Document Actions

Edoardo Zanchini, responsabile energia Legambiente: «La priorità è ridurre gli impatti ma la geotermia è una fonte rinnovabile importante per affrancare il nostro paese dalla dipendenza energetica. »

Con Edoardo Zanchini, responsabile nazionale energia di Legambiente, abbiamo parlato a tutto campo della geotermia partendo dalle aspre polemiche che hanno interessato recentemente il territorio dell’Amiata.

GeotermiaNews
Redazione
2011-03-04

Avrà visto che recentemente sono nate polemiche riguardo al tema della salute, con la contestazione dello studio epidemiologico che la Regione ha richiesto all’Ars e che questa agenzia ha svolto assieme al Cnr. Lei che idea si è fatto?

«Non sono certo un esperto in epidemiologia ma noto che sia stato realizzato uno studio importante e utile. Si farebbe però un errore a sottovalutare alcune criticità di questo territorio che bisogna continuare ad approfondire e che nello studio, si sostiene, non siano in relazione con l'attività geotermica. Su questi temi, che vanno al cuore delle preoccupazioni dei cittadini, è bene continuare studi e approfondimenti per avere un confronto trasparente. Inoltre l'esperienza che mi deriva dall'essere quotidianamente in giro per il Paese, mi porta ad avere ben chiaro quali sono davvero le situazioni in cui si può avere un quadro penalizzante per la salute legato all'attività presente sul territorio, senza che nemmeno vi siano controlli di alcun tipo. Va sottolineato che la mole di studi che ha richiesto la Regione Toscana, sia per gli aspetti ambientali che sanitari, sono una vera eccezione nel resto del panorama nazionale e non vi sono motivi per pensare che le università e gli istituti che li hanno realizzati si siano prestati a nascondere qualcosa. Anzi credo che una conoscenza così approfondita di quest’area, sia sulle matrici ambientali che sanitarie, possa essere un ottimo punto di partenza per migliorare un'attività che - ripeto - deve essere migliorata in tutti i suoi aspetti ma che sarebbe sbagliato abbandonare, anche alla luce di quanto sta avvenendo in questo periodo sull'altra sponda del Mediterraneo che ci dimostra quanto sia necessario affrancarsi dalla nostra attuale dipendenza dalle fonti fossili. E l'unica risposta credibile, basta guardare ai Paesi europei più avanti come la Germania, è quella di puntare su un modello energetico diffuso, che integri le più efficienti tecnologie con la produzione da fonti rinnovabili nei territori e negli edifici.» 

Il Piano nazionale redatto dal Ministero dello Sviluppo, che declina le modalità attraverso le quali il nostro paese parteciperà al raggiungimento dell’obiettivo comunitario del 20% di energia da fonti rinnovabili al 2020, che per l’Italia vale il 17% dei consumi lordi, delinea le principali linee d’azione per ottenere questi obiettivi che si articolano attraverso la governance istituzionale e le politiche settoriali.

La prima richiede il coordinamento tra la politica energetica e le altre politiche (industriale, ambientale e quella della ricerca per l’innovazione tecnologica) e la condivisione degli obiettivi con le Regioni, con la definizione di un burden sharing regionale che ancora però non sono stati definiti; riguardo alle politiche settoriali si prevedono interventi calibrati al peso di ciascuna area sul consumo energetico lordo complessivo.

Tra questi rientrano i consumi finali per riscaldamento/raffrescamento, che pur rappresentando una porzione molto rilevante dei consumi finali a livello nazionale, sono coperti in maniera assai minima attraverso l’utilizzo delle fonti rinnovabili, tra cui la geotermia.

È possibile quindi – alla luce di quanto prevede il Piano nazionale e delle caratteristiche del nostro territorio pensare di implementare l’uso della geotermia prioritariamente su questo settore?

