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Cooperazione transnazionale con la Serbia sulla Geotermia e la pianificazione energetica.

Dalla Redazione
La Redazione
2009-11-02

Abbiamo intervistato Loredana Torsello, responsabile del CITT di Monterotondo al riguardo di un progetto internazionale molto importante. 

Il Co.Svi.G., con la collaborazione del CITT e il CEGL, ha avviato un percorso progettuale in collaborazione con la Camera di Commercia di Leskovac. Come nasce questa prima esperienza di cooperazione transnazionale con la Serbia?

Il Co.Svi.G. è stato invitato a partecipare ai lavori di un progetto, precedentemente avviato nel settore agroalimentare, nei territori della Serbia Meridionale, contribuendo con la propria esperienza e proponendo indicazioni sulla valorizzazione energetica delle risorse dell’area interessata. L’opportunità è apparsa da subito interessante e assolutamente nelle corde delle nostre strutture, che hanno interessi e competenze nel campo dello sviluppo delle risorse energetiche rinnovabili con particolare attenzione alla sostenibilità dello sviluppo locale. Per capire meglio di cosa si trattasse e quali fossero i reali interessi e potenzialità di quel territorio, io stessa ho partecipato ad una prima missione di scambio nella città di Leskovac nello scorso giugno. La visita è stata l’occasione per avviare questo percorso di scambio e collaborazione volto a supportare i processi di valorizzazione e sviluppo delle risorse energetiche locali (in particolare, biomassa legnosa e fluidi geotermici, di cui la regione della Serbia Meridionale appare particolarmente ricca).

Qual è stata la sua impressione su quei territori e quali sono apparse le potenzialità sotto il profilo energetico?

Non conoscevo la Serbia, ma la prima impressione è stata quella di un paese provato dalla sua storia recente ma che sta lavorando moltissimo per recuperare il tempo perduto. Le difficoltà sono sicuramente accresciute dalla confusione determinata da una guerra che si è inserita in una fase di profondo cambiamento sociale, economico e istituzionale che ancora appare, a distanza di anni, incompiuto. Dal punto di vista delle potenzialità energetiche, per rimanere nei nostri temi, la situazione è molto interessante, ma ancora confusa. Le prime informazioni raccolte consentono di ipotizzare almeno due tipologie di approvvigionamento energetico per questa regione della Serbia (stiamo parlando dei Distretti di Jablanica e Pcinja): biomassa e geotermia. Da un lato, sono evidenti le enormi risorse di biomassa forestale che caratterizza l’area. Parliamo di legname che viene utilizzato sia per l’esportazione e sia per alimentare la filiera del mobile.

Qual è la situazione per quanto riguarda le potenzialità geotermiche?

I Distretti di Jablanica e Pcinja possiedono nel proprio sottosuolo fluidi a medio-alta temperatura di sicuro interesse. Attualmente sono presenti delle strutture di captazione di queste acque per finalità prevalentemente termali. Dai primi dati, la risorsa geotermica appare del tutto sottoutilizzata. In linea di principio, l’utilizzo a fini energetici, termici e/o elettrici, appare la strategia migliore da affiancare agli sviluppi del termalismo che in Serbia ha tradizioni lontane. Molto controversa appare ancora la dimensione giuridica e politico/istituzionale. La caratterizzazione della risorsa, tuttavia, e le garanzie in merito all’accessibilità della stessa sono fondamentali per avviare qualunque progetto di valorizzazione delle risorse endogene.

Quali potrebbero essere dunque gli sviluppi di questo progetto di cooperazione?

Occorre attivare un canale diretto con le municipalità che detengono i 3 principali giacimenti geotermici noti. La proposta da valutare è quella di un percorso di “consorzi” per la gestione comune dei territori e delle risorse possedute. Forte è l’interesse verso l’esperienza di Co.Svi.G. e del Distretto delle Energie Rinnovabili toscano poiché sono state considerate best practices da analizzare ed eventualmente trasferire. Forte, analogamente, è l’interesse nell’individuare i percorsi che hanno consentito di risolvere i problemi formali, giuridici, amministrativi e istituzionali e che hanno consentito la realizzazione del consorzio di comuni ed enti dei territori geotermici come oggi è il Co.Svi.G.

Esiste dunque un percorso progettuale già avviato: quali sono i passi avviati e quali quelli futuri?

