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Approfondimento dello studio epidemiologico sull’Amiata: ce ne parla Francesco Cipriani

Il Direttore dell’Osservatorio di Epidemiologia dell’Ars della Toscana spiega il progetto dello studio per approfondire i casi critici rilevati tra la popolazione amiatina.

Geotermia News
Redazione
2011-05-27

Il Direttore dell’Osservatorio di Epidemiologia dell’Ars della Toscana spiega il progetto dello studio per approfondire i casi critici rilevati tra la popolazione amiatina.

Gli impegni presi dalla Regione Toscana in occasione della presentazione delle conclusioni dello studio epidemiologico delle popolazioni che vivono nei territori geotermici si stanno concretizzando.

L’assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini ha, infatti, messo a disposizione e trasferito le risorse all’assessorato alla Sanità che coordinerà i prossimi interventi.

Intanto circa 90mila euro sono già stati impegnati per le 3 Asl (Pisa, Siena e Grosseto) per interventi di mitigazione dei problemi sanitari rilevati in eccesso dallo studio così come raccomandato dalle conclusioni di ARS, e saranno impiegati per attività di prevenzione gestite direttamente dalle direzioni sanitarie (potenziamento della diagnosi precoce del tumore del colon-retto e dello stomaco, prevenzione dei danni da alcol e da fumo di sigarette).

Gli altri 60mila euro verranno impiegati per approfondire lo studio, in particolare sul territorio dell’area dell’amiata, riguardo ad alcuni eccessi di patologie respiratorie e di problemi genitourinari .

«Vogliamo capire meglio perché si verificano questi eccessi» ci ha spiegato Francesco Cipriani Coordinatore dell’Osservatorio di Epidemiologia di Ars.

«Quindi- ha continuato- andremo a riguardare le cartelle cliniche dei casi in cui si sono rilevate queste patologie sull’amiata senese e, con l’aiuto dei medici di base, ricostruiremo il quadro sanitario e la storia individuale di questi soggetti».

Questa fase di approfondimento sarà condotta nell’area senese e in quella grossetana, con la regia delle Società della Salute delle rispettive zone, e con la collaborazione dei medici di base, delle Asl, dell’Ars e del CNR.

«Cercheremo se esistono dei minimi comuni denominatori tra le storie dei soggetti affetti da queste patologie- ci ha detto Cipriani- per capire meglio gli eccessi rilevati. Faremo anche una verifica sulle modalità di codifica delle patologie.

Cercheremo poi - e qui sarà fondamentale il ruolo dei medici di base - di ricostruire alcune storie cliniche individuali e le abitudini di vita del passato delle persone affette dalle patologie risultate in eccesso».

Il progetto prevede anche un ulteriore approfondimento con gli archivi sanitari già utilizzati per lo studio epidemiologico sui dati di mortalità e di ricovero ospedaliero.

«Andremo a ricalcolare la frequenza – ci ha spiegato il Coordinatore dell’Osservatorio di Epidemiologia- introducendo l’indice di deprivazione, per vedere se cambia qualcosa rispetto ai precedenti risultati. E’ un indicatore, questo, che aggrega dati di disagio economico e sociale che potrebbero influenzare lo stato di salute delle popolazioni. Cercheremo inoltre di effettuare un’analisi più dettagliata per classe di età, ovvero distinguendo i casi in eccesso rilevati nei giovani e nei più anziani.

In pratica verrà ampliato e completato lo studio, includendo anche quegli aspetti la cui analisi necessita della stretta collaborazione di coloro che operano sul territorio.

Un’ altra area di approfondimento potrebbe riguardare la conoscenza degli stili di vita di campioni di popolazione, per verificare meglio l’ipotesi che era stata ventilata nelle conclusioni dello studio epidemiologico. Cioè che alcuni eccessi di patologie riscontrati potrebbero essere attribuibili a questo fattore.

«Questa ulteriore valutazione - ha detto Cipriani- dovrebbe riguardare le abitudini di vita soprattutto del passato e – se possibile – in territori con e senza attività geotermica. Definiremo a quale livello di approfondimento ci permetteranno di giungere le risorse disponibili».

«La nostra intenzione- ha aggiunto Cipriani- è anche quella di rivalutare, per farne un aggiornamento, alcuni studi svolti in passato dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’ISPO sulla presenza di mercurio e arsenico nell’acqua e negli alimenti e sulla frequenza di alcuni tumori».

Dati interessanti, infine, potranno essere quelli derivanti dallo studio condotto dal ricercatore americano Michael Bates sugli effetti sulla salute per la popolazione esposta a idrogeno solforato, che dopo aver svolto un’indagine in una zona della Nuova Zelanda (Rotorua) in cui erano presenti alte concentrazioni di questa sostanza, ha ampliato lo studio ad un’area con esposizione della popolazione a basse dosi. Una situazione che è quindi interessante anche per l’Amiata, dove i livelli di esposizione sono, infatti, bassi.

«Abbiamo avuto contatti preliminari con Bates e adesso lo vorremmo invitare ad una collaborazione anche per un confronto sui risultati di questo suo studio che possono essere per noi importanti per fare stime migliori sui nostri territori degli eventuali effetti dell’esposizione cronica a basse dosi».

Editoriale
La nuova finanziaria regionale e la programmazione delle FER: il ruolo di CoSviG

DispenserTv, in onda ogni sabato alle ore 13 su TVR Teleitalia-7Gold, canale 77 digitale terrestre, torna il 31 marzo con una puntata dedicata al seminario di CoSviG per i soci del Consorzio, che si è tenuto il 24 febbraio al Teatro de Larderel di Pomarance su: Finanziaria regionale e nuova programmazione delle Fer. GeotermiaNews ha incontrato il direttore di CoSviG, Sergio Chiacchella

Quale è il futuro e quale il ruolo di CoSviG nell’ambito della programmazione regionale?