«La geotermia ha avuto storicamente nel nostro paese un utilizzo, quasi esclusivo, per la produzione di energia elettrica. Se questa prospettiva aveva senso in passato oggi diventa fondamentale valorizzare anche la componente termica per l’importanza che ha rispetto ai complessivi consumi di energia. Oltretutto ci sono possibilità molto interessanti di sfruttare la cogenerazione, ovvero la possibilità di utilizzare il calore che deriva dalla produzione di elettricità per il riscaldamento o il raffrescamento, in sostituzione di altri sistemi che utilizzano fonti fossili e inquinanti. Questa strada va percorsa con grande decisione, per recuperare sprechi energetici oggi insopportabili, valorizzare il calore attraverso reti di teleriscaldamento o per utenze industriali. Questo per la geotermia “tradizionale”, perché oggi ci sono possibilità importanti di sviluppo nella media e bassa entalpia, che è ancora pochissimo esplorata nel nostro paese, mentre invece potrebbe permettere di valorizzare potenzialità importanti, soprattutto se integrata con impianti a pompe di calore. Oggi sono sempre di più le tecnologie e le possibilità per cui diventa interessante una prospettiva di valorizzare la geotermia in maniera assai più diffusa di quanto è stato fatto sino ad ora, che in pratica si è limitata ad alcuni Comuni della Toscana perché lì erano presenti i maggiori giacimenti»

Dove tra l’altro si stanno registrando insofferenze da parte della popolazione che mettono in dubbio, in alcuni casi, anche il fatto che la geotermia sia da inserire tra le energie rinnovabili.

«La geotermia è una fonte di energia rinnovabile, ma come per tutte le altre fonti rinnovabili questo non la rende automaticamente esente da possibili impatti e rischi. Per questo motivo vanno considerate con attenzione le aree e le possibilità di utilizzo, ma in ogni caso stiamo parlando di impatti sicuramente meno gravi di quelli che può determinare in termini locali e globali l’uso del carbone o di altre fonti fossili, senza considerare scorie e impatti di una centrale nucleare. E’ importantissimo considerare con attenzione tutti i motivi di preoccupazione ambientali e i possibili impatti, per affrontarli, ridurli e individuare mitigazioni e compensazioni necessarie come prescrivono le Direttive europee. E poi occorre investire nelle migliori tecnologie per ridurre emissioni in atmosfera, sia inquinanti che olfattive, e qualsiasi impatto sulla falda idrica dovuto a perforazioni e estrazioni, in modo da rispondere alle preoccupazioni dei cittadini che vivono nelle aree di maggior sfruttamento della geotermia, come sono quelle toscane. E’ rispetto a queste garanzie, che in passato sono state in alcuni casi generiche, e all’informazione che scontiamo i maggiori ritardi e anche i motivi di diffidenza di una parte della popolazione. »

Sta quindi dicendo che Enel avrebbe potuto investire di più per ambientalizzare le sue attività di sfruttamento geotermico?

«In passato come per tante attività industriali nel nostro Paese la produzione e il lavoro sono venuti prima delle preoccupazioni ambientali, e vale anche per un attività ultracentenaria come la geotermia. Ma certamente l’accordo firmato da Enel con la Regione Toscana, siglato poi dai territori presenti nelle aree geotermiche, è un segnale positivo. Così come la recente legge che - nei fatti - apre il settore della geotermia anche ad altri operatori, e che spinge la ricerca e l’adozione di tecnologie a minor impatto sull’ambiente e sulla popolazione»

Ma sarà sufficiente questo a rendere più accettabile la geotermia da parte di chi vive nei territori dove sono agli impianti?

«Questi sono passi imprescindibili per dare un messaggio ai territori dove la geotermia c’è o dove potrebbe esserci: regole chiare e obiettivi fissati dalla Regione, criteri entro cui le imprese debbono lavorare. Poi bisogna creare le condizioni per cui valorizzare le possibilità che questo settore ha di creare occupazione nuova, nella ricerca applicata (anche nella riduzione delle emissioni), nella gestione di questi processi nei territori. Se si legano poi le opportunità dell’alta a quelle della bassa entalpia in termini di sviluppo, ricerca, lavoro si può fare di questo territorio una punta avanzata a livello europeo del nuovo scenario delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Non è una strada semplice ma vale la pena percorrerla, ragionando altresì di come contemperare in un territorio ricco dal punto di vista geotermico le potenzialità di produzione di energia elettrica e termica con quelle turistiche. Che significa obiettivi di tutela ma anche del nuovo indotto che può creare l’uso dei vapori caldi con il turismo termale. Curare di più e meglio questi aspetti, oltre ripeto all’attività prioritaria della riduzione dei possibili impatti, potrebbe a mio avviso creare una maggiore accettazione tra la popolazione»

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
By Dr Wolf
Personal tools