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Geotermia: Passato, Presente e sopratutto Futuro

DALLA REDAZIONE
DALLA REDAZIONE
2009-10-19

Abbiamo intervistato il sindaco di Pomarance, Loris Martignoni su alcune tematiche inerenti il passato, il presente e sopratutto il futuro della Geotermia.

Il Comune di Pomarance è quello che maggiormente contribuisce alla produzione elettrica da geotermia in Toscana. Si trova infatti al centro della zona geotermica tradizionale che, con Larderello, ha rappresentato la culla della geotermia in Italia e anche nel mondo (il primo esperimento di produzione geotermoelettrica è avvenuto proprio qui nel 1904). Cosa pensa la nuova amministrazione della geotermia e quali sono le azioni che ritiene utili per un suo ulteriore sviluppo?

La storia del nostro Comune si lega inscindibilmente a quella della geotermia. È vero, qui si trova la vera culla della geotermia e qui si sono gettate le basi per uno sviluppo planetario dell’energia rinnovabile. Se si pensa che dalle centrali di Larderello sono prodotti annualmente oltre 5 miliardi di kWh di energia elettrica, comprendiamo quale grande ricchezza rappresenti la realtà geotermica del nostro Comune. Di fronte a questi dati che di fatto hanno portato la Regione Toscana a superare già da molto gli obiettivi comunitari del 2010, legati all'attuazione del protocollo internazionale di Kyoto, la nuova amministrazione non può che operare verso una politica “aggressiva” di incentivazione e di sviluppo della geotermia poiché siamo convinti che l’energia prodotta dal calore proveniente dal sottosuolo, abbia ancora molti ambiti di applicazione che vanno oltre la produzione di energia elettrica oggi gestita in toto da ENEL Green Power. Il polo tecnico per la geotermia, di cui il Comune si è dotato, esprime dati e valutazioni confortanti circa le potenzialità ancora inesplorate della geotermia. Su questa strada il Comune farà la sua parte consapevole che sviluppo della geotermia può voler dire sviluppo di un intero territorio.

Sono stati recentemente firmati gli accordi attuativi che danno esecuzione al Protocollo d'Intesa sulla Geotermia. Ritiene che questo sia uno strumento idoneo a consentire il controllo da parte dei territori per un uso ambientalmente sostenibile della risorsa geotermica con le altre attività e opportunità di sviluppo

Appare evidente che gli accordi attuativi in esecuzione al Protocollo d’Intesa sulla Geotermia rappresentano un primo risultato importante conseguito al tavolo di trattativa. Da tali accordi provengono ai Comuni geotermici importanti risorse economiche che consentono anche in un momento di crisi generale di poter riversare sul territorio considerevoli investimenti, non si può non sottolineare la necessità di ridare il giusto peso contrattuale a quegli stessi Comuni soprattutto sul fronte occupazionale nonchè dell’assegnazione dei permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione di risorse geotermiche. Sul fronte prettamente ambientale confidiamo che gli interventi previsti dal Protocollo diano i frutti sperati in termini di prevenzione. L’Amministrazione non mancherà di sollecitare controlli e azioni volte al rispetto degli accordi.

Ancora sulla geotermia, ma più genericamente sulle energie rinnovabili. Il Comune di Pomarance fa parte a pieno titolo dell'area individuata dalla Regione Toscana come Distretto delle Energie Rinnovabili. Pensa che ci possano essere spazi per uno sviluppo ulteriore delle altre energie rinnovabili sul territorio?

La nostra Amministrazione ha tra i propri obiettivi quello di rendere il Comune di Pomarance un territorio ecologico al 100%, aiutato in questo dalla produzione energetica proveniente da energia pulita quale è la geotermia. Per raggiungere questo ambizioso risultato è necessario come si suol dire buttare il cuore oltre l’ostacolo e avere il coraggio di non fermarsi a quello che già abbiamo ma ricercare con tenacia ogni soluzione che porti sviluppo e maggiore benessere anche per le generazioni future. D'altronde visti i recenti dati sull’andamento del clima mondiale la scelta delle energie rinnovabili non è più rimandabile. Ciò detto però non si può non rilevare come proprio per la presenza di impianti di ricerca, trasporto e produzione geotermica,il nostro territorio comunale abbia, nel corso degli anni, già dato molto in termini ambientali e paesaggistici e come ulteriori invasive infrastrutture legate alla produzione di energia, rischierebbero di mortificare oltremodo un’area che sta tra l’altro scoprendo una spiccata vocazione turistica. Ciò significa in sostanza che incentiveremo ogni forma di energia rinnovabile, dal fotovoltaico al mini-eolico fino alle biomasse ma sempre in un’ottica di sostenibilità ambientale e con un occhio di riguardo al all’impatto sulle comunità presenti.

L'uso diretto del calore geotermico nei processi industriali e, più genericamente, l'utilizzo delle  energie rinnovabili in contesti aziendali e produttivi per certificare prodotti e produzioni come “verdi” è oggetto di crescente interesse e consente di ottenere risultati sempre più incoraggianti. Quale è la sua opinione al riguardo?

