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A Palazzo Chigi firmato un protocollo tra il governo e undici grandi aziende: Dodici miliardi contro l’inquinamento

Eco-strategia da 12 miliardi di euro e il coinvolgimento di 11 grandi aziende: questo il patto per l'ambiente contro i cambiamenti climatici e l'inquinamento.

Il Sole 24 Ore
R.E.
2009-07-08

L'accordo è stato sottoscritto ieri a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta, dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e da Enel, Eni, Edison, Società Autostrade, Edipower, Enac, Finbieticola, Ferrovie dello Stato, Italcementi, Sorgenia e Terna.

In particolare il patto prevede una corsia "preferenziale" per i finanziamenti a favore delle rinnovabili lo stop alle produzioni inquinanti, il via libero alla valorizzazione delle eco-risorse comprese quelle dai sottoprodotti e dai rifiuti, accordi di programma per stimolare l'innovazione eco.

Previsti finanziamenti agevolati per le tecnologie a basse emissioni e ad alta efficienza attraverso un fondo di rotazione di 600 milioni di euro per il periodo 2009-2012 che può stimolare investimenti fino a 3 miliardi di euro e la sottoscrizione di accordi di programma volontari con imprese che investono in fonti rinnovabili e risparmio energetico.

Gli accordi firmati con le 11 aziende che aderiscono al patto prevedono investimenti per circa 12 miliardi di euro. Il tutto con una riduzione del 25% del gap di emissioni previste dal protocollo di Kyoto. «Enel - ha commentato l'a.d. di Enel Fulvio Conti - ha sempre adottato volontariamente una politica di riduzione delle emissioni e di sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica». Ha aggiunto l'a.d. di Terna, Flavio Cattaneo: «È un accordo importante che ci consente di accelerare su progetti prioritari che abbiamo in autorizzazione da tempo». Ha sottolineato l'a.d. di Edison, Umberto Quadrino: «Con la sigla di questo accordo programmatico - si conferma ancora una volta l'impegno di Edison verso la riduzione delle emissioni di anidride carbonica».

Ieri, in una giornata segnata dalle scelte politiche e dal dibattito sui temi energetici, è stato presentato a Roma lo studio "Innovare per abbattere le Emissioni di Gas Serra", realizzato dall'ICCA (Internatlonal Council of Chemical Associations), l'Associazione mondiale dell'Industria chimica, con la consulenza McKinsey&Company. Ne è emerso un appello ai grandi della terra: una vera Green Economy non può prescindere dall'utilizzo dei prodotti chimici. Interventi seri per una reale diminuzione delle emissioni e una gestione efficiente delle risorse energetiche devono infatti tener conto dei criteri della Life Cycle Analysis (LCA). Occorre cioè considerare l’intero ciclo di vita dei prodotti, dall'estrazione delle materie prime e dei combustibili, alle emissioni dirette e indirette nella produzione, alla fase di smaltimento per valutarne seriamente l'impatto ambientale.

La ricerca ha evidenziato come, senza le tecnologie e i prodotti dell'industria chimica, nel 2005 sarebbero state emesse nell'atmosfera 5,2 miliardi di tonnellate (Gt) di gas serra in più, 5 pari all11l% della quantità totale di CO2 emessa.

Editoriale
Intervista a Massimo Serafini, della segreteria nazionale di Legambiente ed esperto delle materie energetiche per l’associazione

Massimo Serafini, Segreteria nazionale Legambiente : <<La geotermia è sottoutilizzata: dovrebbe supplire di più al fabbisogno di calore>>

 

Nell’ambito degli obiettivi europei per combattere i cambiamenti climatici la geotermia potrebbe avere un ruolo fondamentale per soddisfare i fabbisogni di calore e sostituire così gran parte dei combustibili fossili necessari per produrlo.

E’ netta la posizione di Legambiente in merito alla possibilità di sfruttamento della risorsa geotermica, non solo per la produzione di energia elettrica ma in un contesto di cogenerazione, purché si rispettino i vincoli del paesaggio e si adottino tutte le misure di mitigazione ambientale.

<<Lo sfruttamento della geotermia nel nostro paese è stato ed è ancora improntato sul quasi esclusivo utilizzo ai fini della produzione di energia elettrica, tagliando molto sugli interventi di ambientalizzazione>> ci ha detto Massimo Serafini, della segreteria nazionale di Legambiente ed esperto delle materie energetiche per l’associazione.

Si potrebbe quindi sfruttare di più per l’aspetto termico e meglio per quello elettrico?

<<Io credo che sarebbe bene prevedere un obbligo per chi utilizza la geotermia per la produzione di energia elettrica di fare cogenerazione, come avviene in Danimarca ad esempio, evitando così di sprecare il calore che viene invece attualmente disperso. E’ inconcepibile che non venga sfruttata questa risorsa per fare acqua calda sanitaria, per il riscaldamento e il raffreddamento domestico e i si limiti a qualche sporadico intervento per riscaldare qualche serra>>

Iniziative di teleriscaldamento in realtà stanno partendo e in alcuni casi sono già state realizzate

<<Ma è ancora troppo poco, perché produrre elettricità è più remunerativo. Invece dato che l’Italia è un paese ricchissimo di acqua calda nel sottosuolo, lo sfruttamento termico dovrebbe essere diffuso ovunque e i giacimenti geotermici dovrebbero essere utilizzati in maniera cogenerativa. Sarebbe un modo ottimale per sostituire gran parte dei combustibili fossili attualmente utilizzati a questo scopo. E il maggiore sfruttamento in tal senso della fonte geotermica darebbe un contributo importante nell’ambito degli obiettivi europei>>

Non sempre però lo sfruttamento dell’energia geotermica è accolto con benevolenza dalle popolazioni

<<Il problema sta nel modo in cui l’unica azienda che ha sfruttato la geotermia in Italia, ovvero l’Enel, ha operato sui territori. Con gli utili che è riuscita a realizzare avrebbe potuto senza alcun problema provvedere a investire su impianti per ridurre gli impatti, a partire da quelli odorigeni. E con le potenzialità messe in atto per la ricerca e le esplorazioni prevenire i potenziali impatti così da poter intervenire per minimizzarli. Cosa che invece non ha fatto. Anche se con il recente accordo che ha firmato con la Regione Toscana forse sarà possibile ottenere qualche cosa in più rispetto al passato>>

Ci sono molte opposizioni anche per quanto riguarda il tema del depauperamento delle falde

<<Su questo so che ci sono stati molti studi, in particolare sull’Amiata, con risultati anche controversi. Un tema che lascio quindi agli esperti. Ma è evidente che è necessario porre la massima attenzione al territorio in cui si opera e questo vale per tutto, senza esclusione per le energie rinnovabili. Come bisogna fare in modo di far bene l’eolico, il fotovoltaico, l’idroelettrico. Se si vuole si può operare bene e nel rispetto dell’ambiente, del paesaggio e delle popolazioni che vivono sul territorio in cui si va ad operare. Ma è necessario che le rinnovabili vedano un maggior impulso nel prossimo futuro e la geotermia potrà avere sicuramente un maggior sviluppo nell’ambito degli obiettivi europei.>>

 

Redazione - 2010-08-06

 
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