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Monitoraggio ARPAT delle Zone Geotermiche

GeotermiaNews.it
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2009-10-12

Abbiamo intervistato il dott. Roberto Gori, Direttore Tecnico di ARPAT sul rapporto " Monitoraggio 2007-2008 delle Zone Geotermiche"

Dottor Gori, da da quanto tempo ARPAT tiene “sotto controllo” questa zona?

L'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente nasce ufficialmente nel 1996, ed è dal 1997, ovvero già da subito che controlliamo la qualità dell'aria. Per quanto riguarda le emissioni geotermiche siamo partiti dal 2002, ma più che altro per esigenze di organizzazione interna della struttura e anche perché la predisposizione dell’insieme delle risorse tecniche atte a queste rilevazioni ha richiesto tempo. Non dimentichiamo che si tratta di rilevazioni nuove, e che in ogni caso, non essendo così diffusa la geotermia nel mondo (in Italia possiamo dire che c'è solo la Toscana per quanto riguarda lo sfruttamento industriale a fini elettrici) è stato necessario in alcuni casi ripensare gli strumenti e le procedure esistenti o addirittura crearne di nuovi. Inoltre occorre capire che si tratta non solo di avere gli strumenti giusti, ma individuare anche il punto giusto dove effettuare le rilevazioni: ovvero il luogo dove quella misurazione risulterà maggiormente attendibile. E non è una cosa semplice, anche considerando la complessità degli impianti di produzione geotermoelettrica.

Torniamo allo studio appena presentato. Secondo i dati in suo possesso, dal punto di vista ambientale come definirebbe la situazione delle aree geotermiche in un quadro globale toscano?

È molto difficile dare un giudizio. Prima di tutto perché, in effetti, non compete ad ARPAT dare giudizi. Noi controlliamo, misuriamo, e cerchiamo di fornire una lettura tecnica dei dati. In questo senso possiamo dire che i dati indicano da un lato il rispetto dei limiti di legge per quanto concerne le emissioni degli impianti e dall’altro, in assenza di limiti di legge per gli inquinanti tipici della geotermia (idrogeno solforato, mercurio, ammoniaca, ecc.) l’esistenza di alcune criticità (relative all’idrogeno solforato) connesse alla qualità dell’aria, che non sono considerate dalla normativa di legge specifica, ma che sono comunque oggetto di rilevazione e di risposta nell’ambito dell’attività amministrativa, come testimoniato dal documento illustrato oggi dai colleghi della Regione.

Questo controllo e monitoraggio, ci pare di aver capito, non si fermerà qui, ma è destinato a continuare nei prossimi anni. Quali dovrebbero essere, secondo lei, i primi passi e provvedimenti per migliorare la situazione esistente?

Sicuramente, per quanto ci riguarda, dobbiamo continuare nell'opera di controllo e monitoraggio, visto che una buona base conoscitiva è l’elemento essenziale perché i vari soggetti possano prendere decisioni efficaci. Per quanto riguarda invece il gestore, ci aspettiamo la dismissione degli impianti con le peggiori prestazioni ambientali, una estensione dell’installazione degli AMIS a tutti gli impianti, un miglioramento sul fronte della affidabilità e manutenzione degli impianti produttivi e di abbattimento (riduzione delle emissioni libere), un impegno verso la sperimentazione e l’utilizzo di nuove tecnologie per la riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti. Sull’altro fronte anche le Amministrazioni devono continuare a fare la loro parte per avere una normativa più coerente con i bisogni di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Mi sembra che anche il già citato documento presentato dai colleghi della Regione Toscana vada in questa direzione.

DALLA REDAZIONE 12/10/2009

Editoriale
Intervista a Massimo Serafini, della segreteria nazionale di Legambiente ed esperto delle materie energetiche per l’associazione

Massimo Serafini, Segreteria nazionale Legambiente : <<La geotermia è sottoutilizzata: dovrebbe supplire di più al fabbisogno di calore>>

 

Nell’ambito degli obiettivi europei per combattere i cambiamenti climatici la geotermia potrebbe avere un ruolo fondamentale per soddisfare i fabbisogni di calore e sostituire così gran parte dei combustibili fossili necessari per produrlo.

E’ netta la posizione di Legambiente in merito alla possibilità di sfruttamento della risorsa geotermica, non solo per la produzione di energia elettrica ma in un contesto di cogenerazione, purché si rispettino i vincoli del paesaggio e si adottino tutte le misure di mitigazione ambientale.

<<Lo sfruttamento della geotermia nel nostro paese è stato ed è ancora improntato sul quasi esclusivo utilizzo ai fini della produzione di energia elettrica, tagliando molto sugli interventi di ambientalizzazione>> ci ha detto Massimo Serafini, della segreteria nazionale di Legambiente ed esperto delle materie energetiche per l’associazione.

Si potrebbe quindi sfruttare di più per l’aspetto termico e meglio per quello elettrico?

<<Io credo che sarebbe bene prevedere un obbligo per chi utilizza la geotermia per la produzione di energia elettrica di fare cogenerazione, come avviene in Danimarca ad esempio, evitando così di sprecare il calore che viene invece attualmente disperso. E’ inconcepibile che non venga sfruttata questa risorsa per fare acqua calda sanitaria, per il riscaldamento e il raffreddamento domestico e i si limiti a qualche sporadico intervento per riscaldare qualche serra>>

Iniziative di teleriscaldamento in realtà stanno partendo e in alcuni casi sono già state realizzate

<<Ma è ancora troppo poco, perché produrre elettricità è più remunerativo. Invece dato che l’Italia è un paese ricchissimo di acqua calda nel sottosuolo, lo sfruttamento termico dovrebbe essere diffuso ovunque e i giacimenti geotermici dovrebbero essere utilizzati in maniera cogenerativa. Sarebbe un modo ottimale per sostituire gran parte dei combustibili fossili attualmente utilizzati a questo scopo. E il maggiore sfruttamento in tal senso della fonte geotermica darebbe un contributo importante nell’ambito degli obiettivi europei>>

Non sempre però lo sfruttamento dell’energia geotermica è accolto con benevolenza dalle popolazioni

<<Il problema sta nel modo in cui l’unica azienda che ha sfruttato la geotermia in Italia, ovvero l’Enel, ha operato sui territori. Con gli utili che è riuscita a realizzare avrebbe potuto senza alcun problema provvedere a investire su impianti per ridurre gli impatti, a partire da quelli odorigeni. E con le potenzialità messe in atto per la ricerca e le esplorazioni prevenire i potenziali impatti così da poter intervenire per minimizzarli. Cosa che invece non ha fatto. Anche se con il recente accordo che ha firmato con la Regione Toscana forse sarà possibile ottenere qualche cosa in più rispetto al passato>>

Ci sono molte opposizioni anche per quanto riguarda il tema del depauperamento delle falde

<<Su questo so che ci sono stati molti studi, in particolare sull’Amiata, con risultati anche controversi. Un tema che lascio quindi agli esperti. Ma è evidente che è necessario porre la massima attenzione al territorio in cui si opera e questo vale per tutto, senza esclusione per le energie rinnovabili. Come bisogna fare in modo di far bene l’eolico, il fotovoltaico, l’idroelettrico. Se si vuole si può operare bene e nel rispetto dell’ambiente, del paesaggio e delle popolazioni che vivono sul territorio in cui si va ad operare. Ma è necessario che le rinnovabili vedano un maggior impulso nel prossimo futuro e la geotermia potrà avere sicuramente un maggior sviluppo nell’ambito degli obiettivi europei.>>

 

Redazione - 2010-08-06

 
By Dr Wolf
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