Come ho detto all’inizio di questa intervista siamo convinti che il futuro della geotermia sia costituito dalle applicazioni ulteriori rispetto alla produzione di energia elettrica che pur rappresentando l’elemento economicamente più rilevante è al contempo quello che ha minori possibilità di sviluppo.

Al contrario la vera scommessa si gioca sull’utilizzo diretto di fluidi geotermici a bassa temperatura. Gli studi effettuati in questo settore dimostrano l’esistenza di un’ampia gamma di applicazioni, dagli usi industriali a quelli agricoli. L’obiettivo che ci poniamo in questi cinque anni anche grazie al lavoro del nostro polo tecnico, è pertanto quello di dare concretezza ad alcuni progetti di utilizzo delle basse entalpie in processi produttivi, al fine di dare nuove opportunità allo sviluppo della piccola e media industria ed al recupero dell’occupazione persa di recente con la privatizzazione di Enel .

Cosa vede nel futuro delle aree geotermiche o, perlomeno, quale potrebbe essere il suo augurio per queste aree?

Il futuro delle aree geotermiche dipenderà molto dalla dinamicità imprenditoriale e dalla lungimiranza politica dei loro principali attori. Se tutti insieme, comunità civile, Amministrazione comunale e mondo imprenditoriale saremo in grado di lavorare con autentico spirito di squadra per il bene di tutti potremo raggiungere risultati eccellenti e ridare alle nostre terre un ruolo di primo piano nel panorama regionale e nazionale.


Editoriale
CoSviG e Ugi al tavolo del Ministero dello Sviluppo economico per discutere del sistema incentivi per la produzione geotermoelettrica

Il Ministero dello Sviluppo economico ha convocato ieri a Roma CoSviG e Ugi in risposta alle richieste di incontro per discutere della proposta di decreto sugli incentivi alle rinnovabili elettriche (escluso il fotovoltaico).

La filiera geotermica si è mobilitata in queste settimane per cercare di evitare che una revisione del sistema d’incentivazione del settore potesse mettere a rischio il quadro favorevole che si è delineato, in poco più di due anni, dall’approvazione delle norme di riassetto dell’intero comparto.

Dopo la riunione delle aziende che operano e che hanno fatto richiesta di permessi di ricerca di risorse geotermiche in Toscana, organizzata da CoSviG e da cui era partita una lettera di richiesta di incontro con Regione e Ministero, tutta la filiera si è riunita a Roma mercoledì 31 gennaio su iniziativa dell’Unione Geotermica Italiana (UGI) per discutere come continuare ad agire.

Da quell’incontro è emersa una posizione comune riassunta in una nota di UGI che è stata portata all’incontro cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiamato CoSviG e UGI giovedì 2 febbraio.

“Riteniamo – si legge nella nota - che non possa essere vanificata la grande aspettativa di sviluppo nel settore geotermico che si basa sull’enorme disponibilità di risorse che tutto il mondo ci invidia e sulla valorizzazione di una filiera italiana da sempre all’avanguardia”.

“In poco più di due anni - sono state presentate in Italia, da circa una trentina di imprese italiane e straniere, più di 110 richieste per nuovi permessi di ricerca di risorse geotermiche per la produzione di energia elettrica. Una vera e propria esplosione di richieste che non ha precedenti nella storia italiana dello sfruttamento della geotermia a fini termoelettrici“.

Se queste iniziative avessero tutte esito positivo il conseguente potenziale produttivo “potrebbe andare molto al di là di quanto previsto nel Piano di Azione italiano per le fonti rinnovabili (PAN), già nell’arco di 10 anni“.

Il PAN stabilisce, infatti, che la risorsa geotermica nel settore elettrico debba aumentare la propria capacità di circa 170 MW, dal 2010 al 2020, per arrivare a una produzione annua di circa 1100 GWh. Obiettivi di sviluppo in termini di capacità installati possibili e anche superabili, anche senza le nuove istanze di permesso di ricerca ma, spiega la nota, “il conseguimento del potenziale legato alle nuove iniziative sarà però possibile solo in presenza di un quadro chiaro e definito di regole, sia dal punto di vista dei sistemi di incentivazione che dei regimi autorizzativi“.

Se poi si considera il contributo che potrà venire con i nuovi permessi di ricerca richiesti per cui è ipotizzabile che “potranno essere autorizzati per una superficie presunta prossima a 10.000 km2“, la stima che si legge nella nota è “che i fluidi geotermici reperibili possano essere sufficienti per l’installazione di alcune centinaia di MW di nuova potenza, incrementando ulteriormente le stime del PAN“.

Un potenziale delle risorse davvero eccezionale che ha stimolato un grande interesse del mercato che porta “prudenzialmente a stimare che nel settore geotermoelettrico potrebbero essere attivati investimenti per circa un miliardo di euro nell’arco del prossimo decennio“.

