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La Geotermia in Toscana: alcuni approfondimenti

DALLA REDAZIONE
DALLA REDAZIONE
2009-07-21
Intervista al Prof. Marino Martini, docente di Geochimica e Vulcanologia all'Università di Firenze

Professor Martini, normalmente si tende a porre la geotermia all'interno delle FER (Fonti Energetiche Rinnovabili): è davvero così? Non è che una volta estratto il vapore si rischia di raffreddare le rocce e quindi, in un certo senso, di spegnere la geotermia?
Se le condizioni rilevate durante l’esplorazione e le prove di portata consigliano lo sfruttamento geotermico, siamo in condizione FER. Il volume estratto non deve infatti eccedere le possibilità di ricarica, e non si rischia l’esaurimento della risorsa.

Sempre tendenzialmente si tende a riconoscere lo status di “energia pulita” alla geotermia, ma è davvero così? Alcuni sostengono che una centrale geotermica produca più CO2 di una centrale a turbogas e che i gas contenuti nei fluidi geotermici siano pericolosi,  Lei come la pensa?
I fluidi profondi a temperatura elevata e sotto pressione, trovandosi allo stato liquido e  restando a lungo contatto con le rocce, si caricano di metalli pesanti potenzialmente inquinanti in ambiente superficiale. Quando la perforazione raggiunge l’orizzonte produttivo, il conseguente abbassamento di pressione produce vaporizzazione ed il vapore che viene immesso nel circuito delle turbine trascina con sé specie chimiche che devono essere eliminate dagli impianti di abbattimento. Se tutto funziona, l’energia geotermica può considerarsi pulita.

E' possibile che lo sfruttamento della risorsa geotermica possa causare impoverimento delle falde acquifere superficiali? Se si, in quali casi?
Lo sfruttamento geotermico non coinvolge le falde acquifere superficiali.

Nelle aree geotermiche prima dello sfruttamento della risorsa a fini energetici era presente una gran quantità di manifestazioni naturali che si sono progressivamente ridotte con le perforazioni, da quello che mi risulta i fluidi emessi da queste manifestazioni erano gli stessi che oggi escono dai pozzi, infatti tra i prodotti raccolti in antichità c'erano tra l'altro  lo zolfo e vari solfati che venivano anche prodotti artificialmente esponendo ferro e rame all'azione dell'idrogeno solforato che usciva dalle fratture del terreno; nella zona dell'Amiata grazie alla circolazione di questi fluidi si sono prodotte le mineralizzazioni a mercurio. Sarebbe possibile valutare la quantità di gas immessi in atmosfera da queste manifestazioni naturali?
Le mineralizzazioni mercurifere si sono prodotte a profondità e temperature eccedenti i sistemi geotermici.
Tracce di componenti acquisiti dai fluidi geotermici in equilibrio con le formazioni geologiche in seno alle quali hanno circolato, possono raggiungere la superficie attraverso le cosiddette “vie di fuga”, che sono fratture di limitata estensione attraverso le quali i fluidi profondi sotto pressione  tendono a risalire spontaneamente. Nei tempi precedenti lo sfruttamento geotermico, i fluidi in risalita potevano raccogliersi in depressioni superficiali, tipo “lagoni”, dando possibilità di ricavare specie minerali di qualche utilità ma di limitata estensione.

Un'ultima domanda:è  lecito pensare che tale tipo di manifestazioni naturali, qualora venisse sospeso lo sfruttamento della geotermia ritornerebbero attive? 
Nel caso della cessazione delle attività geotermiche è presumibile che il fenomeno possa riprodursi, seppure a livelli non interessanti dal punto di vista economico.

Editoriale
Intervista a Massimo Serafini, della segreteria nazionale di Legambiente ed esperto delle materie energetiche per l’associazione

Massimo Serafini, Segreteria nazionale Legambiente : <<La geotermia è sottoutilizzata: dovrebbe supplire di più al fabbisogno di calore>>

 

Nell’ambito degli obiettivi europei per combattere i cambiamenti climatici la geotermia potrebbe avere un ruolo fondamentale per soddisfare i fabbisogni di calore e sostituire così gran parte dei combustibili fossili necessari per produrlo.

E’ netta la posizione di Legambiente in merito alla possibilità di sfruttamento della risorsa geotermica, non solo per la produzione di energia elettrica ma in un contesto di cogenerazione, purché si rispettino i vincoli del paesaggio e si adottino tutte le misure di mitigazione ambientale.

<<Lo sfruttamento della geotermia nel nostro paese è stato ed è ancora improntato sul quasi esclusivo utilizzo ai fini della produzione di energia elettrica, tagliando molto sugli interventi di ambientalizzazione>> ci ha detto Massimo Serafini, della segreteria nazionale di Legambiente ed esperto delle materie energetiche per l’associazione.

Si potrebbe quindi sfruttare di più per l’aspetto termico e meglio per quello elettrico?

<<Io credo che sarebbe bene prevedere un obbligo per chi utilizza la geotermia per la produzione di energia elettrica di fare cogenerazione, come avviene in Danimarca ad esempio, evitando così di sprecare il calore che viene invece attualmente disperso. E’ inconcepibile che non venga sfruttata questa risorsa per fare acqua calda sanitaria, per il riscaldamento e il raffreddamento domestico e i si limiti a qualche sporadico intervento per riscaldare qualche serra>>

Iniziative di teleriscaldamento in realtà stanno partendo e in alcuni casi sono già state realizzate

<<Ma è ancora troppo poco, perché produrre elettricità è più remunerativo. Invece dato che l’Italia è un paese ricchissimo di acqua calda nel sottosuolo, lo sfruttamento termico dovrebbe essere diffuso ovunque e i giacimenti geotermici dovrebbero essere utilizzati in maniera cogenerativa. Sarebbe un modo ottimale per sostituire gran parte dei combustibili fossili attualmente utilizzati a questo scopo. E il maggiore sfruttamento in tal senso della fonte geotermica darebbe un contributo importante nell’ambito degli obiettivi europei>>

Non sempre però lo sfruttamento dell’energia geotermica è accolto con benevolenza dalle popolazioni

<<Il problema sta nel modo in cui l’unica azienda che ha sfruttato la geotermia in Italia, ovvero l’Enel, ha operato sui territori. Con gli utili che è riuscita a realizzare avrebbe potuto senza alcun problema provvedere a investire su impianti per ridurre gli impatti, a partire da quelli odorigeni. E con le potenzialità messe in atto per la ricerca e le esplorazioni prevenire i potenziali impatti così da poter intervenire per minimizzarli. Cosa che invece non ha fatto. Anche se con il recente accordo che ha firmato con la Regione Toscana forse sarà possibile ottenere qualche cosa in più rispetto al passato>>

Ci sono molte opposizioni anche per quanto riguarda il tema del depauperamento delle falde

<<Su questo so che ci sono stati molti studi, in particolare sull’Amiata, con risultati anche controversi. Un tema che lascio quindi agli esperti. Ma è evidente che è necessario porre la massima attenzione al territorio in cui si opera e questo vale per tutto, senza esclusione per le energie rinnovabili. Come bisogna fare in modo di far bene l’eolico, il fotovoltaico, l’idroelettrico. Se si vuole si può operare bene e nel rispetto dell’ambiente, del paesaggio e delle popolazioni che vivono sul territorio in cui si va ad operare. Ma è necessario che le rinnovabili vedano un maggior impulso nel prossimo futuro e la geotermia potrà avere sicuramente un maggior sviluppo nell’ambito degli obiettivi europei.>>

 

Redazione - 2010-08-06

 
By Dr Wolf
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