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«Apriamo alla Siaf il laboratorio verde». Economia e ambiente: le possibilità

CREARE, in seno alla Scuola internazionale di alta formazione, un laboratorio dedicato alla «green economy», cioè all’economia legata all’ambiente, che si occupi di ricerca e progettazione nell’ambito dell’agroalimentare, delle energie rinnovabili.

La Nazione, Cronaca di Livorno – Pagina Volterra-Val di Cecina
La Nazione, Cronaca di Livorno – Pagina Volterra-Val di Cecina
2012-05-21

E’ questa l’idea più interessante scaturita dalla visita di Federico Vecchioni, presidente nazionale di Confagricoltura, alla Siaf – Scuola Internazionale di Alta Formazione di Volterra, insieme al presidente della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, Riccardo Varaldo, e a Andrea Piccaluga, direttore scientifico della scuola volterrana. All’incontro erano presenti anche alcuni docenti della Scuola Superiore Sant’Anna e rappresentanti delle istituzioni locali: Andrea Cinotti per il Comune di Volterra e Rosa Dello Sbarba per la Provincia di Pisa e Ivo Gabellieri, vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra.

Vecchioni, che era accompagnato dal vice direttore di Confagricoltura, ha apprezzato le attività e le strutture della Scuola, che potrebbe offrire risorse, servizi e competenze utili a far crescere il capitale umano del personale dell’associazione e delle imprese aderenti. Ha inoltre mostrato interesse per i progetti per consolidare e sviluppare le attività del campus, che gli sono stati illustrati. In particolare l’idea - attualmente in fase di prima elaborazione - di sviluppare alla Siaf un laboratorio della green economy che, avvalendosi delle competenze specializzate della Scuola Superiore Sant’Anna e delle vocazioni del territorio, potrebbe occuparsi di energie rinnovabili e risparmio energetico, agroalimentare, beni ambientali e naturali. Il progetto, che anche le istituzioni locali hanno giudicato interessante in un’ottica di sviluppo del territorio, potrebbe avere delle ricadute molto positive in primo luogo sulle aree della Val di Cecina e della Valdera e contemporaneamente porsi come modello per esperienze da sviluppare anche in ambiti più vasti.

«I temi ambientali, così come quelli sociali e culturali, non possono essere lasciati fuori dall’agricoltura, che deve avere un ruolo strategico anche nella politica energetica», ha affermato Vecchioni. «Gli agricoltori possono essere protagonisti, nell’ottica di individuare delle alternative per settori in crisi e per una diversificazione necessaria dell’attività in cui la produzione di energia sia complementare alla produzione alimentare».

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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