C’è poi da considerare che questo potrebbe produrre anche un grosso sviluppo economico del settore tecnologico, dato che “le richieste per i nuovi Permessi di ricerca fanno riferimento, in molti casi, alla possibilità di produzione geotermoelettrica da risorse di media temperatura, resa oggi economicamente conveniente dallo sviluppo tecnologico per mezzo di tecnologie a ciclo binario, in cui l’industria Italiana è ben presente“.

C’è però un pericolo che incombe.

“Questo scenario virtuoso sia per l’economia che per l’ambiente – spiegano i rappresentanti dell’interesse diffuso nell’ambito della filiera geotermica -rischia di sfumare se non verranno definite e condotte adeguate politiche di promozione della risorsa geotermica che consentano alle istituzioni (centrali, regionali e locali) di affrontare insieme alle imprese, le principali criticità“.

Queste criticità spiegano CoSviG e UGI sono costituite dalla definizione dei regimi d’incentivazione, della valutazione e riduzione del rischio minerario, della semplificazione e gestione delle procedure autorizzative, dell’accettabilità sociale degli impianti.

“La mancanza di strumenti specifici di sostegno alla riduzione del rischio minerario (che sarebbero indispensabili anche in Italia, ed esistenti invece in realtà come la Germania), porta a considerare il livello d’incentivazione atteso anche come strumento per sostenere gli oneri assicurativi legati al rischio minerario“.

La raccomandazione è poi rispetto alle scelte sui regimi d’incentivazione per la produzione geotermoelettrica che “devono tenere conto anche dei benefici per la gestione della rete elettrica legati a un regime di produzione costante e non intermittente, nonché del basso impatto ambientale e territoriale della geotermia rispetto ad altre fonti rinnovabili, soprattutto se si considera la re-immissione nel serbatoio dei fluidi incondensabili”.

Scelte che “qualora non accuratamente ponderate, potrebbero vanificare i lusinghieri risultati già raggiunti dal processo di rilancio del settore, tramite la sua completa liberalizzazione e con le moltissime iniziative degli operatori nel campo della ricerca della risorsa”.

“La riduzione degli incentivi – inoltre- porterebbe una contrazione degli investimenti anche nel rinnovo degli impianti esistenti con conseguenze occupazionali sull'indotto già esistente, con forti negatività sociali, nelle zone geotermiche tradizionali”.

Entrando nel merito del sistema degli incentivi CoSviG e Ugi sostengono che “è totalmente condivisibile l’impostazione della nuova normativa per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, tra i cui criteri generali vi è l’affermazione che: “l’incentivo ha lo scopo di assicurare una equa remunerazione dei costi di investimento ed esercizio” (art. 24 del Dlgs n. 28/2011) “.

Viene però sottolineato che le bozze del decreto ministeriale previsto da quella norma indicano “livelli d’incentivazione della produzione di energia da fonte geotermica molto inferiori rispetto a quelli attualmente assicurati dai Certificati Verdi e dalla Tariffa Omnicomprensiva, ma anche inadeguati rispetto alla necessità di assicurare una equa remunerazione dei costi di investimento ed esercizio alle tecnologie disponibili in questo settore”.

Se negli anni passati, si legge nella nota, “i settori fotovoltaico ed eolico si sono fortemente avvantaggiati e consolidati grazie agli incentivi esistenti, il settore geotermico si avvantaggia ora del mutato quadro di interesse e rinnovo normativo” e “nella fase di rilancio necessita del massimo supporto per lo sviluppo di tutta la filiera, la quale tecnologicamente è già presente ma non sviluppata in Italia”.

Le misure minime d’intervento, necessarie per un regime d’incentivazione adeguato al settore geotermoelettrico, sarebbero quindi le seguenti:

- gli incrementi d’incentivazione per gli impianti con totale re-iniezione del fluido ed emissioni nulle (non riconducibili ad impianti sperimentali ex art. 3 bis del Dlgs n. 22/2010) dovrebbero essere previsti sia per i nuovi impianti che per quelli esistenti;

- per le specificità legate alle tecnologie oggi disponibili, il valore della potenza di soglia previsto per il regime delle aste al ribasso, dovrebbe essere innalzato a 10 MW;

- gli incrementi d’incentivazione per il primo scaglione di capacità installata su nuove concessioni dovrebbero essere riferiti ai primi 20 MW realizzati;

- i valori per “i costi specifici di riferimento per gli interventi di rifacimento parziale e totale”, riportati da tutte le bozze di DM disponibili, presenti nella Tabella I dell’Allegato 2, sono considerati sottostimati;

- il livello minimo d’incentivazione necessario al sostegno del settore non può essere inferiore a quello assicurato dagli strumenti preesistenti, cui dovrebbe essere aggiunto un riconoscimento dovuto agli oneri per il rischio minerario e ai benefici per la gestione della rete elettrica e per l’impatto dell’indotto sull’economia italiana.

- l’opportuna introduzione di una tariffa specifica omnicomprensiva per gli impianti sperimentali fino a 5 MW (riconducibili ad impianti sperimentali ex art. 3 bis del Dlgs n. 22/2010).

Redazione - 2012-02-03

 
By Dr Wolf
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