Document Actions

Radicondoli: un 2010 all'insegna della Geotermia

Dalla Redazione
Redazione di GeotermiaNews
2010-01-05

Abbiamo intervistato il Sindaco di Radicondoli, Emiliano Bravi, in merito al progetto di Teleriscaldamento Geotermico Abitativo e ad altre questioni inerenti le energie rinnovabili e la geotermia

Anche nel territorio del Comune di Radicondoli, uno dei più estesi della Provincia di Siena, è presente la risorsa geotermica. Non mancano esempi di uso diretto del calore in ambito aziendale, tuttavia non si era ancora ipotizzata la realizzazione di un teleriscaldamento ad uso abitativo come invece è accaduto per altri comuni dell'Area Geotermica. Per quale motivo?

Con l’inizio di questa legislatura siamo immediatamente partiti con la progettazione del teleriscaldamento geotermico, progetto già in embrione nella passata amministrazione. Abbiamo ritenuto opportuno affrettare i tempi consapevoli dell'esigenza di questo intervento e convinti che si sia già perso troppo tempo. Siamo già ad uno stadio avanzato della progettazione e del piano finanziario. Siamo anche consapevoli che un progetto di circa 9.500.000€  per un comune come Radicondoli risulti ad una prima occhiata mastodontico ma siamo anche convinti della sua necessità; oltre al nostro ufficio tecnico e alle nostre risorse interne ci stiamo avvalendo di consulenti e progettisti esterni che saranno in grado di superare le difficoltà che ci troveremo ad affrontare.

Quale risposta sta dando la popolazione in termine di consensi al progetto e adesioni per gli allacci?

La partecipazione dei cittadini è stata subito importante e ci ha dato la forza per credere ancora di più ad un simile progetto. Il numero delle richieste per un possibile allaccio è stato davvero notevole. Siamo convinti che coloro che oggi mantengono un certo scetticismo lo abbandoneranno vedendo iniziare i lavori della rete di teleriscaldamento che interesserà non solo il capoluogo del comune allacciato, ma anche Belforte, la frazione più grande del nostro comune.

Abbiamo parlato degli usi diretti del calore geotermico. L'uso di tecnologie rinnovabili all'interno di processi aziendali infatti, costituisce un po' dovunque, una opportunità. Come pensa che sia possibile incentivare ulteriormente questi processi nell'area?

È indubbio che il calore geotermico sia per noi importante non solo per gli usi civili come il teleriscaldamento, ma anche come risorsa energetica per attività aziendali ed industriali. Ormai da diversi anni sono attive delle serre (ParvusFlos) che nel tempo sono cresciute, in termini di estensione, mercato ed occupazione, e che oggi costituiscono una risorsa importante per Radicondoli. Siamo convinti che esistano i margini perché questa attività possa crescere ulteriormente e ci auguriamo che altre possano sorgere nel nostro territorio. Come Amministrazione Comunale siamo ben pronti a vagliare e ad accogliere qualsiasi proposta che veda l’uso del calore geotermico come fulcro centrale dello sviluppo della nostra comunità.

Infine un'ultima domanda. Che cosa vede nel futuro del Comune di Radicondoli in termini di sviluppo economico legato alla risorsa geotermica in particolare e alle energie rinnovabili in generale?

Se da un lato rimarchiamo assolutamente lo sviluppo della geotermia e della ricerca, sopratutto per quanto riguarda gli usi diretti del calore geotermico, dobbiamo anche dire che Radicondoli non è solo geotermia: siamo un comune che guarda avanti, anche alle altre energie rinnovabili: non a caso nel nostro territorio sta nascendo un campo solare fotovoltaico realizzato con investimenti privati. Siamo e vogliamo essere ancora di più polo trainante nel settore per quanto riguarda la nostra zona.

Redazione GeotermiaNews

05/01/2010

Editoriale
CoSviG e Ugi al tavolo del Ministero dello Sviluppo economico per discutere del sistema incentivi per la produzione geotermoelettrica

Il Ministero dello Sviluppo economico ha convocato ieri a Roma CoSviG e Ugi in risposta alle richieste di incontro per discutere della proposta di decreto sugli incentivi alle rinnovabili elettriche (escluso il fotovoltaico).