Gli scambi di informazioni e i contatti (culminati con la visita del Presidente della Camera di Commercio di Leskovac, Goran Jovic, a Monterotondo Marittimo lo scorso agosto) hanno consentito di specificare meglio l’interesse reciproco, individuando i successivi passi per avviare un percorso di cooperazione sui temi energetici. Si è avviato un itinerario finalizzato alla sottoscrizione di un Protocollo di intesa fra Co.Svi.G, Icaro s.r.l., la Camera di Commercio di Leskovac e alcune delle municipalità dei Distretti di Jablanica e Pcinja per intraprendere un percorso di sviluppo socio economico comprensivo di una valorizzazione strategica delle risorse energetiche rinnovabili e in particolare di quelle geotermiche che caratterizzano i loro territori, al fine di favorire uno sviluppo sociale ed economico di tipo eco-compatibile e sostenibile.

Insomma, tanto lavoro in programma, dunque tornerà presto a Leskovac?

Si, c’è molto lavoro da fare, ma confrontarsi con altre realtà e culture è sempre stimolante e reciprocamente utile. Adesso dobbiamo avviare una raccolta sistematica delle informazioni che presuppone a breve una nuova visita a Leskovac. Probabilmente sarò laggiù con i miei colleghi fra la fine di ottobre e i primi di novembre.


Editoriale
CoSviG e Ugi al tavolo del Ministero dello Sviluppo economico per discutere del sistema incentivi per la produzione geotermoelettrica

Il Ministero dello Sviluppo economico ha convocato ieri a Roma CoSviG e Ugi in risposta alle richieste di incontro per discutere della proposta di decreto sugli incentivi alle rinnovabili elettriche (escluso il fotovoltaico).

La filiera geotermica si è mobilitata in queste settimane per cercare di evitare che una revisione del sistema d’incentivazione del settore potesse mettere a rischio il quadro favorevole che si è delineato, in poco più di due anni, dall’approvazione delle norme di riassetto dell’intero comparto.

Dopo la riunione delle aziende che operano e che hanno fatto richiesta di permessi di ricerca di risorse geotermiche in Toscana, organizzata da CoSviG e da cui era partita una lettera di richiesta di incontro con Regione e Ministero, tutta la filiera si è riunita a Roma mercoledì 31 gennaio su iniziativa dell’Unione Geotermica Italiana (UGI) per discutere come continuare ad agire.

Da quell’incontro è emersa una posizione comune riassunta in una nota di UGI che è stata portata all’incontro cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha chiamato CoSviG e UGI giovedì 2 febbraio.

“Riteniamo – si legge nella nota - che non possa essere vanificata la grande aspettativa di sviluppo nel settore geotermico che si basa sull’enorme disponibilità di risorse che tutto il mondo ci invidia e sulla valorizzazione di una filiera italiana da sempre all’avanguardia”.

“In poco più di due anni - sono state presentate in Italia, da circa una trentina di imprese italiane e straniere, più di 110 richieste per nuovi permessi di ricerca di risorse geotermiche per la produzione di energia elettrica. Una vera e propria esplosione di richieste che non ha precedenti nella storia italiana dello sfruttamento della geotermia a fini termoelettrici“.

Se queste iniziative avessero tutte esito positivo il conseguente potenziale produttivo “potrebbe andare molto al di là di quanto previsto nel Piano di Azione italiano per le fonti rinnovabili (PAN), già nell’arco di 10 anni“.

Il PAN stabilisce, infatti, che la risorsa geotermica nel settore elettrico debba aumentare la propria capacità di circa 170 MW, dal 2010 al 2020, per arrivare a una produzione annua di circa 1100 GWh. Obiettivi di sviluppo in termini di capacità installati possibili e anche superabili, anche senza le nuove istanze di permesso di ricerca ma, spiega la nota, “il conseguimento del potenziale legato alle nuove iniziative sarà però possibile solo in presenza di un quadro chiaro e definito di regole, sia dal punto di vista dei sistemi di incentivazione che dei regimi autorizzativi“.

Se poi si considera il contributo che potrà venire con i nuovi permessi di ricerca richiesti per cui è ipotizzabile che “potranno essere autorizzati per una superficie presunta prossima a 10.000 km2“, la stima che si legge nella nota è “che i fluidi geotermici reperibili possano essere sufficienti per l’installazione di alcune centinaia di MW di nuova potenza, incrementando ulteriormente le stime del PAN“.

Un potenziale delle risorse davvero eccezionale che ha stimolato un grande interesse del mercato che porta “prudenzialmente a stimare che nel settore geotermoelettrico potrebbero essere attivati investimenti per circa un miliardo di euro nell’arco del prossimo decennio“.

C’è poi da considerare che questo potrebbe produrre anche un grosso sviluppo economico del settore tecnologico, dato che “le richieste per i nuovi Permessi di ricerca fanno riferimento, in molti casi, alla possibilità di produzione geotermoelettrica da risorse di media temperatura, resa oggi economicamente conveniente dallo sviluppo tecnologico per mezzo di tecnologie a ciclo binario, in cui l’industria Italiana è ben presente“.

C’è però un pericolo che incombe.