Come ha ricordato Edo Bernini (coordinatore dell'area Ambiente, Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana. Ndr) nel suo intervento, le condizioni attuali sono incoraggianti e rappresentano uno stimolo per il ruolo che il nostro Consorzio potrà avere nei prossimi anni. 

E quale è questo ruolo?

«Oggi CoSviG rappresenta tutta l’area geotermica toscana e riveste un ruolo che si estrinseca nella promozione di iniziative di sviluppo sostenibile a partire dalla valorizzazione delle risorse endogene dei territori. Questo significa far crescere i territori nell’ottica di uno sviluppo sostenibile; ruolo e che ci ha portato a siglare l’Accordo di programma “Distretto delle Energie Rinnovabili” nel 2006, a finanziare centri di ricerca e sviluppo e ad incentivare la produzione da fonti energetiche rinnovabili, a sostenere iniziative di riqualificazione territoriale. Quindi una scommessa vinta».

Proprio sui centri di ricerca ci sono grosse novità, vero?

Indubbiamente. I due centri originari CITT e CEGL dopo un periodo autonomo in cui hanno maturato esperienze indipendenti ognuno nel proprio settore di competenza, sono confluiti all'interno di un'unica struttura, EnerGea, che sarà, anzi è, uno strumento a servizio della Regione Toscana e dei territori, sopratutto per quanto riguarda la valorizzazione delle energie rinnovabili e delle peculiarità di area. Ma non solo. Abbiamo vinto un bando regionale che ci ha fatto divenire capofila del Polo PIERRE (Polo Innovazione per le Energie Rinnovabili), un progetto che trova la sua conferma nell'attuale politica regionale che noi, in un certo senso, abbiamo anticipato. Da questo punto di vista riteniamo che l'incremento della competitività delle imprese toscane possa e debba passare anche da strutture di questo genere. Ma non siamo evidentemente i soli a credere in questo progetto se siamo riusciti a catalizzare l'attenzione di oltre 210 imprese che hanno richiesto di aderire, tutte le Università toscane e tutti i più qualificati centri di servizio.

L’obiettivo è offrire un contributo per diminuire la fragilità del sistema e incidere positivamente sia sulla crescita di competitività che sull'innovazione.

E poi c'è il Distretto Tecnologico sulle Fonti Energetiche Rinnovabili...

«La Regione Toscana ha completato il percorso sui distretti e ha promosso il distretto tecnologico sulle Fer di cui oggi costituiamo la segreteria operativa e in cui abbiamo utilizzato l’esperienza del polo come startup per il distretto portando in dote già 200 aziende. Il polo è destinato a confluire nel distretto e a stare all’interno di un progetto più ambizioso. Noi continueremo a partecipare ai bandi che ci saranno ma soprattutto crediamo di aver creato una rete tra il mondo della ricerca e dell'innovazione e le imprese».

Ritorniamo adesso alla geotermia. Quali novità ci sono?

«Il Dlg 22/2010 ha liberalizzato il settore e noi ci siamo ritagliati un ruolo per rendere quanto più compatibile sul territorio la geotermia attraverso una forte spinta verso la massima ambientalizzazione dell'attività esistente e per la creazione di una 'filiera geotermica toscana».

La valorizzazione delle medie e basse entalpie è la parte che ci ha visto più impegnati: nel panorama dei permessi di ricerca operiamo nelle tre province di riferimento (Grosseto, Pisa, Siena) con due istanze di ricerca per impianti pilota a Montecatini Val di Cecina e Radicondoli e una piccola utilizzazione di interesse locale (basata sul ciclo binario) a Monterotondo Marittimo».

«Questi progetti possono essere elemento di crescita e valorizzazione del territorio e possono essere elemento replicabile di un settore della geotermia poco sfruttato e che impiega acqua a 100-120 gradi».

Quindi geotermia “pulita”, ad impatto zero?

«Non esistono pasti gratis: anche il ciclo binario non è a impatto zero, ha emissioni nulle se ben condotto ma consuma territorio, quindi, impatto visivo e anche rumore. Lo stesso progetto Milia a Monterotondo marittimo, una centrale che ha una potenza di 640 KWe, usa refrigeranti ad aria che occupano più territorio e creano alcune problematiche relative alla rumorosità. Problemi che possono essere mitigati ma che hanno bisogno di gestione –e non di essere subiti- da parte delle amministrazioni locali».

Per quanto riguarda l'immediato futuro?

Stiamo lavorando in questo periodo ai progetti di sviluppo sul territorio che verranno finanziati anche grazie al Fondo Geotermico e per cui l'accordo territoriale sottoscritto nel 2008 rappresenta il punto di riferimento.

«All’interno dell’accordo i compiti di CoSviG sono ben delineati: aggiornamento del piano triennale e il relativo monitoraggio, oltre alla gestione tecnico-operativa dei progetti».

«Il primo triennio con i fondi 2008-2010 ha funzionato: oggi occorre risolvere alcune questioni operative per il trienno 2011-2013. Il tavolo istituzionale ha dato mandato a CoSviG di perfezionare un documento nel quale proponiamo che CoSviG abbia l’incarico di gestire il piano triennale mantenendo la filosofia e la sostanza dell’accordo con verifica annuale prevedendo l’interruzione del mandato qualora si verifichino criticità di gestione».

Redazione - 2012-03-30

 
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