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L’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini a Geotermianews: il futuro energetico della Toscana è già delineato

Geotermia News
Redazione
2010-10-01

Il settore energetico e della relativa pianificazione è giunto alla fase decisiva per impostare le strategie necessarie al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto e della direttiva europea per contrastare i cambiamenti climatici, nota come 20-20-20. La Toscana grazie alla geotermia e alle linee descritte dal Pier è già sulla buona strada per poter fare la propria parte, ma non sono favorevoli le condizioni al contorno. Ne abbiamo parlato con l’Assessore all’ambiente della regione Toscana, Anna Rita Bramerini.

Il Ministero dello Sviluppo, per conto del Governo, ha inviato alla commissione, come previsto dalla direttiva 2009/28/CE, il Piano d'Azione sulle Energie Rinnovabili; a suo giudizio si può considerare un buon piano?
<<Nel redigere il Piano d'Azione sulle FER (fonti di energia rinnovabile n.d.r.) il Ministero dello Sviluppo Economico ha potuto contare sulle ottime performance ottenute da molte regioni italiane, tra cui la Toscana. Ma non vi è stata alcuna concertazione in materia e, soprattutto, il Piano si inserisce in un contesto che sembra voltare le spalle alla lotta ai cambiamenti climatici. Si pensi alla manovra recente, che ha tolto certezza ai certificati verdi e, soprattutto, al mancato rinnovo della detrazione del 55%.>>
La regione Toscana, come le altre, sarà chiamata a dare il suo contributo per rendere operativo il Piano, il cosiddetto burden sharing, si sa già come sarà articolato?
<<La mancanza del Ministro dello Sviluppo Economico non è indolore. Anche e soprattutto in materia di energia manca una guida precisa e, soprattutto, manca l'impegno al confronto con le Regioni. Non sappiamo niente del burden sharing né qualcuno ci ha coinvolti. Ma come regioni sapremo fare la nostra parte. Alla fine il burden sharing verrà attuato, i target verranno rispettati e mancheranno le linee di trasporto dell'energia elettrica. Insomma, tutto quello che è di competenza statale non verrà fatto.>>
Sulla base del Pier e del Piano di azione nazionale sulle rinnovabili cosa prevede il futuro energetico della Toscana?
<<Il futuro energetico della Toscana è già delineato. Per farmi capire bene le dirò che laddove il Governo nazionale prevede il 25% di energia elettrica da rinnovabili ed il 25% da nucleare, noi prevediamo il 50% di energia elettrica da rinnovabili. Non solo la logica, ma anche il tempo ci darà ragione. L'altro 50% sarà ancora degli idrocarburi, che nel nostro casi signfica gas metano. Mentre saremo, come tutti, più indietro sulla produzione da rinnovabili dell'energia termica.>>
Per quanto riguarda in particolare la geotermia, i risultati dello studio epidemiologico sulle popolazioni delle aree interessate dallo sfruttamento di questa fonte energetica che restituiscono una situazione della salute paragonabile al resto della regione, aprono scenari di un maggior contributo della geotermia agli obiettivi nazionali?

Ci sarà spazio anche per un maggior uso diretto del vapore geotermico?

<<Rispondo volentieri a questa domanda, perché mi permette di chiarire alcune cose.

Rispondo prima alla seconda domanda. Se è rivolta a conoscere se intendiamo sviluppare i teleriscaldamenti, la risposta è sì. La scommessa invece, che tuttavia richiede una profonda analisi sia tecnica sia economica, è quella di portare i teleriscaldamenti alimentati da vapore o acque geotermiche fuori dalle aree geotermiche. Passare, cioè, da 42.000 abitanti a 100.000 o 200.000.

Veniamo alla prima domanda. Lo studio epidemiologico condotto su tutta l'area geotermica ci conforta sul fatto che non si riscontrano prove tali da far ipotizzare una relazione tra coltivazione geotermica e salute. So bene quali saranno le reazioni di chi è contro la geotermia. Ma non è gettando fango sull'Assessore di turno o delegittimando chi studia queste cose che si prende ragione. Le cose stanno così e prova ne è che laddove l'attività geotermoelettrica è presente da sempre, come a Larderello ed a Travale, è maggiormente concentrata e maggiori sono le emissioni totali soprattutto di mercurio e acido solfidrico (per quanto ridotte fortemente dal 2000 ad oggi) il contesto epidemiologico è migliore che sull'Amiata. Non ci vuole molto a capire che l'attività mineraria del passato sta segnando ancora la salute di quelle popolazioni, assieme a fattori propri delle aree montane. Allo stesso tempo sono maggiori i riscontri a livello scientifico rivolti ad escludere l'interazione tra falda acquifera superficiale e bacino geotermico, rispetto a quelli a favore della tesi di Borgia.

E, sinceramente, tutti questi studiosi internazionali che la pensano come lui non si sono visti!

Ma il nostro compito non è attribuire la ragione a Tizio od a Caio, è invece quello di approfondire sempre più le conoscenze per assicurare uno svolgimento sostenibile, dell'attività geotermoelettrica come di qualsiasi altra attività industriale impattante. In questo senso il nostro primo obiettivo è la chiusura di PC2, al fine di migliorare ancora la qualità dell'aria. Il passo successivo sarà quello di avviare un dibattito pubblico per capire come la centrale di Bagnore 4 potrà collocarsi in quella zona e con quali benefici per il territorio e le popolazioni che vi abitano, sempre a condizione che sia assicurata la tutela ambientale.

Parte dei Comuni del Distretto delle Energie Rinnovabili stanno aderendo al Patto dei Sindaci, all'interno del quale sono presenti, come > strutture di supporto accreditate, anche alcune Regioni (Abruzzo e > Piemonte). Potrà essere questo strumento un valido contributo alle rinnovabili anche in Toscana?
<<Tutto ciò che sensibilizza nella lotta ai cambiamenti climatici è importante. Quella del Patto dei Sindaci è una buonissima iniziativa che intendiamo sostenere. Ma, attenzione, non bisogna innamorarci troppo delle formule. I cambiamenti climatici ci sono già. I Comuni devono imparare, come noi, a tenerne conto ed a favorire lo sviluppo delle rinnovabili senza compromettere il proprio territorio. Anche questo comporta un "patto" ma con la natura ed i suoi effetti.>>

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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