La filiera geotermica si è mobilitata in queste settimane per cercare di evitare che una revisione del sistema d’incentivazione del settore potesse mettere a rischio il quadro favorevole che si è delineato, in poco più di due anni, dall’approvazione delle norme di riassetto dell’intero comparto.

Dopo la riunione delle aziende che operano e che hanno fatto richiesta di permessi di ricerca di risorse geotermiche in Toscana, organizzata da CoSviG e da cui era partita una lettera di richiesta di incontro con Regione e Ministero, tutta la filiera si è riunita a Roma mercoledì 31 gennaio su iniziativa dell’Unione Geotermica Italiana (UGI) per discutere come continuare ad agire.

Da quell’incontro è emersa una posizione comune riassunta in una nota di UGI che è stata portata all’incontro cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiamato CoSviG e UGI giovedì 2 febbraio.

“Riteniamo – si legge nella nota - che non possa essere vanificata la grande aspettativa di sviluppo nel settore geotermico che si basa sull’enorme disponibilità di risorse che tutto il mondo ci invidia e sulla valorizzazione di una filiera italiana da sempre all’avanguardia”.

“In poco più di due anni - sono state presentate in Italia, da circa una trentina di imprese italiane e straniere, più di 110 richieste per nuovi permessi di ricerca di risorse geotermiche per la produzione di energia elettrica. Una vera e propria esplosione di richieste che non ha precedenti nella storia italiana dello sfruttamento della geotermia a fini termoelettrici“.

Se queste iniziative avessero tutte esito positivo il conseguente potenziale produttivo “potrebbe andare molto al di là di quanto previsto nel Piano di Azione italiano per le fonti rinnovabili (PAN), già nell’arco di 10 anni“.

Il PAN stabilisce, infatti, che la risorsa geotermica nel settore elettrico debba aumentare la propria capacità di circa 170 MW, dal 2010 al 2020, per arrivare a una produzione annua di circa 1100 GWh. Obiettivi di sviluppo in termini di capacità installati possibili e anche superabili, anche senza le nuove istanze di permesso di ricerca ma, spiega la nota, “il conseguimento del potenziale legato alle nuove iniziative sarà però possibile solo in presenza di un quadro chiaro e definito di regole, sia dal punto di vista dei sistemi di incentivazione che dei regimi autorizzativi“.

Se poi si considera il contributo che potrà venire con i nuovi permessi di ricerca richiesti per cui è ipotizzabile che “potranno essere autorizzati per una superficie presunta prossima a 10.000 km2“, la stima che si legge nella nota è “che i fluidi geotermici reperibili possano essere sufficienti per l’installazione di alcune centinaia di MW di nuova potenza, incrementando ulteriormente le stime del PAN“.

Un potenziale delle risorse davvero eccezionale che ha stimolato un grande interesse del mercato che porta “prudenzialmente a stimare che nel settore geotermoelettrico potrebbero essere attivati investimenti per circa un miliardo di euro nell’arco del prossimo decennio“.

C’è poi da considerare che questo potrebbe produrre anche un grosso sviluppo economico del settore tecnologico, dato che “le richieste per i nuovi Permessi di ricerca fanno riferimento, in molti casi, alla possibilità di produzione geotermoelettrica da risorse di media temperatura, resa oggi economicamente conveniente dallo sviluppo tecnologico per mezzo di tecnologie a ciclo binario, in cui l’industria Italiana è ben presente“.

C’è però un pericolo che incombe.

“Questo scenario virtuoso sia per l’economia che per l’ambiente – spiegano i rappresentanti dell’interesse diffuso nell’ambito della filiera geotermica -rischia di sfumare se non verranno definite e condotte adeguate politiche di promozione della risorsa geotermica che consentano alle istituzioni (centrali, regionali e locali) di affrontare insieme alle imprese, le principali criticità“.

Queste criticità spiegano CoSviG e UGI sono costituite dalla definizione dei regimi d’incentivazione, della valutazione e riduzione del rischio minerario, della semplificazione e gestione delle procedure autorizzative, dell’accettabilità sociale degli impianti.

