni di fatturato». Prossima tappa? La realizzazione di un impianto fotovoltaico su un terreno acquistato... negli Stati Uniti. Da Agrigento al California dreamin'.
Il boom delle energie rinnovabili, fotografato dal Gestore dei servizi elettrici (si vedano i dorsi regionali del Sole 24 Ore del primo luglio), si sta rivelando la via d'uscita dalla crisi per questa e per molte altre imprese. La molla è stata il Conto energia, l'incentivo con cui il Gse (cioè, lo Stato in ultima analisi) paga l'energia prodotta dai privati a quasi il triplo rispetto al prezzo medio del mercato, per vent'anni dall'investimento. A questo si aggiunge lo scambio sul posto, che permette, sostanzialmente, di non pagare le bollette.
Gli incentivi per le auto meno inquinanti e lo spuntare di offerte bancarie di finanziamenti ad hoc stanno facendo il resto. La crisi, infine, sta accelerando un processo inevitabile per molte aziende attive in business recessivi: il necessario turnaround per mantenersi in vita viene declinato da molti in un'ottica verde.
Lo conferma Aldo Fumagalli Romario, presidente della Commissione Sviluppo sostenibile di Confindustria. «La sfida climatica che spinge alla riduzione delle emissioni di CO2 sta rappresentando un'occasione di sviluppo tecnologico e di nuova imprenditorialità – spiega –. Pensiamo ai grandi progetti di Ccs (cattura e sequestro di CO2), allo sviluppo di tecnologie a basso impatto nei trasporti, agli ingenti programmi di sostegno per l'eolico, il fotovoltaico e il solare termico».
Gli fa eco Sandro Bonomi, presidente Anima (la federazione dell'industria meccanica): «Le imprese italiane sanno innovarsi e adattare il proprio know-how alle nuove sfide e lo sviluppo futuro è rappresentato proprio dalle energie rinnovabili – sottolinea –: l'industria meccanica sta investendo in ricerca, per creare un'intera filiera che lavori nell'ambito della green economy». Dalla meccanica pura, molte piccole e medie imprese stanno svoltando verso le energie rinnovabili, dalla progettazione degli impianti alla produzione: «Gli incentivi sono importanti per due aspetti – spiega Bonomi –, da un lato agevolano la ripresa di un settore che prova a uscire dalla crisi più competitivo di prima, dall'altra facilitano il rispetto di normative europee che l'Italia non può ignorare».
Quelle di Fumagalli e Bonomi non sono dichiarazioni programmatiche, ma la fotografia di quanto si sta verificando in intere aree del paese. Come la cosiddetta Etna valley, il distretto hi-tech orgogliosamente nato attorno alla St Microelectronics di Catania e ora in ansia per le misure di cassa integrazione varate e poi ridimensionate. «Molte aziende hanno cominciato a seguire il filone delle energie rinnovabili – conferma Salvo Raffa, presidente del distretto e della sezione hi-tech di Confindustria Catania –: quelle non più competitive nel settore meccanico hanno impegnato la propria esperienza e tecnologia nel fotovoltaico, ma anche in altri ambiti come il recupero dei vettori energetici da produzione industriale o la produzione di idrogeno da lavorazione di semiconduttori».
Dal Trentino alla Sicilia si trovano ovunque storie di eco-imprese interessanti o di turnaround verdi. Come quelle della Pramac di Casole d'Elsa (Siena), che dai gruppi elettrogeni e dai macchinari per la logistica è passata ai moduli fotovoltaici hi-tech (18 milioni di fatturato aggiuntivi previsti quest'anno). Storie vincenti come quella della Solsonica, la società di Cittaducale (Rieti) del gruppo Eems: pannelli fotovoltaici da esportazione per un business incrementale di 20 milioni (si veda lo Speciale Nuove energie su www.ilsole24ore.com).
Chissà se il futurologo Alvin Toffler, ormai 81enne, chiamerebbe questa rivoluzione la Quarta ondata: dalla società post-industriale da lui preconizzata nel bestseller del 1980 The third wave stiamo forse passando a una società eco-industriale di nuovo tipo, difficile da inquadrare. La foto del nuovo settore è mossa o sfocata: sulla base occupazionale creata c'è guerra di stime. A livello prudenziale, si parla di 55mila occupati (si veda l'articolo a pag. 5). Di fatto, c'è un Far West di regole, modelli di business, start-up non rilevate, turnaround non dichiarati. E scarsa consapevolezza del fatto che sta nascendo un comparto industriale.
Come fare a orientarsi? «Follow the money», consigliava Gola profonda al cronista Bob Woodward, come immortalato nell'indimenticabile film «Tutti gli uomini del presidente». E il fiume di soldi che si sta muovendo porta dritto a un simbolico edificio con su scritto Green business community. Con un fiocco verde sulla porta.

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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