“Questo scenario virtuoso sia per l’economia che per l’ambiente – spiegano i rappresentanti dell’interesse diffuso nell’ambito della filiera geotermica -rischia di sfumare se non verranno definite e condotte adeguate politiche di promozione della risorsa geotermica che consentano alle istituzioni (centrali, regionali e locali) di affrontare insieme alle imprese, le principali criticità“.

Queste criticità spiegano CoSviG e UGI sono costituite dalla definizione dei regimi d’incentivazione, della valutazione e riduzione del rischio minerario, della semplificazione e gestione delle procedure autorizzative, dell’accettabilità sociale degli impianti.

“La mancanza di strumenti specifici di sostegno alla riduzione del rischio minerario (che sarebbero indispensabili anche in Italia, ed esistenti invece in realtà come la Germania), porta a considerare il livello d’incentivazione atteso anche come strumento per sostenere gli oneri assicurativi legati al rischio minerario“.

La raccomandazione è poi rispetto alle scelte sui regimi d’incentivazione per la produzione geotermoelettrica che “devono tenere conto anche dei benefici per la gestione della rete elettrica legati a un regime di produzione costante e non intermittente, nonché del basso impatto ambientale e territoriale della geotermia rispetto ad altre fonti rinnovabili, soprattutto se si considera la re-immissione nel serbatoio dei fluidi incondensabili”.

Scelte che “qualora non accuratamente ponderate, potrebbero vanificare i lusinghieri risultati già raggiunti dal processo di rilancio del settore, tramite la sua completa liberalizzazione e con le moltissime iniziative degli operatori nel campo della ricerca della risorsa”.

“La riduzione degli incentivi – inoltre- porterebbe una contrazione degli investimenti anche nel rinnovo degli impianti esistenti con conseguenze occupazionali sull'indotto già esistente, con forti negatività sociali, nelle zone geotermiche tradizionali”.

Entrando nel merito del sistema degli incentivi CoSviG e Ugi sostengono che “è totalmente condivisibile l’impostazione della nuova normativa per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, tra i cui criteri generali vi è l’affermazione che: “l’incentivo ha lo scopo di assicurare una equa remunerazione dei costi di investimento ed esercizio” (art. 24 del Dlgs n. 28/2011) “.

Viene però sottolineato che le bozze del decreto ministeriale previsto da quella norma indicano “livelli d’incentivazione della produzione di energia da fonte geotermica molto inferiori rispetto a quelli attualmente assicurati dai Certificati Verdi e dalla Tariffa Omnicomprensiva, ma anche inadeguati rispetto alla necessità di assicurare una equa remunerazione dei costi di investimento ed esercizio alle tecnologie disponibili in questo settore”.

Se negli anni passati, si legge nella nota, “i settori fotovoltaico ed eolico si sono fortemente avvantaggiati e consolidati grazie agli incentivi esistenti, il settore geotermico si avvantaggia ora del mutato quadro di interesse e rinnovo normativo” e “nella fase di rilancio necessita del massimo supporto per lo sviluppo di tutta la filiera, la quale tecnologicamente è già presente ma non sviluppata in Italia”.

Le misure minime d’intervento, necessarie per un regime d’incentivazione adeguato al settore geotermoelettrico, sarebbero quindi le seguenti:

- gli incrementi d’incentivazione per gli impianti con totale re-iniezione del fluido ed emissioni nulle (non riconducibili ad impianti sperimentali ex art. 3 bis del Dlgs n. 22/2010) dovrebbero essere previsti sia per i nuovi impianti che per quelli esistenti;

- per le specificità legate alle tecnologie oggi disponibili, il valore della potenza di soglia previsto per il regime delle aste al ribasso, dovrebbe essere innalzato a 10 MW;

- gli incrementi d’incentivazione per il primo scaglione di capacità installata su nuove concessioni dovrebbero essere riferiti ai primi 20 MW realizzati;

- i valori per “i costi specifici di riferimento per gli interventi di rifacimento parziale e totale”, riportati da tutte le bozze di DM disponibili, presenti nella Tabella I dell’Allegato 2, sono considerati sottostimati;

- il livello minimo d’incentivazione necessario al sostegno del settore non può essere inferiore a quello assicurato dagli strumenti preesistenti, cui dovrebbe essere aggiunto un riconoscimento dovuto agli oneri per il rischio minerario e ai benefici per la gestione della rete elettrica e per l’impatto dell’indotto sull’economia italiana.

- l’opportuna introduzione di una tariffa specifica omnicomprensiva per gli impianti sperimentali fino a 5 MW (riconducibili ad impianti sperimentali ex art. 3 bis del Dlgs n. 22/2010).

Redazione - 2012-02-03

 
By Dr Wolf
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