“La mancanza di strumenti specifici di sostegno alla riduzione del rischio minerario (che sarebbero indispensabili anche in Italia, ed esistenti invece in realtà come la Germania), porta a considerare il livello d’incentivazione atteso anche come strumento per sostenere gli oneri assicurativi legati al rischio minerario“.

La raccomandazione è poi rispetto alle scelte sui regimi d’incentivazione per la produzione geotermoelettrica che “devono tenere conto anche dei benefici per la gestione della rete elettrica legati a un regime di produzione costante e non intermittente, nonché del basso impatto ambientale e territoriale della geotermia rispetto ad altre fonti rinnovabili, soprattutto se si considera la re-immissione nel serbatoio dei fluidi incondensabili”.

Scelte che “qualora non accuratamente ponderate, potrebbero vanificare i lusinghieri risultati già raggiunti dal processo di rilancio del settore, tramite la sua completa liberalizzazione e con le moltissime iniziative degli operatori nel campo della ricerca della risorsa”.

“La riduzione degli incentivi – inoltre- porterebbe una contrazione degli investimenti anche nel rinnovo degli impianti esistenti con conseguenze occupazionali sull'indotto già esistente, con forti negatività sociali, nelle zone geotermiche tradizionali”.

Entrando nel merito del sistema degli incentivi CoSviG e Ugi sostengono che “è totalmente condivisibile l’impostazione della nuova normativa per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, tra i cui criteri generali vi è l’affermazione che: “l’incentivo ha lo scopo di assicurare una equa remunerazione dei costi di investimento ed esercizio” (art. 24 del Dlgs n. 28/2011) “.

Viene però sottolineato che le bozze del decreto ministeriale previsto da quella norma indicano “livelli d’incentivazione della produzione di energia da fonte geotermica molto inferiori rispetto a quelli attualmente assicurati dai Certificati Verdi e dalla Tariffa Omnicomprensiva, ma anche inadeguati rispetto alla necessità di assicurare una equa remunerazione dei costi di investimento ed esercizio alle tecnologie disponibili in questo settore”.

Se negli anni passati, si legge nella nota, “i settori fotovoltaico ed eolico si sono fortemente avvantaggiati e consolidati grazie agli incentivi esistenti, il settore geotermico si avvantaggia ora del mutato quadro di interesse e rinnovo normativo” e “nella fase di rilancio necessita del massimo supporto per lo sviluppo di tutta la filiera, la quale tecnologicamente è già presente ma non sviluppata in Italia”.

Le misure minime d’intervento, necessarie per un regime d’incentivazione adeguato al settore geotermoelettrico, sarebbero quindi le seguenti:

- gli incrementi d’incentivazione per gli impianti con totale re-iniezione del fluido ed emissioni nulle (non riconducibili ad impianti sperimentali ex art. 3 bis del Dlgs n. 22/2010) dovrebbero essere previsti sia per i nuovi impianti che per quelli esistenti;

- per le specificità legate alle tecnologie oggi disponibili, il valore della potenza di soglia previsto per il regime delle aste al ribasso, dovrebbe essere innalzato a 10 MW;

- gli incrementi d’incentivazione per il primo scaglione di capacità installata su nuove concessioni dovrebbero essere riferiti ai primi 20 MW realizzati;

- i valori per “i costi specifici di riferimento per gli interventi di rifacimento parziale e totale”, riportati da tutte le bozze di DM disponibili, presenti nella Tabella I dell’Allegato 2, sono considerati sottostimati;

- il livello minimo d’incentivazione necessario al sostegno del settore non può essere inferiore a quello assicurato dagli strumenti preesistenti, cui dovrebbe essere aggiunto un riconoscimento dovuto agli oneri per il rischio minerario e ai benefici per la gestione della rete elettrica e per l’impatto dell’indotto sull’economia italiana.

- l’opportuna introduzione di una tariffa specifica omnicomprensiva per gli impianti sperimentali fino a 5 MW (riconducibili ad impianti sperimentali ex art. 3 bis del Dlgs n. 22/2010).

Redazione - 2012-02-03

 
By Dr Wolf
Personal tools